La dignità della donna nell’islam

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La dignità della donna nell'islam

Introduzione

Lode ad Allah Altissimo ed Eccelso e pace e misericordia sul nostro profeta Muhammad, sui suoi parenti e tutti i suoi compagni.

Allah Altissimo dice nel (Corano 49:13) "O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda. Presso Allah, il più nobile di voi è colui che più Lo teme .In verità Allah è sapiente, ben informato."

É totalmente errato pensare che l'Islam non onora la donna, nè la rispetta, mentre Allah Altissimo dice nel sacro (Corano: 4: 19) "O voi che credete, non vi è lecito ereditare delle mogli contro la loro volontà. Non trattatele con durezza nell'intento di riprendervi parte di quello che avevate donato, a meno che abbiano commesso una palese infamità. Comportatevi verso di loro convenientemente. Se provate avversione nei loro confronti, può darsi che abbiate avversione per qualcosa in cui Allah ha riposto un grande bene."

Allah dice ancora: (30: 21): "Fa parte dei Suoi segni l'aver creato da voi, per voi, delle spose, affinché riposiate presso di loro, e ha stabilito tra voi amore e tenerezza. Ecco davvero dei segni per coloro che riflettono."

Voci sempre più numerose si levano oggi per richiedere dei cambiamenti nello statuto della donna perchè possa godere dei suoi diritti, acceda alla libertà e sia infine uguale in tutto all'uomo. Può darsi che dette rivendicazioni siano giustificate in alcune società che non dimostrano equità e giustizia nei confronti delle donne e negano i loro diritti, ma quando si viene ad accusare la società musulmana di una simile ingiustizia mentre è stata la prima a riconoscere alla donna i suoi diritti e le ha dato la sua libertà prima anche che la richiedesse, si può legittimamente provare fastidio.

Le esigenze di coloro che pretendono difendere la causa femminile si aggirano attorno a tre argomenti:

- La lotta per l'emancipazione femminile;

- L'uguaglianza tra i sessi ;

- Il riconoscimento dei diritti della donna.

La lotta per l'emancipazione femminile

Il termine "emancipazione" suppone l'esistenza di un giogo e la necessità di rimuoverlo.Tale termine viene usato in modo frequentissimo perchè insinua che la donna è una schiava che va affrancata. Ora, la libertà assoluta è meta irraggiungibile perchè l'uomo è naturalmente limitato nei suoi mezzi e nelle sue capacità. Gli uomini, che vivano in società avanzate o in società primitive, si conformano ai sistemi e alle leggi che reggono la loro esistenza e gestiscono la faccende della loro vita quotidiana: ciò vuol dire che non sono liberi? La libertà implica necessariamente dei limiti che, se varcati, ci si ritrova in piena anarchia e in piena bestialità che non riconoscono nè ordine nè leggi. Il Professor Henry Markow[1] dice: "L'emancipazione della donna è una tra le tante furberie del nuovo ordine mondiale, una furberia crudele che ha ingannato le donne americane e ha distrutto la civiltà occidentale." [2]

L'islam è la primissima religione che ha procurato alla donna la libertà di effettuare direttamente le sue transazioni con il resto della società, mentre prima doveva ricorrere ad un tutore o un curatore. L'islam ha privato la donna di un'unica libertà: quella di darsi alla perversione, alla volgarità e al peccato; l'uomo ne era stato privato allo stesso titolo.

La liberta' in islam è espressa da questa parabola del profeta che dice :"Quelli che osservano le prescrizioni di Allah e quelli che non le osservano sono paragonabili a coloro che si dividono una nave, la sorte avendo deciso per alcuni la parte bassa della nave e per gli altri la parte superiore. Se coloro che sono sotto decidessero per dissetarsi di forare un buco per non disturbare quelli di sopra e se quelli di sopra li lasciassero fare, tutti quanti perirebbero; se invece quelli di sopra glielo impedissero, tutti quanti si salverebbero." (Bukhari n° 2361)

Questo è il senso della libertà nell'islam: gli atti individuali vanno regolati dalla legge che preserva l'uomo contro il torto che si fa a se stesso o che provoca alla società.

Gli apostoli dell'emancipazione femminile farebbero meglio a domandarsi: quale è il sistema di vita che convenga meglio alla donna per il suo benessere quanto per il suo onore, e che costituisca la protezione migliore della società?

L'uguaglianza sessuale

Rivendicare l'uguaglianzaa tra l'uomo e la donna è una assurdità perchè equivale a non tener conto delle specificità dei due sessi sul piano fisico, mentale ed anche psichico. Se in seno ad un gruppo omogeneo l'uguaglianza è già problematica per le particolarità che caratterizzano ogni individuo, che dire quando le differenze portano sul loro genere stesso? Allah Altissimo dice nel (Corano 51:49): " Di ogni cosa creammo una coppia, affinché possiate riflettere."

"Quando Allah ha creato i due generi, ha conferito ad ognuno una natura diversa, ma complementare. Quando constatiamo che una specie si è divisa in due generi, dobbiamo subito dire che detta divisione si spiega con la necessità di assumere due funzioni distinte, perchè se la funzione fosse unica, la specie sarebbe rimasta una, senza dividersi. La sua divisione in due generi distinti è la prova che ogni genere ha una sua particolarità, ma la specie li riunisce. Ad esempio, la notte e il giorno sono due generi di una stessa specie, che è il tempo. Tale divisione implica che la notte abbia una funzione determinata, quella di procurare riposo, e il giorno ha la funzione di essere il quadro dello sforzo e del lavoro. Così l'uomo e la donna sono due generi della stessa specie, la specie umana. Quindi, alcune cose sono richieste dai due in quanto umani, poi vi sono altre cose richieste dall'uomo ed altre esclusivamente dalla donna in modo da poter dire: sono due generi di una stessa specie che hanno funzioni comuni come specie, ed altre funzioni diverse, in quanto due generi diversi." [3]

É quindi chiaro che è impossibile che tra i due generi ci sia una uguaglianza in tutto e che è inutile andare a ricercarla perchè equivale a voler cambiare la natura e nel contempo un tentativo di umiliare ed avvilire la donna, cercando ad ogni costo di tirarla fuori dalla natura che Allah le ha impresso, creandola; le conseguenze sociali di detta forzatura sono dannose e pericolose.

Il riconoscimento dei diritti della donna

Non vi è legge o sistema, in passato o al presente che abbia tutelato i diritti della donna e l'abbia rialzata più dell'islam. Infatti con l'avvento dell'islam con il profeta Muhammad - pace e benedizione di Allah su di lui - si è prodotto un avvenimento straordinario che prima ha trasformato i cuori dei musulmani, poi tramite i musulmani, quelli di tutti gli esseri umani. Con una rapidità fulminea, questo messaggio divino dalla dimensione universale, chiaro e convincente si è imposto agli uomini perchè era conforme alla loro natura, non aveva ambiguità, nè implicava confusione. Prendiamo a titolo di esempio l'innovazione che l'islam portò riguardo alla situazione della donna e ai suoi diritti, dato che è l'argomento che ci interessa in questo scritto.

Gustavo Lebon, autore del libro: "La civiltà degli Arabi" dice[4]: "Il merito dell'islam non si limita all'avere rialzato il valore della donna, ma consiste soprattutto nel fatto che è la prima religione ad averlo fatto; ed è facile dimostrarlo e darne prova, visto che le altre religioni e nazioni che hanno preceduto l'islam maltrattavano tutte e sistematicamente la donna."

Nello stesso libro citato, a p. 496, scrive ancora: "I diritti coniugali enunciati dal Corano e dagli esegeti musulmani, sono di gran lunga migliori dei diritti coniugali europei."

Se è necessario quindi rivendicare il riconoscimento e la garanzia dei diritti della donna, bisogna farlo nelle società in cui le donne ne sono private o nelle quali la donna è stata spinta all'avvilimento, alla depravazione divenendo un semplice oggetto di divertimento e di piacere. Quanto all'islam, tutti devono ammettere che salvaguarda tutti i diritti, particolari e generali della donna e li garantisce.

I diritti generali della donna nell'islam

1- Nelle leggi islamiche, la donna ha la stessa responsabilità dell'uomo ed è – quando le condizioni di responsabilità sono tutte riunite: appartenenza all'islam, maturità, ragione - costretta agli stessi obblighi dell'uomo: preghiera, zakat, pellegrinaggio. L 'unica differenza sta nel fatto che essa gode di alcuni alleggerimenti: viene dispensata ad esempio dalla preghiera, dal digiuno in periodo di mestrui e può compensare i giorni di digiuno perduti quando è ripurificata. Provvedimenti come si vede, che tengono conto del suo stato speciale.

2- La donna è simile all'uomo riguardo alla ricompensa ed il castigo in questa vita e nell'aldilà. Allah Altissimo dice infatti nel (Corano 16:97) "Daremo una vita eccellente a chiunque, maschio o femmina, sia credente e compia il bene. Compenseremo quelli che sono stati costanti in ragione delle loro azioni migliori."

3- La donna è uguale all'uomo riguardo alla natura umana: non è fonte di peccato (originale) nè causa dell'espulsione di Adamo e di Eva dal paradiso, come gli eruditi delle precedenti religioni pretendono. Allah Altissimo dice nel (Corano 4:1) "Uomini, temete il vostro Signore che vi ha creati da un solo essere, e da esso ha creato la sposa sua, e da loro ha tratto molti uomini e donne. E temete Allah, in nome del Quale rivolgete l'un l'altro le vostre richieste e rispettate i legami di sangue. Invero, Allah veglia su di voi."

Allah ha indicato così che ha creato i due sessi da una sola e stessa origine: non vi è differenza circa la loro creazione e non vi è differenza tra le loro capacità rispettive; sono uguali. L'islam abroga così tutti i sistemi anteriori che attribuivano ingiustamente alla donna una natura inferiore a quella dell'uomo, il che la privava di gran parte dei suoi diritti come essere umano. Il profeta disse d'altronde: "Le donne sono solo le sorelle dell'uomo." (Abu Daud n° 236)

4- Come l'uomo, la donna ha diritto al rispetto, e la sua dignità va preservata; ogni individuo che la calunnia commette un peccato che Allah non mancherà di castigare: Allah dice al riguardo (Corano 24:4): "E coloro che accusano le donne oneste senza portare quattro testimoni, siano fustigati con ottanta colpi di frusta e non sia mai più accettata la loro testimonianza. Essi sono i corruttori."

5- La donna come l'uomo ha diritto all'eredità. Allah Altissimo dice al riguardo: (Corano 4:7) "Agli uomini spetta una parte di quello che hanno lasciato genitori e parenti; anche alle donne spetta una parte di quello che hanno lasciato genitori e parenti stretti: piccola o grande che sia, una parte determinata."

L'islam le garantisce il diritto all'eredità mentre ne era privata nel periodo preislamico (giahilya) e peggio ancora, periodo in cui era considerata un bene che si ereditava; Allah dice nel Corano a questo riguardo (4:19) "O voi che credete, non vi è lecito ereditare delle mogli contro la loro volontà. Non trattatele con durezza[5] nell'intento di riprendervi parte di quello che avevate donato."

Umar Ibn Al Khattab disse: "Per Allah, nella giahiliya non davamo gran conto alle donne, finchè Allah non rivelò riguardo a loro quello che rivelò e non precisò i loro diritti.."(Muslim n° 1479)

6- Come l'uomo, la donna viene finalmente riconosciuta nel senso giuridico, e le viene garantita la libertà di effettuare attività e transazioni commerciali senza bisogno di tutela e senza restrizioni, tranne quelle che contraddicono alla sciaria. Allah Altissimo dice al riguardo (2: 267) : "O voi che credete, elargite le cose migliori che vi siete guadagnati." Dice ancora: (33:35): "quelli che fanno l'elemosina e quelle che fanno l'elemosina, i digiunatori e le digiunatrici, i casti e le caste, quelli che spesso ricordano Allah e quelle che spesso ricordano Allah, sono coloro per i quali Allah ha disposto perdono ed enorme ricompensa."

7- L'islam considera che onorare la donna sia segno di personalità sana e virtuosa. Il Profeta disse al riguardo: "Il credente più compiuto è quello che osserva il comportamento migliore; ed i migliori tra di voi sono coloro che meglio si comportano con le loro donne." (Ibn Habban n° 4176)

8- La donna deve assumere le stesse responsabilità dell'uomo riguardo alla ricerca dell'istruzione e dell'educazione: il profeta disse: "Il sapere è un obbligo per ogni musulmano." (Ibn Magia n° 5147); "musulmano" comporta ovviamente tanto l'uomo quanto la donna.

9- L'islam considera l'educazione ed il mantenimento delle ragazze come una delle chiavi di entrata del paradiso. Il profeta disse infatti: "Chi mantiene tre figlie, se ne prende cura, le educa, le marita trattandole convenientemente, sarà ricompensato col paradiso." (Abu Daud n° 5147)

10- la donna deve assumere accanto all'uomo il compito di riformare la società raccomandando il bene e vietando il male. Allah Altissimo dice nel (Corano 9:71): "I credenti e le credenti sono alleati gli uni degli altri. Ordinano le buone consuetudini e proibiscono ciò che è riprovevole, eseguono l'orazione pagano la decima e obbediscono ad Allah e al Suo Messaggero. Ecco coloro che godranno della misericordia di Allah. Allah è eccelso, saggio."

11- La donna musulmana, ugualmente all'uomo, ha facoltà di dare asilo; Allah Altissimo dice nel (Corano 9:6) : " E se qualche associatore ti chiede asilo, concediglielo affinché possa ascoltare la Parola di Allah, e poi rimandalo in sicurezza."

Il profeta disse: "I musulmani sono solidali in materia di asilo e di protezione; il più umile di loro può garantirla e colui che non osserva l'impegno di un musulmano avrà contro di lui nel contempo, la maledizione di Allah, quella degli angeli e quella degli uomini; inoltre non gli si accetterà pentimento nè espiazione." (Bukhari n° 3008)

Ciò costituisce un diritto stabilito per gli uomini come per le donne. A confermarlo, il seguente hadith riferito da Ummu Hani Bint Abi Talib che disse: "Andai a casa del Messaggero di Allah l'anno della conquista della Mecca; lo trovai che stava prendendo un bagno mentre sua figlia Fatima lo riparava. Lo salutai e lui disse: " Ma chi sei?" Risposi: "Io sono Umm Hani, figlia di Abu Talib. Disse allora: "Benvenuta Umm Hani." Quando finì il bagno fece una preghiera di otto genuflessioni avviluppato in una coperta. Finita la preghiera, gli dissi: "Messaggero di Allah, mio fratello pretende uccidere un uomo che ho messo sotto la mia protezione, il tale, Ibn Hubeira." Il Messaggero di Allah disse:"Proteggeremo chi hai messo sotto protezione,Umm Hani."Ciò accadeva una mattina." (Bukhari n° 350)

Alfine di mettere in rilievo l'importanza della donna, l'islam le ha permesso di proteggere a nome dei musulmani chi chiedeva asilo e protezione. Il profeta disse: "É ovvio che la donna si impegni a dare protezione a nome dei musulmani..." (Tirmidhi n° 1579)

Intanto ci sono dei settori o prerogative che sono esclusive agli uomini, ed avremo l'opportunità di trattarne quando parleremo dei diffusissimi pregiudizi circa la donna musulmana. Ma prima, esaminiamo insieme quali erano le condizioni della donna prima dell'islam e quale evoluzione tali condizioni hanno avuto con l'avvento della religione musulmana.

Lo statuto della donna nel corso della storia

La donna nella società araba preislamica

Nella società araba preislamica, la donna era disprezzata e vittima costante dell'oppressione; i suoi diritti erano calpestati ed i suoi beni negati. Era considerata un oggetto e non ereditava, dato che l'eredità spettava ai cavalieri, coloro che combattevano e tornavano col bottino. Peggio ancora: la si ereditava alla morte del marito, come si ereditava un semplice bene. Se il marito aveva avuto figli da un'altra donna, è il figlio maggiore che aveva diritto alla maggior parte dell'eredità, compresa lei: quindi non poteva uscire di casa che in compenso di un riscatto. L'uomo poteva sposare tante donne quante voleva, ma la donna non aveva nessuna libertà per scegliere il marito, nè aveva diritti presso il marito. Il marito aveva poteri quasi illimitati sulla donna.

In quel periodo, gli arabi non vedevano di buon occhio la nascita di una femmina; anzi lo consideravano un malanno. Se gli si annunciava una femminuccia, il padre era preso da una grande tristezza come se una catastrofe gli fosse venuta addosso. Detestavano le femminucce al punto che le seppellivano vive. Era questa una pratica corrente in alcune tribù arabe e le motivazioni di tale atrocità variavano dal timore del disonore, alla paura di una malformazione fisica. Allah descrive lo stato degli autori di questi crimini dicendo nel (Corano 16:58-59): "Quando si annuncia ad uno di loro la nascita di una figlia, il suo volto si adombra e soffoca [in sé la sua ira]. Sfugge alla gente, per via della disgrazia che gli è stata annunciata: deve tenerla nostante la vergogna o seppellirla nella polvere? Quant'è orribile il loro modo di giudicare." Altri, poverissimi ricorrevano a seppellire vive le loro creature per timore di non porterle nutrire. Allah perciò ammonì nel Corano dicendo (6:139): "Non uccidete i vostri figli per timore della miseria: siamo Noi a provvederli di cibo, come [provvediamo] a voi stessi. Ucciderli è veramente un peccato gravissimo."

La donna non godeva nemmeno dei suoi diritti naturali dato che perfino certi alimenti erano vietati alle donne, e riservati esclusivamente agli uomini. Allah Altissimo ce ne fa riferimento nel (Corano 6: 139) "E dicono: «Quello che è contenuto nei ventri di queste bestie è per i nostri maschi ed è vietato alle nostre donne »."

L'unico motivo di fierezza per la donna era la protezione che l'uomo poteva garantirle, l'esercizio della vendetta nel caso in cui fosse disonorato, e la salvaguardia della sua nobiltà.

La donna nell'antica società indiana

Ecco quello che ci viene riferito circa la donna nel Veda, uno dei libri santi di riferimento del brahmanismo.[6] La legge bramanica fa una discriminazione tra l'uomo e la donna riguardo al valore umano e circa gli altri diritti: la donna non ha personalità civile ed è assoggettata all'uomo nelle diverse tappe della sua vita. Durante l'infanzia è tenuta sotto tutela dal padre; nell'adolescenza, è assoggettata al marito e alla morte del marito, detta tutela viene trasferita ai suoi zii paterni e se non li ha, alle autorità. Non gode di nessuna libertà in tutto l'arco della sua vita.

Lo statuto della donna nella società indiana antica era simile a quello dello schiavo: era subordinata al marito, non disponeva di alcuna volontà propria, anzi si poteva giocarla a scommessa e perderla in un gioco d'azzardo.

Non si rimaritava dopo la morte del marito, perchè non aveva il diritto di sopravvivergli: bisognava anche per lei morire incenerita nello stesso suo rogo. Si leggeva nei loro libri religiosi: "É bene per la donna buttarsi sulla legna apprestata per l'incenerimento della spoglia del marito. Quando la spoglia viene deposta, la vedova doveva farsi avanti velata, il prete brahmano le toglieva il velo, lei si toglieva i gioielli e gli ornamenti e li distribuiva ai suoi vicini; poi si scioglieva le trecce. Il prete faceva tre volte il giro tenendola dalla mano destra, poi gli incanti venivano pronunciati sul mucchio di legna. Doveva sollevare il piede del marito a livello della sua fronte in segno di sottomissione, poi doveva tornare a sedere vicino al capo del marito, ponendovi la mano destra. Infine si accendeva il fuoco e la si bruciava con il corpo del marito. Si pretendeva che ciò le avrebbe assicurato la felicità nell'aldilà e che sarebbe rimasta in compagnia del marito in cielo per trentacinque milioni di anni... Con questo incenerimento la donna purificava da tutti i peccati la sua famiglia materna, la sua famiglia paterna come la famiglia di suo marito e lo stesso marito. Così veniva considerata una delle donne più pure, più nobili.

Tale pratica era così diffusa che per il solo decennio tra il 1815-1825, si contavano ben 6000 casi. Tale pratica era vigente fino alla fine del XIX ° secolo, data in cui fu abolita contro la volontà dei preti indu.

Altra prova della disastrosa situazione in cui si trovava la donna in quell'epoca, questo passo tratto da libri sacri indu:[7] "La sorte, il vento, la morte, l'inferno, il veleno, i serpenti ed il fuoco non sono mali peggiori della donna."

Accadeva che la donna avesse più mariti; il suo statuto non differiva allora molto da quello della prostituta.

La donna nell'antica società cinese

Nell'antica società cinese, la donna dipendeva dall'uomo e trascorreva tutta la vita ad obbedirgli. Era una eterna minorenne, giuridicamente incapace e a cui l'uomo faceva sempre da tutore. Non aveva diritto nè all'istruzione nè all'educazione, doveva solo stare rinchiusa a casa e darsi ai lavori domestici. Doveva tagliarsi i capelli fin dall'età di 15 anni e sposarsi all'età di 20 anni; era il padre che si dava da fare per trovarle un marito con l'aiuto di un intermedio.

La nascita di una femminuccia era un malagurio. W. Durant scrive nel suo libro "Storia della civiltà" [8]: "I padri imploravano i dei nelle loro preghiere di avere dei maschietti,.. Non avere dei maschi era una fonte di vergogna e di maledizione per le madri perchè erano più adatti delle femmine a lavorare nei campi e più bravi nei campi di battaglia. Le ragazze erano considerate un peso per i padri perchè le educavano con pazienza per poi mandarle a casa dei loro mariti: si poteva giungere al punto di uccidere le figlie. Quando una famiglia aveva figlie più del necessario e le era difficile prendersi cura di esse, ricorreva ad abbandonarle nei campi perchè finissero divorate dalle bestie feroci o dal freddo, senza per questo provare il minimo rimorso. Un vecchio detto cinese dice: " Ascolta la moglie ma non credere mai a quello che dice" [9]

La donna della Roma antica

L' autore del libro già citato, "Storia della civiltà" [10] scrive: "La nascita di una figlia non era generalmente desiderata. Abitualmente, quando la moglie partoriva di una femminuccia o di un neonato che presentava una malformazione, il padre era autorizzato ad esporlo alla morte."

La donna nella società romana era interamente sottomessa al marito che esercitava diritti immensi su tutti i membri della famiglia, compreso il diritto di metterla a morte in base ad alcune accuse o calunnie. Aveva anche pieni poteri sulle spose dei figli e ne disponeva come voleva: venderle, esiliarle o metterle a morte.

Il ruolo della donna consisteva nelll'ascoltare e nell'obbedire: Non godeva di alcun diritto e non aveva diritto a nessuna eredità, perchè i beni spettavano sempre al figlio primogenito. Il Romano aveva facoltà di integrare uno straniero nella propria famiglia o di escluderlo, vendendolo.[11]

La donna nell'antica Grecia

La sorte della donna greca non era migliore di quella delle altre società finqui evocate. Aveva cosi poca dignità che si poteva prestare e prendere in prestito; si prendeva in prestito la moglie feconda da un marito perchè partorisse di maschi per un altro uomo, per il bene della nazione.

Era priva di istruzione e così avvilita che si diceva di lei che era "un'abominazione, opera del Diavolo"[12]. Nessuna legge la proteggeva. Era priva di diritto all'eredità, priva di libertà e sottomessa in tutto al marito. Il divorzio spettava solo al marito.

Quando una donna partoriva di un neonato laido, il marito si sbarazzava della moglie. La donna insomma era un essere vile al grado più basso della società.

Un celebre oratore greco, Demostene illustrò lo statuto della donna in questi termini: "Noi abbiamo delle prostitute per il nostro piacere, delle amanti per i nostri bisogni fisici quotidiani e delle spose per avere dei figli legittimi." [13]

La donna nell'antica società ebrea.

Presso gli ebrei, la donna è fonte di peccato, come lo dimostra l'Antico Testamento.[14] Lo statuto della donna nella società ebraica non è invidiabile perchè le leggi le erano molto severe, come si può costatare nel libro dell' Ecclesiaste 7: 25-26: "Mi sono applicato nel mio cuore a conoscere, a ricercare la saggezza e la ragione delle cose, a conoscere la pazzia della malvagità e la stupidità della stoltezza. Ho trovato più amara della morte la donna, il cui cuore è una rete e le cui mani sono dei lacci; quello che a Dio è gradevole le sfugge, ma il peccatore rimane preso da essa, un suo prigioniero."

Il padre ha un potere assoluto sulla propria famiglia e particolarmente sulle figlie che egli marita come desidera, ne fa dono o anche vende: Esodo: 21:7-10. L'autore del libro "Storia della civiltà"[15] scrive: "Il padre aveva un potere senza limiti sui membri della sua famiglia; la terra gli apparteneva ed i figli potevano rimanere in vita solo se erano obbedienti. Lo stato era lui; aveva la possibilità se era povero, di vendere la figlia prima che diventasse matura perchè così diventasse schiava; come aveva la possibilità di maritarla a chiunque egli volesse, anche se a volte limitava un tantino i suoi diritti e le chiedeva di accettare quel partito.

Quando la donna ebrea si sposava, ne veniva trasferita la tutela al marito e diventava così una parte del suo patrimonio come la casa, lo schiavo o il denaro. È quello che traspare dai comandamenti della Tora in Esodo: 20: 17.

Inoltre, la legge ebraica privava la donna dall'eredità del padre se egli ha dei figli maschi: vedi Numeri: 27: 8 : "Quando un uomo muore senza lasciare un figlio, farete passare la sua eredità alla figlia."

Quando una donna perdeva il marito, passava direttamente tra le mani del fratello del defunto che lei lo volesse o no, a meno che il nuovo marito non la sconfessasse, come lo menziona il Vecchio Testamento 47: "Quando due fratelli dimorano insieme e uno dei due muore senza lasciare figli, la moglie del defunto non deve rimaritarsi al di fuori con un estraneo; il suo fratellastro le andrà incontro, ne farà sua moglie e la sposerà."

Inoltre, gli ebrei solevano non avvicinare la donna quando è in periodo di mestrui: non mangiavano, nè bevevano in sua compagnia, il marito se ne allontanava finchè non fosse purificata. Le loro regole al riguardo sono molto chiare ed esplicite:[16] "La donna è impura dal giorno in cui comincia a sentire che i mestrui sono da venire, anche se non ci sono segnali manifesti e il marito deve guardarsi dal toccarla nemmeno col dito mignolo; non è autorizzato a comunicare con lei o a darle qualunque cosa: non può mangiare in sua compagnia, nè dividere con lei il letto, nè stare con lei nello stesso veicolo o nella stessa barca. Se lavorano insieme non devono toccarsi, se si ammala, il marito non è autorizzato a prendersi cura di lei ... Al parto, se le nasce un bimbo è impura per solo 7 giorni, se partorisce una femminuccia, è impura per 14 giorni; non deve lavarsi per 40 giorni dopo il parto di un bimbo e se partorisce di una femmina, non si lava per 80 giorni."

La donna nel cristianesimo antico

I Padri della Chiesa hanno superato ogni limite quando hanno considerato che la donna fosse l'origine del peccato, la fonte di ogni trasgressione e di tutti i malanni capitati all'umanità intera. Ai loro occhi, il rapporto tra l'uomo e la donna era impuro e andava evitato anche se fosse nell'ambito del matrimonio. Tertulliano diceva: "É la via d'accesso al Diavolo nell'anima umana; fu lei che spinse l'uomo verso l'albero maledetto, fu lei che contrastò le leggi di Dio ed alterò la Sua immagine, cioè l'uomo."

Lo scrittore danese Wieth Knudesen ha potuto fare dello statuto della donna nel medioevo, la descrizione che segue [17]: "Ci si curava pochissimo di lei a causa della concezione cattolica che considerava la donna una creatura di secondo ordine."

L'apostolo Paolo disse:[18] "L'uomo è il capo della donna, proprio come Dio è il capo di Cristo (su di lui la pace). La donna non è la gloria di Dio come lo è un uomo; la donna è stata proprio creata per l'uomo."

Gli insegnamenti cristiani ingiungevano alla donna di sottomettersi e di obbedire in modo assoluto al marito. Paolo disse[19]: "Donne, siate sottomesse ai vostri mariti, come al Signore; perchè il marito è il capo della donna, come Cristo è il capo della Chiesa."

Bernard Shaw, uomo di lettere inglese scrisse: "In virtù della legge inglese, appena sposata, tutti i beni della donna diventano proprietà del marito."

Inoltre, la legge e la religione stipulano l'eternità e la perpetuità del matrimonio: il divorzio era cosa impossibile qualunque fossero l'inimicizia e la gravità dei problemi tra marito e moglie. Si doveva piuttosto ricorrere alla separazione dei corpi, con tutte le conseguenze dannose che questa pratica comportava: il marito libero di andare in cerca di amanti e la donna cercando da parte sua altrettanti ammiratori.

Nel caso di decesso di uno dei coniugi, il sopravissuto non aveva il diritto di rimaritarsi o risposarsi. Questa deplorevole situazione ebbe come risultato di suscitare reazioni violente e nefaste che caratterizzano fino ad oggi la società occidentale moderna. I pensatori e gli intellettuali fanno richiesta dei diritti e delle libertà assolute per ogni individuo, maschio fosse o femmina, senza nessuna limitazione : il che ha immerso la società nella generale e sfrenata depravazione.

I diritti della donna nell'islam

Dopo questo rapido esame della situazione della donna nelle diverse società umane prima dell'islam, esaminiamo ora lo statuto ed i diritti che la religione islamica le procura. L'islam considera la donna sotto i suoi diversi aspetti ed a tutte le tappe della vita, dalla nascita fino alla morte. Le porta tutta l'attenzione che merita come figlia, come sposa, come madre e come donna tra le donne musulmane. Tratteremo dei suoi diritti in modo generale e sintetico; chi voglia poi approfondire questi argomenti potrà consultare gli studi di giurisprudenza islamica che trattano ampiamente questo campo.

1- I suoi diritti nell'islam, come figlia

- Il diritto alla vita: Allah ha prescritto ai genitori di preservare la vita dei loro bambini, sia maschi che femmine e considera l'infanticidio come crimine gravissimo. Allah dice infatti (Il Corano 17: 31) " Non uccidete i vostri figli per timore della miseria: siamo Noi a provvederli di cibo, come [provvediamo] a voi stessi. Ucciderli è veramente un peccato gravissimo."

La presa a carico dei bambini viene riconosciuta come un diritto inalienabile e garantita ed è un dovere che va assunto dal padre fin da quando i bambini sono ancora embrioni nel ventre della madre. Allah Altissimo dice infatti nel (Corano: 65; 6): "... Se sono incinte, provvedete al loro mantenimento fino a che non abbiano partorito. "

- Il diritto all'allattamento: Tra i diritti dei bambini, l'islam riconosce e garantisce quello di essere allattato, ben trattato, curato, preso a carico in tutti i suoi bisogni in modo da garantirgli una vita dignitosa. Allah dice (Il Corano: 2: 233) " Per coloro che vogliono completare l'allattamento, le madri allatteranno per due anni completi. Il padre del bambino ha il dovere di nutrirle e vestirle in base alla consuetudine."

- Diritto alla cura e all'educazione: L'islam prescrive ai genitori di provvedere all'educazione fisica, intellettuale e morale dei loro figli, maschi o femmine senza alcuna distinzione. Il Profeta disse: "Basta come peccato che l'uomo trascuri quelli che gli sono a carico" (Ibn Habban n° 4240) Il Profeta disse ancora : "Ognuno di voi è pastore e responsabile del suo gregge: l'uomo è pastore e responsabile del suo gregge; il padre è in famiglia pastore e responsabile del suo gregge; la moglie in casa del marito è pastore e responsabile del suo gregge; il servo riguardo ai beni del padrone è pastore e responsabile del suo gregge." (Bukhari n° 853)

Conviene inoltre scegliere per i figli bei nomi convenienti; la madre è prioritaria per la custodia dei figli in caso di conflitto e separazione. Allah ha affidato questo compito alla madre piuttosto che al padre per la sua tenerezza e per il suo affetto più grandi nei confronti dei figli. Amr Ibn Sciuaib riferisce che una donna venne dal profeta a lamentarsi dicendo: "O Messaggero di Allah, questo mio figlio l'ho portato nel ventre poi l'ho allattato col mio seno e l'ho fatto crescere nel mio grembo ; ora suo padre mi ha ripudiata e vuole riprendermelo." Il Profeta le disse: " Lo meriti più di ogni altro, fin quando non sei rimaritata."" (Ibn Daud n° 2276)

- Diritto all'affetto, alla tenerezza e alla pietà. I figli hanno bisogno di affetto, di tenerezza e pietà come hanno bisogno di bere e mangiare, perchè ha un effetto immediato sulla loro coscienza e sul loro comportamento; l'islam essendo la religione della misericordia, della tolleranza e della compassione nei confronti dello straniero e del lontano che dire nei confronti del vicino e del parente? Abu Hureira, - Allah sia soddisfatto di lui- disse: "Il messaggero di Allah baciò un giorno Al Hassan figlio di Ali mentre Al Akraa Ibn Habes Al Tamimi era presente. Questi disse: "Ho dieci figli e mai ne baciai uno!"Il Messaggero di Allah lo guardò, poi disse: "Chi non prova misericordia per gli altri nessuno avrà misericordia per lui." (Bukhari n° 5651)

- Diritto all'istruzione. L'islam ha fatto dell'istruzione e del sapere un diritto-dovere di ogni musulmano e di ogni musulmana. Il Profeta disse: "Il sapere è un obbligo per tutti i musulmani." (Ibn Magia n° 224) Inoltre, l'istruzione e l'educazione delle figlie sono tra le cause della retribuzione raddoppiata nel Giorno del Giudizio. Il Profeta disse: "Chi fornisce l'istruzione ad una sua schiava, le procura una buona educazione, l'affranca e la sposa, otterrà una doppia retribuzione." (Bukhari n° 4795)

- Diritto alla parità ed equità. L'islam prescrive l'uguaglianza e l'equità nel trattare i figli indipendentemente dal sesso: l'affetto paterno deve essere uguale per i figli maschi o femmine. Allah dice nel Corano infatti (16:90): "In verità Allah ha ordinato la giustizia e la benevolenza e la generosità nei confronti dei parenti. Ha proibito la dissolutezza, ciò che è riprovevole e la ribellione. Egli vi ammonisce affinché ve ne ricordiate."

Se l'uguaglianza e l'equità non fossero state prescritte dal Corano e dalla sunna, le donne avrebbero avuto privilegi più degli uomini ; il profeta infatti disse: "Siate equi con i vostri figli nei doni; se dovessi privilegiare qualcuno, privilegerei le donne." (Al Baihaki n° 11780)

- Diritto di scegliere il proprio marito. L'islam rispetta l'opinione della figlia riguardo al marito che le viene proposto e considera che la sua libera scelta è una delle condizioni della validità del matrimonio. Il Profeta infatti disse.: "La vedova o divorziata va rimaritata solo se lo indica; la vergine va maritata se gliene si chiede il consenso. Come le si chiede il consenso? Acconsente, osservando il silenzio." (Bukhari n° 4843)

Nè il padre nè il tutore della figlia hanno il diritto di costringerla ad accettare un marito che non vuole.. Aiscia – Allah sia soddisfatto di lei – riferisce che una donna venne al profeta e gli disse: "O Messaggero di Allah. Mio padre mi ha fatto sposare un suo nipote per rialzare con me il suo prestigio." Il Profeta le offerse la libertà di decidere. Lei disse: "Accetto quello che il padre ha fatto ma tenevo a far sapere a tutte le donne che i padri non hanno nulla da decidere in questo." (Imam Ahmad n° 25087)

Moltissime direttive del Profeta confluiscono nell'obbligo di curarsi delle figlie, di onorarle, di trattarle sempre benevolmente e con riguardo. Il Profeta disse: "Chi ha tre figlie o tre sorelle oppure due figlie o due sorelle, le tratta con cortesia, convive con esse benevolmente e teme Allah per esse, andrà in paradiso." (Ibn Habban n° 446)

L'islam considera il fatto di curarsi delle figlie, educarle al bene, trattarle convenientemente come una delle vie di accesso al paradiso: uno dei potenti incentivi per i genitori al fine di meritare la retribuzione di Allah. Aiscia- Allah sia soddisfatto di lei- riferisce: "Una donna povera portava due piccoline e venne a vedermi: le diedi tre datteri. Ne diede una ad ognuna delle piccoline e volendo mettere il terzo in bocca, le due creature gliene chiesero ancora. Allora divise il terzo dattero in due e diede ad ognuno una metà. Questo mi commosse e riferìi quello che ho visto al profeta che mi disse: "Quel gesto le fece meritare il paradiso e la salvò dall'inferno." (Muslim n° 2630)

E come la legislazione islamica prescrive la parità e l'equità tra i figli sul piano affettivo e psichico senza distinzione di sesso, essa prescrive la parità e l'equità tra di loro anche sul piano materiale; non è lecito quindi dare la preferenza al maschio a scapito della femmina per i regali e i doni: tutti vanno considerati pari. I genitori devono dare prova di equità nei confronti dei figli, evitare di mostrare preferenze nei doni che si fanno loro che potrebbe provocare odio tra di loro ed anche ingratitudine. Annuuman Ibn Bescir disse: "Mio padre mi fece dono un giorno di un qualche suo bene, ma mia madre disse: "Consentirò solo quando il profeta sarà preso a testimone." Mio padre mi condusse quindi presso il Profeta che disse a mio padre: "Hai fatto lo stesso con tutti i figli?" "No", rispose mio padre. Il Profeta gli disse allora: "Temete Allah e siate equi con i vostri figli!" Al ritorno, mio padre si riprese il bene che mi donava." (Muslim n° 1623)

La parità e l'equità vanno osservate non solo riguardo a diritti importanti ma anche per le faccende minime, che a prima vista non hanno rilevanza, come a titolo di esempio, dare un bacio ad un figlio senza badare ad un altro. Anass – Allah sia soddisfatto di lui- riferisce che un uomo era un giorno dal profeta quando un suo figlio lo venne a raggiungere: l'uomo lo baciò e lo prese sul ginocchio; lo venne a raggiungere poi una sua figlia, ma la mise a sedere al suo fianco. Il Profeta gli disse: "Perchè non li tratti parimente?"" (Al Bazar n° 1893)

Visto che trattiamo dell'attenzione dell'islam ai figli, gioverà indicare brevemente l'attenzione che l'islam dedica all'orfano per la gravità dell'effetto della perdita del padre o della madre o di ambedue sulla personalità del fanciullo orfano. É facile che l'orfano sia condotto alla devianza se vive in una società che non bada ai suoi diritti, non assume i suoi doveri nei confronti dei deboli e non lo considera con affetto e compassione.

L'islam prescrive di dedicare grande attenzione all'orfano, maschio o femmina, considera che i primi che devono occuparsene sono i suoi vicinissimi parenti e se l'orfano non ne ha, spetterà allora allo stato islamico occuparsene, educarlo e guidarlo. Allah Altissimo ammonisce e minaccia severamente chi non rispetta i diritti dell'orfano e si impadronisce dei suoi beni. Il Corano ci dice (4; 10) "In verità coloro che consumano ingiustamente i beni degli orfani non fanno che alimentare il fuoco nel ventre loro, e presto precipiteranno nella Fiamma."

Il profeta da parte sua disse: "Vi raccomando il rispetto dei diritti dei due deboli: l'orfano e la donna" (Mustadrak n° 211), cioè guai a coloro che sono ingiusti o maltrattano l'orfano o la donna. Inoltre Allah ingiunge di non respingere od opprimere l'orfano (Il Corano: 93; 9) "Dunque non opprimere l'orfano,.. "

Molti testi della sciaria insistono sulla necessità e sulla ricompensa di trattare bene l'orfano. Il Profeta disse: "In Paradiso sarò in compagnia di chi protegge l'orfano." (Buhkari n° 4998) Il messaggero di Allah incita ad averne pietà e compassione:"Chi accarezza benevolmente, per la grazia di Allah il capo di un orfano, sarà retribuito per ogni capello che la sua mano avrà toccato e chi fa del bene ad un orfano od un'orfana, sarà in mia compagnia in paradiso, come queste mie due dita (e mostrò l'indice ed il medio)" (Ahmad n° 22207)

L'islam si è interessato anche al fanciullo abbandonato, maschio o femmina- ed è il fanciullo di cui non si conoscono i genitori-. Ha diritto all'attenzione e all'educazione esattamente come l'orfano: è dovere dei musulmani e dello stato islamico assumerne la responsabilità, al fine di farne dei cittadini che dispongono e godono dei loro diritti, come tutti i membri normali della società.

2- I suoi diritti nell'islam, come moglie

Allah Altissimo dice nel Corano (30:21): "Fa parte dei Suoi segni l'aver creato da voi, per voi, delle spose, affinché riposiate presso di loro, e ha stabilito tra voi amore e tenerezza." Uno degli indizi della Potenza di Allah è il fatto di aver creato per gli uomini delle spose perchè tutti convivano e trovino serenità e quiete gli uni presso gli altri. La moglie nell'islam costituisce la base della società e le fondamenta della famiglia: le ingiunge doveri e le prescrive diritti come segue.

1- Diritto alla dote (mahr). L'islam prescrive all'uomo di dare una dote alla moglie ed è nel contempo un diritto obbligatorio e un dono indispensabile. Non è permesso a nessuno, neanche ai parenti più vicini, toccare alla dote senza il consenso e l'accordo della futura moglie. Il matrimonio non può concludersi senza la dote. É un suo diritto inalienabile, anche se decide di rinunciarvi; inoltre, la moglie può liberamente disporne e quindi anche rinunciarvi solo dopo la conclusione dell'atto di matrimonio. Allah dice al riguardo nel (Corano, 4:4) "E date alle vostre spose la loro dote. Se graziosamente esse ve ne cedono una parte, godetevela pure e che vi sia propizia." La dote è un diritto esclusivo della moglie e non è lecito al marito se si separa dalla moglie con divorzio che lui solo decide, riprendersi o toccare la dote che si era impegnato a darle; Allah Eccelso dimostra l'orrore di tale atto nel (Corano 4:20): "Se volete cambiare una sposa con un'altra, non riprendetevi nulla, anche se avete dato ad una un qintâr d'oro: il riprendere sarebbe un oltraggio e un peccato evidente. E come lo riprendereste, dopo che vi siete accostati l'uno all'altra e dopo che esse hanno ottenuto da voi una stretta alleanza ?" Allah dice ancora (4:19): "O voi che credete, non vi è lecito ereditare delle mogli contro la loro volontà. Non trattatele con durezza[20] nell'intento di riprendervi parte di quello che avevate donato, a meno che abbiano commesso una palese infamità. Comportatevi verso di loro convenientemente. Se provate avversione nei loro confronti, può darsi che abbiate avversione per qualcosa in cui Allah ha riposto un grande bene."

Questo versetto comporta la formulazione chiara della garanzia dei diritti della moglie ed implica:

- Il divieto di ereditare le donne loro malgrado, come dagli arabi nel periodo preislamico, quando alla morte del marito, i parenti del defunto avevano piena libertà di fare rimaritare la vedova o meno, e disponevano di lei come di una merce ereditata.

- Divieto di impedire alla donna di maritarsi di nuovo causandole pregiudizi facendo pressione su di lei (picchiandola, violentandola, privandola di ogni libertà,...) perchè ripagasse col denaro il compenso del divorzio.

-É permesso al marito comportarsi in questo modo così disumano solo se la moglie ha commesso il peccato di adultero; solo in questo caso la sciaria permette al marito leso di riprendersi la dote o il compenso della dote che le aveva dato prima di divorziare.

- Allah ha prescritto ai coniugi di osservare una convivenza rispettosa ed in particolare da parte del marito che è in obbligo di essere cortese e gentile con la moglie, nelle parole e negli atti.

2- Diritto alla giustizia e all'equità. Quando un uomo ha più mogli, deve essere equo con esse riguardo al vitto, all'abbigliamento, all'alloggio e alla convivenza a letto. Il Profeta disse: "Chiunque abbia due mogli e pende a favore di una di esse, verrà il Giorno del giudizio con il fianco che gli pende da una parte." (Ibn Habbane n° 4207)

3- Diritto alla presa a carico. Il marito ha l'obbligo di sovvenire correttamente ai bisogni della sua famiglia e ai bisogni della moglie: deve procurarle il vitto, l'alloggio comodo e l'abbigliamento conveniente; deve inoltre assumere il compito di convivere con la moglie. Il Profeta disse infatti: "Temete Allah nella condotta che osservate con le mogli; le avete prese secondo il patto di Allah e ne godete in nome di Allah; presso di esse avete diritto che non permettano a chi non volete di calpestare il vostro letto; se lo fanno correggetele senza brutalità; presso di voi esse hanno diritto al vitto e all'abbigliamento convenienti." (Muslim n° 1218)

Il marito ha l'obbligo di fornire alla moglie il denaro di cui ha bisogno, nei limiti delle sue possibilità e secondo la sua agiatezza. Allah Altissimo dice (Il Corano 65:7): "L'agiato spenda della sua agiatezza, colui che ha scarse risorse spenda di quello che Allah gli ha concesso. Allah non impone a nessuno se non in misura di ciò che Egli ha concesso. Allah farà seguire il benessere al disagio. "

Se il marito benestante rifiuta di spendere per il mantenimento della moglie, e se la moglie è in grado di disporre dei beni del marito senza la sua autorizzazione, ha il diritto di prelevare quello che conviene alle sue necessità. Infatti, Hind Bint Utba riferisce che disse al Profeta: "Messaggero di Allah, Abu Sufiene è un uomo avaro che non mi procura il necessario per me ed i figli, tranne quando prendo senza la sua autorizzazione."Il Profeta le disse: "Prendi quello che ragionevolmente serve a te e ai tuoi figli." (Bukhari n° 5049)

Se il marito è ridotto alla miseria, non può far fronte alle spese della moglie, è assente e la moglie viene a subire le conseguenze del mancato mantenimento ; se per di più il marito rifiuta di presentarsi, la moglie ha tutti i diritti di chiedere se lo desidera, lo scioglimento del matrimonio. "Abu Zannad riferisce che domandò a Said Ibn Al Musayeb: "Che si fa con chi non trova di che spendere per la moglie?" Gli rispose: "I coniugi vanno separati" Chiese ancora: "é sunna?" Gli rispose: "Sì è sunna" Al Sciafei commenta poi, che probabilmente si tratta della sunna del Messaggero di Allah." (Al Baihaki n° 15485)

4- Diritto alla convivenza e alla vita sessuale. É uno dei più importanti diritti che la sciaria riconosce alla donna ed ingiunge al coniuge di osservare e rispettare al fine di non indurre la moglie a compiere atti dalle conseguenze incontrollabili e gravi. Come moglie, la donna ha bisogno di uno dal cuore affettuoso che la curi e sia pronto a soddisfare i suoi desideri. L'islam vieta di darsi completamente all'adorazione fino a dimenticarsi dei suoi doveri nei confronti della moglie.

Salmane Al Farissi – Allah sia soddisfatto di lui - riferisce che andò a rendere visita ad Abu Ad-Darda'; trovò Umm Ad-Darda' in pietoso stato; le domandò: "Che hai?" Gli disse: "Tuo fratello non tiene più alle cose di questo mondo, prega la notte ed osserva il digiuno il giorno!" Poi Abu Ad Darda è venuto e gli ha offerto da mangiare. Salmane gli disse: "Mangia con me!" L'altro rispose: "Osservo il digiuno" Salmane gli disse: "Ho giurato che devi rompere il digiuno." Mangiarono insieme e Salmane passò da lui quella notte. Quando fu notte, Abu Ad Darda volle mettersi a pregare. Salmane glielo impedì e gli disse: "Il tuo corpo ha su di te i suoi diritti, Allah esige i Suoi diritti, tua moglie esige i suoi diritti; digiuna, rompi il digiuno, visita i tuoi parenti, onora tua moglie e da' ad ognuno il suo!" All'alba lo svegliò, fecero le abluzioni, si inginocchiarono ed uscirono poi a pregare. Quando il profeta ne fu informato disse: "Salmane ha detto il vero"" (Bukhari n° 1867)

Ibn Hazm disse: "All'uomo è prescritto di eseguire rapporti sessuali con la moglie, il minimo se gli è possibile, è di eseguirne uno ogni volta che lei è in periodo di purificazione; altrimenti disubbidisce all'ordine di Allah: Prova ne è, che Allah dice nel (Corano 2:222) : "Quando poi si saranno purificate, avvicinatele nel modo che Allah vi ha comandato."

- Se il marito è in viaggio, la moglie ha il diritto di obbligarlo a tornare ogni sei mesi, a meno che lei non rinunciasse a tale diritto per motivi che le spettano. Se no, il coniuge deve tornare a casa senza ritardo tranne in caso di forza maggiore. Fu infatti Umar Ibn Al Khattab- Allah sia soddisfatto di lui- che definì questo periodo di sei mesi. Sentì una sera una donna recitare questi versi:

"Quant'è lunga ed oscura la notte, sola ed insonne senza il mio caro

Non fosse per l'amore di Allah, i lati di 'sto letto sarebbero rotti."

La mattina dopo Umar la convocò e le chiese: " Sei tu che dicevi quei versi?" Disse : "Sì" Umar le domandò: "Perchè?"La donna rispose: "Mi hai arruolato il marito in quelle spedizioni." Allora Umar si informò presso Hafsa, su quanto tempo può soffrire una moglie la lontananza del marito. Gli disse: "Sei mesi." Da quella data, Umar smobilitò gli uomini delle spedizioni ogni sei mesi." (Abdurrazak n° 12594)

- Il marito ha l'obbligo di mantenere i segreti della moglie, di non svelarne i difetti e di non divulgare i loro intimi rapporti coniugali. "Il Profeta disse: "Pessimo rango avrà il giorno della resurrezione chi,confidandosi con la moglie e lei confidandosi col marito, svela poi il comune segreto." (Muslim n° 1437)

5- Diritto ad una conveniente convivenza e ad un buon trattamento. La donna ha diritto ad essere trattata bene anche se il marito ha delle ragioni per detestarla o nutrirle dell'avversione. Allah Eccelso dice nel (Corano 4:19): "Comportatevi verso di loro convenientemente. Se provate avversione nei loro confronti, può darsi che abbiate avversione per qualcosa in cui Allah ha riposto un grande bene."

Nel caso in cui il marito detesta la moglie, è necessario non disprezzarla nè avvilirla: conviene o accettarla dimostrandole misericordia, affetto e compassione o separarsene con benevolenza e rispetto: Allah dice infatti(2:229): "Si può divorziare due volte. Dopo di che, trattenetele convenientemente o rimandatele con bontà." E visto che la perfezione è irraggiungibile nelle donne, il Profeta disse: "Vi raccomando di trattare bene le donne; la donna è stata estratta da una costola e la parte più storta della costola è la parte superiore, se vuoi raddrizzarla rischi di spezzarla e se la lasci così, persisterà sempre storta; siate quindi buoni con le donne!" (Bukhari n° 3153)

Essendo la vita coniugale non sempre scevra di mancamenti, si raccomanda al marito dare prova di molta pazienza e di sopportare quel danno che gli può provenire dalla coniuge nell'intento di salvaguardare la vita coniugale. Ogni volta che gli vengono in mente i suoi difetti deve pensare anche alle sue qualità; il Profeta disse: "Il fedele non deve odiare sua moglie, se può trovarle un difetto, può anche trovarle una qualità." (Muslim 1469) Il marito deve trattarla con tenerezza, dimostrale affetto e dolcezza. Il Profeta disse:"Ha la fede più compiuta chi ha il miglior comportamento ed il migliore è il migliore in condotta con la moglie." (Ibn Habbane n° 4176). Il marito deve inoltre divertirsi con la moglie, divertirla, coccolarla, scherzare con lei e farla ridere. Aiscia – Allah sia soddisfatto di lei- riferisce:"Ho fatto col Profeta a gara a correre e l'ho vinto; ma quando ho ripreso del peso mi ha proposto di correre ed ha vinto lui." Il Profeta commentò: "Così siamo pari." (Ibn Habbane n° 4691)

In islam queste non sono cose futili, sono cose serie da assimilare ai diritti, come ce lo indica il seguente hadith. Il profeta infatti disse: "Ogni gioco che l'uomo esegue è futile tranne quando si allena all'arco, addestra il proprio cavallo o gioca con la moglie; questi sono giochi seri." (Al Baihaki n° 19517)

Il marito deve preservare i beni e il denaro personali della moglie; deve toccarvi solo dietro il suo permesso ed il suo esplicito consenso: Allah Altissimo dice nel (Corano 2: 188): "Non divoratevi l'un altro i vostri beni."

Il marito ha l'obbligo di consigliarsi con la moglie riguardo alle faccende della famiglia, dei figli e della vita domestica comune. Non è saggio infatti monopolizzare le decisioni e non tener conto del parere della moglie se è giusto. Consultarsi a vicenda è un incentivo ad amarsi di più; Allah Altissimo dice (42: 38): "si consultano vicendevolmente su quel che li concerne."

Il marito deve altresì aiutare la moglie per quanto può, nelle vicende domestiche, senza alterigia e guardando sempre all'esempio del Profeta che si rattoppava da solo gli abiti, i sandali e partecipava ai lavori di casa. "Aiscia- Allah sia soddisfatto di lei – interrogata su quello che il Messaggero di Allah faceva a casa, rispose: "Partecipava ai lavori domestici come tutti gli altri membri della famiglia e quando si avvicinava l'ora della preghiera, si fermava ed usciva." (Bukhari n° 644)

- Il marito deve evitare di andare dietro alla moglie a rinfacciarle i suoi errori ed i suoi falsi passi. Il Profeta disse inoltre "Se uno è stato per molto tempo assente, non bussi la sera alla porta di sua moglie." (Bukhari n° 4946) Ciò corrisponde al fatto di tornare all'improvviso da un viaggio senza prima prevenire la moglie: impreparata ad accoglierlo, la moglie si troverebbe ovviamente in condizioni tali da non piacere al coniuge, il quale potrebbe cavarne un ulteriore motivo per detestarla.

Il marito ha il dovere di non recarle danno non foss'altro che per via di parole che possono ferirla nel suo amor proprio e rattristarla. Alla donmanda di uno uomo: "Messaggero di Allah, che diritto ha la moglie di uno di noi sul marito?", il Profeta rispose: "Devi nutrirla quando ti nutri, vestirla quando ti vesti o quando diventi ricco; non devi mai picchiarla in volto, nè farle ingiuria e non allontanartene per punirla, che quando rimane a casa." (Abu Daud n° 2142)

Se prova ripugnanza per il marito, la moglie ha diritto al divorzio a condizione di restituirgli la dote che le ha offerto, a meno che lui non vi rinunciasse. "Habiba Bint Sahl era moglie di Thabet Ibn Kais Ibn Sciammess che era uomo laido. Venne al profeta e gli disse:" Messaggero di Allah; se non fosse per il timor di Allah, gli avrei sputato in faccia ogni volta che viene a trovarmi."Il Messaggero di Allah le domandò: "E gli restituirai il suo giardino?" Disse: "Sì" Habiba restituì quel giardino al marito e il profeta li separò." (Ibn Magia n° 2057)

Il marito deve proteggere e preservare la moglie da ogni pericolo che conduce a calpestare la sua dignità e recarle disonore. Il profeta disse: "Tre sono quelli che non faranno ingresso in paradiso: l'ingrato nei confronti dei genitori, chi non prova nessuna gelosia per sua moglie e la donna che vuol fare l'uomo."(Mustadrak n° 244)

Il marito deve nutrire gelosia per la moglie; la deve tenere lontana dai luoghi del malcostume, della depravazione e della corruzione. Il profeta disse infatti: "Allah prova gelosia, come anche il credente, ma la gelosia di Allah è per il credente che non osserva i divieti stabilitigli da Allah." (Muslim n° 2761) Detta gelosia deve sempre tenersi nei limiti della moderatezza; il profeta disse al riguardo: "Vi è gelosia che ad Allah piace ed è quella in caso di sospetto, e vi è gelosia che ad Allah non piace, quella senza alcun sospetto." (Ibn Magia n° 1996)

3- I suoi diritti nell'islam come madre

Allah ha raccomandato i genitori in tantissimi versetti del Corano legando i loro diritti ai Suoi al fine di chiarire l'importanza dei loro diritti e l'eccellenza del loro beneficio. Allah Altissimo dice nel (Corano 17: 23-24) "Il tuo Signore ha decretato di non adorare altri che Lui e di trattare bene i vostri genitori. Se uno di loro, o entrambi, dovessero invecchiare presso di te, non dir loro "uff!" e non li rimproverare; ma parla loro con rispetto, e inclina con bontà, verso di loro, l'ala della tenerezza; e di': "O Signore, sii misericordioso nei loro confronti, come essi lo sono stati nei miei, allevandomi quando ero piccolo.""

Trattare benevolmente la madre, ubbidirle, esprimerle amore ed affetto rispettandola sempre, costituiscono elementi di un comportamento che permette l'accesso al paradiso. Un giorno venne a trovare il profeta un uomo di nome Giahama. Disse : " Messaggero di Allah: vorrei prendere parte alle conquiste e son venuto a consultarti." Il Profeta gli domandò: "Hai la madre ancora in vita ?" Giahama disse di sì. Il Profeta gli disse: " Va' a starle vicino; il paradiso è ai suoi piedi." (Mustadrak n° 7248)

Dato che la donna rappresenta la parte più fragile della società, facile da sfruttare e docile da lasciarsi prendere i suoi diritti, l'islam le ha dato la precedenza sul padre riguardo alla gratitudine, alla benevolenza, alla cortesia e tenerezza, per garantirla dal non riconoscimento dei suoi diritti. Abu Hureira – Allah sia soddisfatto di lui- riferisce : " Un uomo venne un giorno al Profeta e gli domandò: " Messaggero di Allah, chi tra tutti merita di più la mia buona compagnia?" Il Profeta gli disse; " Tua madre"; l'altro gli domandò ancora " E poi? " Il Profeta gli fece ancora: " Tua madre"" E poi chi? " " Tua madre"; "E poi chi ?" " Tuo padre." (Bukhari n° 5626)

Secondo i commentatori, questo hadith indica che la madre ha diritto ad essere amata e venerata tre volte più del padre, per la difficoltà che sopporta nel portare in grembo i figli, le difficoltà del parto, dell'allattamento per ben due anni: tre compiti esclusivi della madre la quale poi partecipa anche all'educazione dei figli. Allah dice al riguardo nel (Corano 31:14): "Abbiamo imposto all'uomo di trattare bene i suoi genitori: lo portò sua madre di travaglio in travaglio e lo svezzò dopo due anni: «Sii riconoscente a Me e ai tuoi genitori. Il destino ultimo è verso di Me." Allah ha prescritto di obbedire alla madre in ogni circostanza a meno che non ti ordini di commettere un peccato. Perchè l'obbedienza ad Allah è ed ha la priorità su tutto e tutti. Ma ciò non vuol dire che si debba mancarle di rispetto o di amore e benevolenza, come Allah ci invita a fare nel (Corano 31: 15):" E se entrambi ti obbligassero ad associarMi ciò di cui non hai conoscenza alcuna, non obbedire loro, ma sii comunque cortese con loro in questa vita e segui la via di chi si rivolge a Me. Poi a Me farete ritorno e vi informerò su quello che avrete fatto»."

Per mostrare l'importanza della grazia e la soddisfazione dei genitori, Allah Altissimo ha legato la Sua Grazia e la sua Soddisfazione a quella dei genitori, come ha fatto dipendere la Sua ira da quella dei genitori: ed è alfine di incitare i figli ad amare e venerare sempre i loro genitori e a non disubbidire loro mai. Il Profeta disse: "Allah è soddisfatto solo quando i genitori sono soddisfatti e la sua ira dipende dall'ira dei genitori." (Ibn Habban n° 429) La loro soddifazione e la loro grazia sono condizione dell'ingresso del paradiso; l'ingratitudine nei confronti dei genitori è motivo della cacciata in inferno. "Ibn Umama riferisce che un uomo disse al profeta: "Quali sono i diritti dei genitori presso i figli? " Gli disse: " I tuoi genitori sono il tuo paradiso e il tuo inferno." (Ibn Magia n° 3662)

L'islam tiene il rispetto, l'amore e il buon trattamento dei genitori al disopra delle adorazioni opzionali come le preghiere supererogatorie ed altri riti. Abu Hureira – Allah sia sodisfatto di lui – riferisce che il Profeta disse: " Solo tre hanno parlato nella culla: Gesù figlio di Maria- pace su di lui-, un uomo dei figli di Israele, detto Giuraij, uomo pio che si rifugiò a pregare in un minareto. Sua madre venne a chiamarlo:"Giuraij!" L'uomo si domandò :"Dovrei risponderle o continuare la mia preghiera?" Preferì la preghiera e sua madre se ne andò. L'indomani accadde lo stesso: "Giuraij!"Invece di risponderle, continuò la sua preghiera. Il terzo giorno fece lo stesso; continuò a pregare: la madre invocò Allah dicendo:"Allah faccia che non muoia prima di vedere in faccia le prostitute!"I figli di Israele si raccontarono la storia di Giuraij e della sua devozione ad Allah. Una bella prostituta si giurò di sedurlo. Andò a trovarlo nel suo minareto ma Giuraij non le diede nemmeno uno sguardo e continuò a pregare. La prostituta andò a letto con un pastore che veniva al minareto e fu incinta. Quando partorì disse: "É il figlio di Giuraij" Andarono da Giuraij, gli distrussero il minareto e gli diedero addosso. Giuraij domandò: "Ma che vi prende?" Gli dissero: "Hai commesso il peccato di andare a letto con questa prostituta; le hai fatto fare un figlio" Domandò loro: " Dov'è il bambino?" Glielo portarono. Giuraij fece le sue abluzioni poi si rivolse al bambino e gli fece: "Chi è tuo padre?" Il bambino rispose: "E' il tale, il pastore" Sentito il bambino, i figli di Israele fecero festa a Giuraij, si scusarono, lo baciarono e proposero di ricostruirgli un minareto in oro. "No, disse loro, ricostruitelo com'era." Ed è quello che fecero." (Bukhari n° 3253)

Anzi, l'islam mette la gratitudine e l'amore ai genitori prima anche del gihad nel sentiero di Allah, dato che il gihad non è un obbligo individuale. Abdullah Ibn Amr Ibn Al Ass riferisce che un uomo venne al profeta e gli disse: " Vorrei che tu mi permettessi di emigrare e di prendere parte al gihad sul sentiero di Allah." Il profeta gli domandò:"Uno dei tuoi genitori è ancora in vita?" l'altro rispose: " Sono vivi ambedue." Il profeta gli domandò ancora: " Vorresti ottenere la ricompensa di Allah?" L'uomo disse: " Sì" Il Profeta gli disse: "Torna dai tuoi genitori e trattali con amore e venerazione." (Muslim n° 2549)

L'islam prescrive di rafforzare i legami di parentela e considera che romperli è un peccato grave: i diritti dei genitori sono assicurati anche se sono di fede non musulmana. Asma Bint Abu Bakr - Allah sia soddisfatto di lei – disse: "Mia madre venne a rendermi visita quando non era ancora musulmana, nell'epoca del Messaggero di Allah. Chiesi consiglio al Profeta domandandogli: "Mia madre mi rende visita e mi chiede di aiutarla; che faccio?" Il Profeta mi disse: "Onorala e fa' il tuo dovere: accoglila!" (Bukhari n° 2477)

Per incitare i musulmani ad amare e rispettare in ogni circostanza i loro genitori, il profeta raccontò un giorno la seguente storia: "Tre uomini di un popolo passato si sono messi in cammino e arrivarono ad una caverna; decisero di passarvi la notte. Appena entrati, una roccia rovinò dalla montagna e otturò l'ingresso. Dissero tra di loro: " Nulla ci salverà da questa roccia, a meno che ognuno di noi non invochi Allah riferendo una sua opera buona."Uno dei tre disse: "Allah Altissimo! Avevo i genitori anziani e non prendevo nulla prima di servirli e soddisfarli per primi. Un giorno mi allontanai per una faccenda e feci tardi a rientrare. Li trovai in pieno sonno e non mi venni voglia di mangiare o di bere prima di averli serviti. Rimasi tutta la notte con l'utensile in mano ad aspettare il loro risveglio. Quando si svegliarono bevvero e bevvi dopo di loro. Allah! Feci così per ottenere la Tua Grazia; Ti invoco di rimuovere questa roccia che ci blocca!" La roccia si spostò un po' ma non abbastanza da permettere loro di passare. Il profeta proseguì : "Il secondo disse: "O Allah! Avevo una cugina che amavo come un pazzo. Le chiedevo di andare a letto con me ma lei rifiutava. Un anno la pessima raccolta la rovinò; venne a trovarmi. Le diedi centoventi dinari a patto che mi permettesse di disporre di lei. Accettò. A letto mi disse: "Ti permetterò di sverginarmi solo se ne hai lecitamente il diritto." Mi astenni di correrle dietro benchè fosse la persona che più amavo. Le lasciai naturalmente i centoventi dinari. O allah Altissimo: lo feci per meritare la Tua Grazia; Ti invoco ora di liberarci da questo scoglio che ci blocca l'entrata." Lo scoglio si spostò un po' ma non ancora tanto da permettere il passaggio di un uomo. Il profeta riprese il racconto: " Il terzo uomo disse: O allah Altissimo ! Ho impiegato alcuni operai che ho pagato appena hanno finito il loro compito, tranne uno, che se ne andò senza prendere il suo compenso. Glielo feci fruttare; così che ne risultò un gran ben di Dio. Un giorno quell'operaio venne a trovarmi e mi chiese del suo salario. Gli dissi che tutto quel che vedeva, cammelli, buoi, pecore, capre, schiavi era il suo salario. Mi disse che non dovevo scherzare. "Infatti, gli dicevo: non scherzo." Allora prese tutto quel che gli spettava e se ne andò. O Allah, feci così perchè volevo meritare la Tua grazia; ora Ti invoco di liberarci da questo scoglio che ottura l'ingresso della caverna." Lo scoglio si rimosse. I tre uomini poterono finalmente ripartire." (Bukhari n° 2152)

Obbedire ai genitori, trattarli benevolmente e rispettosamente può permettere anche di espiare le opere cattive, di cancellare i peccati commessi. Abdullah Ibn Umar riferisce che un uomo venne a trovare il profeta e disse: "O Messaggero di Allah, ho commesso un peccato grande, come posso pentirmene?" Il Profeta gli domandò: " I tuoi genitori sono ancora in vita?" " No", rispose l'uomo. "Hai una zia materna ancora in vita?", gli domandò ancora il profeta. " Sì", rispose quell'uomo. "Trattala benevolmente! Gli disse il profeta." (Ibn Habbane n° 435)

É che la zia materna nell'islam, ha quasi l'importanza della madre, come lo dimostra il seguente hadith. Il Profeta disse: "La zia materna è come la madre." (Bukhari n° 2552)

- L'islam ha prolungato la validità dei diritti dei genitori anche dopo la loro morte o la morte di uno di essi. Un uomo dei Bani Salma domandò una volta al Profeta: "O Messaggero di Allah; come posso onorare i miei genitori anche dopo la loro morte?" Il Profeta gli rispose: "Pregando per loro, invocando perdono per loro da Allah, mantenendo il loro giuramento anche dopo la loro morte, mantenendo e consolidando il legame di sangue a cui tenevano e onorando e venerando i loro amici." (Abu Daud n° 5142)

4- I suoi diritti come essere umano

É prescritto ai musulmani trattare bene la donna ed onorarla, come disse il profeta frammischiando le dita: "Il credente è per il credente come il materiale per un altro in una costruzione, l'uno tiene e sorregge l'altro." (Bukhari n° 467)

- Se la donna è zia materna o paterna o parente vicina è legame di sangue ed in quanto tale le si deve ossequio e guai a rompere il rapporto sacro con cui viene stretta: Allah dice nel (Corano 47: 22): "Se volgeste le spalle, potreste spargere corruzione sulla terra e rompere i legami del sangue? " Il Profeta disse da parte sua: "Chi rompe il legame di sangue, non farà ingresso in paradiso" (Muslim n° 2556)

L'islam promette a chi dimostra benevolenza ai parenti vicini una doppia ricompensa: il profeta disse: "Chi aiuta un povero ha la ricompensa di un'elemosina; chi aiuta un povero parente avrà una doppia ricompensa: un'elemosina e un rispetto al legame di sangue."(Ibn Khuzeima n° 2067)

- Se la donna è vicina di casa ha un doppio diritto: diritto di essere musulmana, e diritto della vicinanza: Allah Altissimo dice nel (Corano 4:36) "Adorate Allah e non associateGli alcunché. Siate buoni con i genitori, i parenti, gli orfani, i poveri, i vicini vostri parenti e coloro che vi sono estranei, il compagno che vi sta accanto, il viandante e chi è schiavo in vostro possesso. "

Così i suoi vicini di casa hanno il dovere di trattarla bene, di chiedere di sue notizie, di curarsi di lei e di procurarle ogni assistenza. Il Profeta disse infatti: "L'Angelo Gabriele mi raccomandava così insistentemente di prendere cura del vicino, che credetti che ne avrebbe fatto un erede." (Bukhari n° 5668) L'islam considera che trattare male il vicino è contrario alla fede: il Profeta disse infatti: "Non è credente il cui vicino di casa non è mai al riparo della sue cattiverie." (Bukhari n° 5670)

- Al fine di garantirle i suoi diritti come donna ed incitare i musulmani a rispettarla sempre ed onorarla soddisfacendo i suoi bisogni e risolvendo i suoi problemi, l'islam considera le opere fatte a favore delle donne come opere eccellenti, meritevoli quanto il gihad o quanto la preghiera di notte e il digiuno: il profeta disse infatti: "Colui che si cura della vedova e del povero è meritevole quanto colui che va al gihad o chi passa la notte in preghiera e il giorno a digiunare." (Bukhari n° 5038)

I compagni del profeta solevano visitare i loro vicini e chiedere di loro notizie, in particolare quelli più bisognosi e specialmente le donne. Talha riferisce che "Umar Ibn Al Khattab uscì una notte quando era califfo dei musulmani e mi misi a seguirlo. Entrò in una casa poi in un'altra. L'indomani mattina, mi recai in quella casa e vi trovai una vecchia cieca e invalida. Le domandai: "Che ha fatto l'uomo che è venuto ieri sera?" Mi disse: "É un uomo che da tempo si cura di me, mi sbriga qualche faccenda, fa un po' di pulizia e porta via la sporcizia."

Quello che abbiamo esposto costituisce le grandi linee dei diritti e dei doveri della donna musulmana; molti altri diritti e doveri sarebberro da aggiungere perchè sono conseguenti a quelli che abbiamo brevemente indicato, ma non disponiamo dello spazio necessario; il lettore avrà avuto comunque modo di apprezzare attraverso gli esempi riferiti, il rispetto e l'onore in cui l'islam tiene la donna: ad un livello che non è mai stato raggiunto nel passato o nel presente, da nessuna società umana.

Pregiudizi circa la donna nell'islam

É opportuno riferire, essendo la donna l'argomento di questo scritto, alcuni pregiudizi che vengono largamente diffusi riguardo ai suoi diritti nell'islam. Sono pregiudizi che servono a screditare la fede islamica e ad offuscare la luminosa immagine che fin dalla sua apparizione, l'islam ha permesso di garantire alla donna la sua dignità, il suo onore, la sua fierezza e la sua castità.

Sono pregiudizi che vengono veicolati e diffusi tramite convegni e congressi le cui motivazioni vanno ben oltre le solite rivendicazioni di emancipazione femminile. Non si capisce perchè non ci si interessi ai diritti dei fanciulli, a quelli dei disabili, dei disoccupati, ai diritti dei bisognosi e degli oppressi nelle loro libertà religiose e nelle loro libertà di vita, ai diritti degli sfrattati dalle loro case in tutti le parti del mondo: perchè non si organizzano congressi e convegni per denunciare i dittatori e rivendicare che rispettino i diritti dei popoli di cui loro succhiano il sangue? Non si capisce perchè non si trattano che i lati considerati negativi e da quelli che non hanno idee chiare sull'islam; perchè non si trattano mai i lati luminosi della religione islamica? I motivi sono in verità numerosi e ne trattiamo in seguito solo alcuni.

- La volontà di distogliere l'opinione pubblica islamica e non islamica dai piani e macchinazioni che le si preparano da parte di coloro che perseguono la realizzazione dei loro interessi personali e dei loro progetti egoistici: il loro interesse è di distogliere l'attenzione delle società disperdendo le loro energie o orientandole verso problemi che abilmente presentano come importanti, vitali, lasciando da parte altri problemi ben più inportanti; noialtri musulmani consideriamo i problemi che questi trattano come questioni già da tempo trattate e decise dall'islam in modo chiarissimo. Ma loro vogliono ad ogni costo dare da vedere che sono ricercatori della sola verità, difensori dei diritti della donna per conquistare la simpatia femminile ed usarla poi come mera pedina di scacchi che muovono come vogliono e ne fanno un amo per pescare chi vogliono conquistare e mettere nelle loro fila.

- Il desiderio di diffondere la corruzione e la perversità dato che è più facile assoggettare una società viziata e corrotta ed è più facile in conseguenza impadronirsi delle sue ricchezze e dei suoi beni. Infatti quando le risorse e potenzialità umane sono distratte o peggio orientate verso il divertimento, la perversione e il godimento senza freno, quando nessun impegno sociale o morale è assunto da coloro che dovevano costituire la barriera di protezione della loro società, è facile che detta società soccomba e venga spogliata dalle sue ricchezze e dalla sua autenticità. Il professor Henry Makow scrive[21]: "La guerra che l'Occidente conduce contro l'islam e il mondo arabo-islamico ha una dimensione politica, culturale e morale, perchè mira ad impadronirsi delle ricchezze e delle risorse della Umma ed a sottrarle quello che le è più caro: la sua religione e i suoi tesori culturali e morali; per quello che riguarda la donna, mira a sostituire il bikini al velo con tutti i valori che implica."

Se coloro che si pretendono campioni della difesa dell'emancipazione della donna fossero sinceri, non si limiterebbero ad esigere il rispetto dei diritti della donna solo quando ha una determinata età; e se la donna viene a superare detta età, non ha più nessun altro diritto, non ha diritti come moglie, come madre e come anziana, età in cui invece ha più necessità di essere protetta? Mentre l'islam considera la benevolenza che le si deve ad un'età avanzata come un culto che si deve ad Allah stesso, nei paesi che pretendono lottare per i diritti della donna e della sua emancipazione, ci si limita a fondare le case per anziani della terza età. Che differenza enorme tra le cure incessanti ad ogni età che si danno alla donna come un dovere e per meritare la grazia di Allah, e i diritti che si ottengono dopo la lotta e che la legge riconosce se vige, ma che vengono calpestati appena la legge non vige più! Stupefacenti quelle riviste che hanno il compito di esibire le bellezze provocanti e fingono di dimenticare la situazione di quelle che sono meno belle e di quelle che sono anziane! Non sono tutte donne o si tratta solo di propaganda commerciale a scapito della dignità e rispetto della donna ?

- L'odio profondo dei fanatici delle altre religioni contro l'islam e contro i musulmani. Samuel Zuemer, presidente delle Associazioni di evangelizzazione ha dichiarato nel 1935, nel corso della conferenza di Gerusalemme degli evangelisti: "La missione evangelica che vi è stata affidata dai governi cristiani nei paesi maomettani non consiste nel fare abbracciare il cristianesimo ai musulmani che sarebbe per loro un onore e una diritta via; la vostra missione consiste nel farli uscire dall'islam, perchè ogni musulmano diventi un essere che non ha più legami con Dio, così non avrà più rapporti con i costumi sui quali poggiano le nazioni per sopravvivere... Con questa opera sarete l'avanguardia dell'opera di colonizzazione e conquista dei reami islamici." Altri dicono: "Se perveniamo a far uscire la donna dal suo quadro, se riusciamo a conquistare l'alleanza della donna, realizzeremo agevolmente il nostro obiettivo." E qual'è il loro obiettivo se non quello di diffondere la corruzione e la perversità per conquistare più facilmente i paesi ed i popoli?

Con i pregiudizi che diffondono e tentano di radicare, vogliono alterare l'immagine dell'islam, offuscare la realtà della religione islamica: questo odio è riservato solo all'islam e ai suoi seguaci. Allah dice nel (Corano 2: 120) "Né i giudei né i nazareni saranno mai soddisfatti di te, finché non seguirai la loro religione... E se acconsentirai ai loro desideri dopo che hai avuto la conoscenza, non troverai né patrono né soccorritore contro Allah."

- Questi pregiudizi che gli occidentali intrattengono circa i diritti della donna nei paesi musulmani non hanno altro obiettivo che di togliere alla donna la sua castità e la sua dignità per condurla in seguito negli abissi della lussuria e della perversità, facendo della donna occidentale il modello da seguire. Ogni donna che legge il presente scritto è in diritto di interrogarsi: La situazione attuale della donna in occidente è una situazione che fa onore al genere umano o al contrario lo avvilisce e lo disonora ? Il professor Henry Makow scrive: "La giovane americana conduce una vita di perversità in cui le accade di frequentare intimamente decine di giovanotti prima del matrimonio. Perde così la sua purezza che fa parte del suo fascino e diventa in conseguenza dura, perfida, incapace di amare. La donna nella società americana si trova spinta ad adottare atteggiamenti virili, il che ne fa una donna agressiva, squilibrata e non può più essere nè sposa nè madre. É là solo per il piacere sessuale e non per l'amore o la procreazione. Ora la maternità è il sommo dell'evoluzione umana; rappresenta una tappa che pone fine al tuffo inconsapevole nei piaceri per diventare buoni servitori di Dio... là iniziano una educazione e una vita nuove, mentre il nuovo ordine mondiale rifiuta di lasciarci raggiungere questo grado di innalzamento, vuole che siamo egoisti, solitari ed affamati di sessualità e fa di tutto per presentarci immagini di perversione al posto di quelli del matrimonio."

Ogni uomo ragionevole è consapevole del lurido sfruttamento di cui è vittima la donna: fin quando è giovane e bella tutte le porte le sono aperte e appena queste qualità si dileguano la donna viene buttata come un avanzo. Si fa della donna una merce che si vende e si compra tramite vari media, un oggetto di piacere e godimento. I resposabili sono quelli stessi che hanno trascurato la figlia, tradito la moglie, maltrattato la madre e calunniato la vicina di casa; sono in realtà quelli stessi che hanno violato i diritti della donna e l'hanno spinta negli ambienti della malavita e del peccato. Sono così lontani da quello che disse il profeta: "Vi raccomando di essere buoni e di trattare bene le donne!"

La condizione in cui vive la donna in occidente, il libertinaggio senza freno di cui gode nella sua società attuale è una reazione all'oppressione e all'avvilimento che prevalevano in occidente colla Chiesa fin dal medioevo e che negavano alla donna finanche lo statuto di un essere umano. Gente malintenzionata ha sfruttato la situazione per isolare la società dai suoi riferimenti religiosi e permettere la comparsa di generazioni sprovviste di valori e virtù, facilmente sottomesse ai desideri dei loro nemici. Nell'islam invece, non c'è posto nè all'oppressione nè all'iniquità, nè alla violazione dei diritti della donna; al contrario, l'islam prescrive la parità tra i due sessi e la loro uguaglianza in tutto tranne là dove la prevalenza dell'uomo sulla donna è riconosciuta per le evidenti differenze fisiche e psichiche. Nessuno potrebbe negare oggi dette differenze.

Il Dr. Lebon scrive nel suo libro La Civiltà degli Arabi: "Se vogliamo conoscere il grado di impatto che il Corano ha avuto sullo statuto della donna, bisognerà osservare la situazione della donna nell'età d'oro della civiltà degli Arabi. Gli storici hanno stabilito che le donne arabe erano giunte allora al livello che le loro consorelle europee hanno raggiunto solo recentemente. É dagli Arabi che gli ruropei hanno appreso i principi dello spirito cavalleresco e le loro implicazioni di rispetto della donna. Contrariamente a quello che generalmente è creduto è quindi l'Islam, non il Cristianesimo che ha fatto uscire la donna dallo stato di inferiorità in cui si trovava, per portarla ad uno stato di considerazione e di rispetto. Se si osserva la prima parte del Medio Evo ci si renderà conto che gli occidentali non avevano nessun rispetto per la donna. Gli scritti storici e le ricerche relative a quel periodo lo confermano senza lasciare un'ombra di dubbio: i feudatari e i loro sudditi erano brutali ed avevano appreso dagli arabi come trattare bene le donne e portare loro rispetto.

Ogni uomo dotato di ragione e di sana natura non accetterà che la propria dignità e il proprio onore vengano calpestati e trattati come merce disputata da uomini lupi preoccupati solo dalla soddisfazione dei loro desideri. Nessuna donna ragionevole e sana di natura potrà accettare di essere trattata come merce che si vende e si compra o come una rosa di cui si sente l'odore fin quando ha un profumo, per poi venir buttata appena comincia ad appassire. L'insegnamento dell'islam è chiaro, logico, naturale: un insegnamento che trae la sua forza e fondatezza dall'amore per i suoi seguaci, e dall'amore e rispetto per tutti gli esseri umani. Prescrive ai suoi fedeli la castità, la purezza e l'amore della dignità, educandoli all'autocontrollo e all'autoesame di coscienza, che costituisce un fondamentale freno e una fondamentale educazione al buon comportamento.

Ecco l'esempio del giovane compagno del profeta che un giorno venne a chiedergli di autorizzargli l'adultero: "O Messaggero di Allah, disse, potresti autorizzarmi l'adulterio?" La gente accorse da ogni parte a rimproverargli la sua arroganza. Il Profeta gli disse: "Avvicinati!" Poi gli disse: " Lo permetteresti per tua madre?" Il giovane disse: " No, per Allah !" Il Profeta aggiunse: "Neanche la gente non lo permetterebbe per la madre" Gli domandò poi: " Lo permetteresti per tua figlia?" "No, per Allah!", rispose l'altro. Il Profeta aggiunse: "Neanche la gente lo permetterebbe per la figlia" Poi gli domandò: " Lo permetteresti per tua sorella?" " No, per Allah", fece il giovane. Il Profeta aggiunse: "E neanche la gente lo permetterà per la sorella" Poi gli domandò ancora: "Lo permetteresti per una tua zia materna?" L'altro fece "No, per Allah!" Il Profeta aggiunse: "E neanche la gente lo permetterà per la zia materna. Ma lo permetteresti per una tua zia paterna?" "No, per Allah!" " E neanche la gente lo permetterà per la zia paterna" Il Profeta gli pose infine la mano sulla spalla dicendo: "O Allah! Perdonagli i suoi peccati, purifacagli il cuore e rinsada la sua castità!" Il giovane si distolse per tutta la vita da quella tendenza." (Ahmad n° 22265)

Tra i pregiudizi più frequenti, indichiamo quelli che seguono:

1- La poligamia

La poligamia costituisce una legislazione divina che ogni fedele deve considerare come tale e non contraddire. La poligamia è nell'Islam come nelle altre religioni celesti che lo hanno preceduto. Anche La Tora e il Vangelo riconoscono la poligamia e prima di Muhammad, molti profeti erano poligami senza limitazione: Abramo aveva due mogli, Giacomo ne aveva quattro, Salomone ne aveva tantissime... La poligamia non è dunque una questione nuova, anzi è una vecchia tradizione.

Nella Tora. Si prescriveva che una donna non poteva essere presa come moglie allo stesso tempo che sua sorella. Non si vietava la poligamia, ma si vietava solo il fatto di prendere due sorelle come mogli allo stesso tempo. Nel Libro di Samuele è menzionato che Davide aveva numerose mogli oltre alle sue schiave; nel libro dei re si menziona che Salomone aveva settecento mogli libere e trecento schiave.

Quando Mosè fu mandato, confermò la poligamia senza fissarne il numero di mogli, fin quando gli uomini del Talmud non decretarono a Gerusalemme di determinare un numero preciso di spose. Tra gli eruditi ebrei ci sono però quelli che hanno proibito la poligamia e quelli che erano a favore, specie quando la moglie risulta malata o sterile.

Nel Vangelo.

Gesù- pace su di lui- venne a perfezionare la legge di Mosè e non si trova nel Vangelo un testo che vieti la poligamia. Il re Dether Mit d'Irlanda aveva due spose e Federico II aveva anche lui due mogli, con l'accordo della Chiesa. Ormai il permesso o il divieto non spettava più alla religione cristiana stessa, bensì dipendeva dagli uomini della Chiesa.

Martin Lutero di Germania, fondatore del Protestantismo considerava la poligamia come un regime non contrario alle leggi cristiane e la incoraggiava a tutte le occasioni. Disse infatti circa la poligamia: "Certo Dio ha permesso ciò a gente dell'Antico Testamento in circostanze particolari, ma il cristiano che voglia seguire il loro esempio ha diritto di farlo dal momento in cui è certo che le sue circostanze rassomigliano a quelle loro; in ogni caso, la poligamia è migliore del divorzio."

Il divieto della poligamia nella religione cristiana è il risultato di legislazioni umane, fatte dagli uomini della Chiesa e non sono il fatto della religione stessa. Fu la Chiesa come istituzione che proibì la poligamia. A titolo di esempio:

- La chiesa ortodossa non permette ai coniugi di prendere un altro sposo finquando il matrimonio esiste.

- La chiesa ortodossa armena permette un secondo atto di matrimoni solo dopo la dissoluzione del primo.

- La Chiesa ortodossa romana considera il matrimonio in vigore un impedimento ad un nuovo matrimonio.

Gli Arabi nel periodo preislamico ("giahiliya"):

La poligamia era molto diffusa nelle tribù arabe e non aveva limiti precisi. Un uomo poteva prendersi tante mogli quante ne voleva.

La poligamia era inoltre diffusissima anche in Egitto, in Persia, in Assiria, in Giappone, in India, in Russia, come era largamente praticata anche in Grecia.

Con l'avvento dell'Islam la poligamia persistè ma furono introdotte condizioni che andavano rispettate ed osservate. Tra le condizioni della Poligamia in Islam, indichiamo:

1- Non superare il numero di quattro mogli, conformemente al hadith che riferisce che: "Ghaliane Ibn Salma Al-Thakfi abbracciò l'islam quando aveva dieci mogli. Il Profeta lo invitò a sceglierne quattro" (Ibn Habbane n° 4156)

2- L'equità e l'uguaglianza tra le mogli e l'assenza di ogni ingiustizia od oppressione. Il Profeta disse: "Chi ha due mogli e pende a favore di una di esse, arriva il Giorno del Giudizio con un fianco che pende da un lato." (Mustadrak n° 2759)

L'equità ed uguaglianza di cui si tratta sono quelle in rapporto alle condizioni materiali: le spese, i doni, e la distribuzione delle notti, quanto agli affetti, ai sentimenti e alla preferenza per una moglie piuttosto che per un'altra, non vi è male alcuno che vi sia squilibrio a condizione che non vi sia eccesso a scapito di una o più mogli. Aiscia – Allah sia soddisfatto di lei- riferisce "che il profeta divideva con giustizia e diceva; "O, Allah!, questa è la distribuzione di quello che possiedo; non rimproverarmi per quello che Tu Solo possiedi e su cui non ho potere." (Mustadrak n° 2761)

3- La capacità di spendere a favore della seconda moglie e dei suoi figli. Se il musulmano è certo di non essere in grado di sopportare le spese implicate, deve evitare di prendersi una seconda moglie.

Sarà utile indicare molto brevemente alcune situazioni frequentissime in ogni tipo di società e vedere se la poligamia rappresenti un bene o un male.

1- L'esistenza di una moglie sterile mentre il marito desidera avere dei figli: cosa sarebbe preferibile fare: che prendesse una seconda moglie mantenendo la prima o che divorziasse abbandonandola, senza che lei ne avesse colpa?

2- Una moglie malata che soffre di un male incurabile che la rende indisposta ad assumere la sua responsabilità di moglie: cosa sarebbe preferibile fare nell'interesse della donna? Che il marito prendesse una seconda moglie mantenendo sotto la sua protezione la prima oppure che divorziasse della prima senza che lei ne avesse colpa, oppure che decidesse di convivere con delle amanti?

3- Alcuni mariti hanno un tale impeto sessuale che una sola moglie non può soddisfarli: cosa sarebbe preferibile fare? Devono prendere una seconda moglie o soddisfare il loro desiderio in modo illegittimo?

4- In molte società la frequenza delle guerre ed i problemi interni fanno più vittime tra gli uomini che tra le donne. La miglior prova ne è la prima e la seconda guerre mondiali che hanno falciato più di venti milioni di uomini. Se ogni uomo si fosse accontentato di una sola donna, cosa sarebbe accaduto allle restanti donne? Dovrebbero ricercare di soddisfare il loro desiderio in modo illecito? O dovrebbero trovare un modo di soddisfare i loro desideri lecitamente cioè che garantisse loro la dignità, l'onore e il diritto di avere dei figli legittimi, accettando la poligamia? É chiaro che un gran numero di donne senza marito facilita agli uomini la pratica della depravazione.

5- Se il numero di vedove, di divorziate e di nubili viene a crescere in modo eccessivo, cosa sarebbe preferibile fare? Rinunciare al matrimonio o vivere sotto la protezione di un marito che preservi il suo onore e la sua castità anche accanto ad un'altra sua sposa?

La poligamia è praticata nelle società contemporanee ?

La poligamia è praticata in tutte le società contemporanee, ma nelle società non musulmane è praticata sotto il nome di amanti, di conviventi invece che sotto il nome di mogli; sotto queste forme non conosce limiti nè è regolamentazione giuridica. Nessun obbligo finanziario od impegno materiale è prescritto all'uomo che coabita e convive con parecchie donne; gli basta soddisfare il suo desiderio e calpestare la dignità di quella con cui ha avuto rapporti per lasciarla poi a sopportare da sola i dolori della gravidanza e le sue conseguenze. Inoltre l'uomo non ha l'obbligo di riconoscere i figli che nasceranno da questo rapporto. La poligamia nella società islamica è limitata a quattro donne, è resa ufficiale da un atto legale che prescrive all'uomo di pagare una dote alla moglie; i figli che nasceranno da questa unione sono riconosciuti dall'uomo come figli legittimi; il marito ha l'obbligo di sovvenire alle spese necessarie alla moglie e ai figli.

Si potrebbe fare la domanda che segue: se permettiamo agli uomini di prendersi diverse mogli, perchè non permettere anche alle donne di prendere diversi mariti?

La risposta a tale domanda è che la richiesta di parità tra l'uomo e la donna circa la poligamia è impossibile da soddisfare per motivi naturali ed evidenti.

É impossibile da una parte perchè l'uomo esercita in tutte le società l'autorità familiare dal fatto che rappresenta "il sesso forte", escludendo ovviamente l'eccezione di teste forti anche tra le donne. Se la donna prendesse due o più mariti, chi assumerà il ruolo di autorità nella famiglia? La donna si sottometterà a quale marito per soddisfare i suoi desideri? A tutti quanti? É impossibile dal fatto delle loro differenze e delle loro diverse tendenze e personalità.

É impossibile anche per un altro motivo: la donna per natura concepisce una volta all'anno e per l'intervento di un solo uomo; mentre l'uomo può avere molti figli da donne diverse e allo stesso momento. Se la poliandria fosse permessa, a quale padre si attribuirebbe ogni figlio?

Alcuni intellettuali occidentali richiedono la poligamia.

É ovvio indicare che alcuni pensatori ed intelletuali occidentali richiedono l'istaurazione della poliandria e vi trovano l'unica soluzione per i vari problemi della loro società.

Gutave Lebon dice nel suo libro: "La Civiltà degli Arabi": "La poligamia evita alla società i mali e i pericoli delle amanti e mette tutti al riparo dei figli illegittimi."

Mrs Annie Besant da parte sua, scrive nel suo libro:"Le religioni dell'India"[22] :"Leggo nell'Antico Testamento che l'amico di Dio il cuore del quale vibrava al ritmo della volontà di Dio, era poligamo. Inoltre nel Nuovo Testamento non si vieta la poligamia che al vescovo e al diacono ai quali si permette solo una moglie. Trovo ugualmente la poligamia negli antichi libri indiani. Si accusa l'islam solo perchè è sempre più facile cercare e svelare; ma perchè gli occidentali sono così pronti ad infiammarsi contro la poligamia presso gli orientali mentre la prostituzione è così diffusa nei loro paesi? Colui che osserva le cose da vicino potrà costatare che la monogamia è praticata e rispettata solo da un numero ristrettissimo di uomini integri. Quindi non è giusto dire di una società che i suoi uomini sono monigami mentre oltre alla moglie legittima, ci sono delle amanti nascoste. Se si vedono le cose con equità, si troverà che la poligamia islamica che salvaguarda, protegge, nutre e veste le donne rappresenta uno statuto più dignitoso della prostituzione occidentale che permette all'uomo di prendere una moglie per solo soddisfare il suo desiderio e buttarla poi per strada appena si è appagato. Si riconosca che ambo le cose sono ripugnanti! Ma non permettete al cristiano di accusare il musulmano suo fratello per una colpa a cui entrambi sono partecipi."

2-La donna e la testimonianza

Allah Altissimo dice nel (Corano 2:282) "...Chiamate a testimoni due dei vostri uomini o in mancanza di due uomini, un uomo e due donne, tra coloro di cui accettate la testimonianza, in maniera che, se una sbagliasse l'altra possa rammentarle. "

Allah indica in questo versetto che la testimonianza richiede o due uomini o un uomo e due donne. La saggezza divina ha voluto che la donna fosse dotata di una finissima sensibilità perchè assumesse le sue fondamentali funzioni di madre, allattatrice ed educatrice che certo richiedono un cuore tenero e una sensibilità acuta.

Dato che la donna è naturalmente portata all'affetto, alla sensibilità e all'impulso, il che giustamente potrebbe influenzare e traviare quello che vede e le circostanze che circondano la testimonianza, la giustizia divina ha voluto che si prendessero tutte le precauzioni nei confronti della testimonianza della donna. É per questo motivo che la sua testimonianza non è presa in considerazione nei delitti gravi o riguardo alle scene di eccessiva violenza nelle quali può sfuggirle un dettaglio per mancanza di concentrazione o di padronanza di se o dei propri sensi.

Benchè l'islam avesse permesso alla donna di effettuare liberamente ogni specie di transazione finanziaria o commerciale senza nessuna differenza rispetto all'uomo, nondimeno tenendo conto della sua esclusiva e nobilissima funzione sociale di responsabile della sua famiglia e del suo domicilio la donna è spesso in margine agli spazi di attività in cui scoppiano i litigi e le dispute. Anche se le accade di assistere a tali scene, il fatto rimane poco frequente e dato che generalmente sono eventi che non la interessano direttamente, avviene spesso che non ci faccia caso o se ne dimentichi facilmente. Perciò se le si domandasse di testimoniare, può darsi che dimendichi pochi o molti elementi; ma se le si affiancasse un'altra donna, è probabile che entrambi si ricordassero bene. É chiaro perciò il motivo allegato nel versetto per la presenza di due donne: se una sbaglia, l'altra potrebbe correggerla e rammentarle quello di cui si è dimenticata.

Se una delle due donne si sbaglia, l'altra testimoniando potrebbe rammentarle i fatti. É l'unico motivo di questa disposizione legale: nient'altro va visto come pretendono alcuni e che vi vedono una svalutazione e una sottostima della dignità e capacità della donna. Se fosse vero, come spiegare che la sua testimonianza viene pienamente considerata riguardo a tutto quello che è ritenuto intimo e specifico delle donne: la nascita, la virginità, i difetti sessuali ed altre simili cose? Si deve aggiungere che si deve rilevare che anche la testimonianza di un uomo solo riguardo a transazioni finanziarie e commerciali, non viene ritenuta valida. In realtà si tratta solo e semplicemente di un modo di garanzia della certezza della testimonianza in materia legale.

Per altro la testimonianza non costituisce un diritto che la gente rivendica a tutto campo; in generale è piuttosto una pesante responsabilità che molti tentano di evitare. Perciò Allah Altissimo prescrive di non sfuggire mai alla responsabilità di testimoniare e dice nel (Corano 2:282): "E i testimoni non rifiutino quando sono chiamati."

Il richiamo è rivolto all'uomo come alla donna. Se sappiamo poi che il fatto di testimoniare è una pesante responsabilità che i musulmani sono chiamati a non sfuggire anche se comporta, sforzo, spostamento, presenza e conseguente perdita di tempo e di soldi, da questo punto di vista si capirà facilmente che l'islam tende a sottrarre la donna a detta responsabilità alleviandole le difficoltà della vita, come è d'altronde il caso anche per la responsabilità di sovvenire ai bisogni della famiglia, per lasciarle la possibilità di svolgere adeguatamente la sua parte di moglie e madre di famiglia.

L'islam considera inoltre la testimonianza della donna uguale a quella dell'uomo quando si tratta di annullare la testimonianza maschile in materia di liaane, cioè quando il marito la accusa di adulterio o tradimento senza prova evidente. Allah Altissimo dice nel (Corano 24:6-:9) :"Quanto a coloro che accusano le loro spose senza aver altri testimoni che sé stessi, la loro testimonianza sia una quadruplice attestazione in [Nome] di Allah testimoniante la loro veridicità, e con la quinta [attestazione invochi], la maledizione di Allah su se stesso se è tra i mentitori. E sia risparmiata [la punizione alla moglie] se ella attesta quattro volte in Nome di Allah che egli è tra i mentitori, e la quinta [attestazione invocando] l'ira di Allah su sé stessa se egli è tra i veritieri."

3- L'autorità

Allah Altissimo dice nel Sacro (Corano 4:34):"Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono [per esse] i loro beni." L'autorità è una responsabilità esclusiva dell'uomo per la sua costituzione fisica e mentale diversa da quella della donna e che lo predispone ad assumere l'incarico di protezione della donna e di autorità decisionale per la famiglia accanto a quello di garante delle indispensabili spese per la vita della famiglia: l'uomo è tenuto il pastore e responsabile della famiglia, come è stato più volte sottolineato dallo stesso profeta.

La donna per la sua costituzione fisica debole e delicata resa fragile anche dalle multiple funzioni di moglie, madre ed educatrice, non può spesso assumere il compito di autorità come si deve.

- I mestrui hanno un impatto notevole sulla vita psichica della donna e la indeboliscono fisicamente per la costante perdita di sangue ogni mese.

- Durante la gravidanza, la donna è esposta a continui dolori per il continuo sviluppo del feto in grembo, perciò si sente costantemente stanca ed ogni sforzo che fa anche se minimo, aumenta il suo senso di stanchezza. La donna è affetta anche sul piano psichico per la paura del parto a cui pensa costantemente.

- Il parto si accompagna da dolori insopportabili che la costringe a riposarsi e ad evitare gli sforzi per un periodo variabile, secondo il fisicio di ogni donna.

- Quando la donna allatta il suo neonato, una buona parte di quello che lei consuma passa al nutrimento del neonato, il che ha delle conseguenze dirette o provoca anche malattie frequenti: la caduta di capelli, vertigini frequenti...

- Il neonato ha bisogno di cura e di attenzione permanenti, di giorno come di notte ed è compito prevalente della donna.

Abbas Mahmud Al Akkad dice [23]: "La donna possiede una costituzione particolare che non rassomiglia a quella dell'uomo, dal fatto che per poter restare in permanenza col neonato, è necessaria un'armonia totale tra lei e il bimbo, di modo che si capiscano e comunichino a vicenda usando il linguaggio del corpo e della tenerezza; sono questi i fondamenti dell'essenza femminile che spiegano che la donna sia facilmente portata a reagire secondo l'istinto ed il sentimento, il che rende difficile per lei quello che per l'uomo è facile come l'intervento della ragione, la prevalenza del giudizio e la fermezza nella determinazione."

Il Dottor Alexis Carrel, premio Nobel di fisiologia e di medicina spiega la differenza organica che c'è tra l'uomo e la donna; egli scrive: "Gli elementi che distinguono l'uomo dalla donna non si limitano alle differenze esistenti a livello della forma particolare dei loro organi genitali, della presenza dell'utero o della capacità di gravidanza; non si limitano alla differenza di metodo seguito per educare gli uni e gli altri. La differenza tra i due sessi ha una dimensione fondamentale, è già presente nella natura dei tessuti che compongono i loro organismi rispettivi e degli ormoni secretati nei corpi: gli ormoni femminili secretati dagli ovuli fanno della donna un essere totalmente diverso dall'uomo. Quelli che rivendicano l'uguaglianza tra il sesso debole e l'uomo ignorano l'esistenza di tutte queste differenze fondamentali e pretendono che hanno bisogno dello stesso tipo di insegnamento, di responsabilità e di funzioni; ora la donna è in realtà ben diversa dall'uomo, perchè ogni cellula del suo organismo porta un'impronta femminile come tutti i suoi organi e questo si estende fino al suo istema nervoso. Le leggi che reggono le funzioni degli organi sono così fisse e rigide come le leggi del cosmo in quanto non vi si può operare nessun cambiamento attraverso solo semplici desideri umani. Dobbiamo piuttosto accettarle come sono ed evitare di buttarci in quello che è contro natura. Le donne devono sviluppare le loro qualità secondo la loro natura originaria e cessare di imitare l'uomo ad ogni costo."

Inoltre, anche i muscoli dell'uomo sono più solidi di quelli della donna, il che è costatabile e verificabile senza difficoltà. Tenuto conto di tutto quello che precede, si capisce facilmente perchè l'uomo merita di avere autorità sulla donna.

4-Il diritto della donna all'eredità

L'islam riconosce alla donna il diritto all'eredità mentre ne era privata, dato che l'eredità era il fatto degli uomini che difendevano la tribù e la proteggevano dagli aggressori. Ma non ci si limitava a questo: si ereditava anche della donna come di ogni altro bene. Si riferisce che commentando il versetto coranico che segue (4: 19) "O voi che credete, non vi è lecito ereditare delle mogli contro la loro volontà. Non trattatele con durezza[24] nell'intento di riprendervi parte di quello che avevate donato.", Ibn Abbas disse: "Quando un uomo moriva, la sua famiglia aveva diritti sulla moglie più di chiunque altro; se alcuni suoi membri volevano la sposavano, se no la davano in matrinmonio ad un terzo o rifiutavano di rimaritarla, se lo desideravano. Avevano diritti su di lei più della sua famiglia. Perciò detto versetto fu rivelato."

L'islam vietò quindi di trascurare in modo così avvilente la donna privandola dell'eredità del marito e le assegnò la sua parte. Allah Altissimo dice infatti (4:7):"Agli uomini spetta una parte di quello che hanno lasciato genitori e parenti; anche alle donne spetta una parte di quello che hanno lasciato genitori e parenti stretti: piccola o grande che sia, una parte determinata."

Said Kutb, commentando detto versetto scrive: "Ecco il principio generale su cui l'islam da quattordici secoli, assegna alle donne il diritto all'eredità allo stesso titolo come all'uomo. Con questo versetto l'islam riconosceva i diritti dei figli che durante il periodo preislamico erano calpestati e violati dal fatto che allora gli individui erano visti secondo il loro valore guerriero e la loro produttività. L'islam invece guardava da una visuale divina e considerava l'uomo innanzitutto secondo il suo valore umano, il valore fondamentale che non lo abbandona mai; poi lo guardava secondo i suoi effettivi bisogni nel quadro della famiglia e nel quadro della società."

Allah Altissiomo dice nel (Corano 4:11): "Ecco quello che Allah vi ordina a proposito dei vostri figli: al maschio la parte di due femmine."

A prima vista, chi legge può pensare ad una ingiustizia e una violazione del diritto della donna: al maschio il doppio della parte della femmina! La femmina ha solo la metà della parte del maschio! Fatto sta che le cose sono più complesse. Allah ha infatti dettagliato l'eredità della donna e l'ha distribuita su tre casi:

- In un primo caso, la sua parte potrebbe essere uguale a quella del maschio.

- In un secondo caso la sua parte potrebbe essere uguale o di poco inferiore, a quella del maschio.

- In un terzo caso, la sua parte può essere uguale alla metà di quella del maschio, ed è il caso in pratica, più frequente.

Chi voglia indicazioni più dettagliate su questo argomento potrà consultare le opere e gli studi di diritto di successione islamico.

Prima di formulare qualunque giudizio sull'islam accusandolo di violare o meno il diritto della donna all'eredità, si prenda un esempio: un uomo muore lasciando un figlio e una figlia e in eredità, la somma di tremila ryali. La parte che spetta al figlio è di 2000 ryali e quella che spetta alla figlia è di solo 1000 ryali.

Vediamo poi cosa diventa detta eredità per ognuno dopo un certo tempo. Il denaro di eredità del figlio necessariamente diminuirà perchè il giovanotto è chiamato a pagare la dote della donna che sposerà, ad acquistare mobili per l'alloggio, a spendere per le necessità della famiglia perchè la sposa non è per nulla tenuta a partecipare al mantenimento della famiglia anche se è ricca. Al figlio spetta anche di sopportare le spese necessarie al mantenimento dei genitori, dei parenti ed altri fratelli specie se sono poveri o deboli, finquando ne ha la capacità.

Mentre la figlia ereditiera solo di 1000 ryali, continua ad essere onorata e diletta, circondata da ogni specie di cura e di attenzione e completamente a carico del marito. Non ha l'obbligo di nessuna presa a carico, compresa quella della propria persona. La somma ereditata invece di diminuire potrebbe anzi crescere perchè riceverà la dote che le sarà versata dal marito e anche in caso di divorzio, avrà sempre il beneficio della presa a carico da parte del marito per lei e per i suoi figli. La donna potrebbe anche investire il proprio denaro e fruttarlo liberamente.

É chiaro da quello che precede che la parte di eredità della figlia rimane per lei come una risorsa che le servirebbe in caso di assenza totale di presa a carico, il che è praticamente impossibile; mentre l'eredità del maschio è stata rapidamente spesa per tutte le responsabilità a cui il maschio doveva far fronte.

In realtà, la sciaria islamica è diversa da tutti gli altri sistemi di successione esistenti in cui in generale il padre si disimpegna nei confronti della figlia che viene quindi a trovarsi nell'obbligo di mantenersi con i propri mezzi. La figlia nell'islam è invece presa a carico dal padre fino al suo matrimonio. Col matrimonio viene presa a carico dal marito ed infine, se le viene a mancare il marito, essa viene obbligatoriamente presa a carico dai figli.

Le leggi che assegnano una parte uguale all'uomo e alla donna assegnano ad entrambi ed allo stesso titolo carichi ed obblighi finanziari. Rivendicare che la donna abbia la stessa parte dell'uomo nell'eredità senza esigere che lei sopporti gli obblighi e carichi finanziari che ne conseguono, rappresenta una forma di ingiustizia e d'iniquità nei confronti dell'uomo, che la sciaria islamica non può in alcun modo ammettere.

É dunque giustissimo ed equo che quando si favorisce l'uomo nell'eredità, che la donna venga dispensata dagli obblighi e carichi finanziari e dalle spese di mantenimento e di educazione dei figli. Ed è uno dei segni della grandezza e saggezza dell'islam che si onori la donna esentandola da tutte le spese e da tutti gli obblighi e responsabilità, mettendole sulle spalle dell'uomo senza comunque privare la donna dall'eredità, permettendole la metà della parte che spetta all'uomo. Ciò non costituisce una dimostrazione di giustizia ed equità?

Bisogna anche indicare che la sciaria islamica prevede per ognuno, maschio o femmina la sua parte di eredità, e nessuno può negargliene il diritto. Per questo, la parte di beni di cui uno può disporre liberamente nel testamento è stata deliberatamente limitata al massimo al terzo; al di là di questa quota si rischia di privare gli aventi diritto all'eredità della parte che loro spetta. Amr Ibn Saad – Allah sia soddisfatto di lui- disse: "Il Profeta venne a rendermi visita essendo ammalato a Mecca; gli dissi: "Ho del denaro, posso disporlo tutto in beneficienza ? Mi disse "No!" "Allora la metà", gli dissi. Mi disse ancora " No" Dissi allora: "Allora un terzo" Mi disse "Un terzo e un terzo è anche troppo; meglio lasciare ricchi i tuoi eredi, invece di lasciarli poveri costretti a chiedere l'elemosina; ogni spesa che fai è una carità per te non fosse altro che un boccone che metti in bocca a tua moglie; può darsi che Allah ti ridia la salute: sarà a favore di alcuni e a scapito di altri." (Bukhari n° 1233) Allah insiste sulla necessità di non danneggiare gli eredi, precisando nel (Corano 4:12) "...dopo aver dato seguito al testamento e [pagato] i debiti senza far torto [a nessuno]."

Così il nobile messaggero di Allah ha potuto preservare tramite le sue istruzioni e le sue raccomandazioni i diritti della donna ad una vita di dignità e di decenza. Ricordiamo inoltre che il prezzo del sangue ed ogni altro obbligo finanziario destinato alla espiazione dei delitti, sono esclusivamente a carico degli uomini.

5- Il prezzo del sangue

Nella sciaria islamica il prezzo del sangue della donna è la metà di quello dell'uomo in un caso unico, quello dell'omicidio involontario. In questo caso infatti non è applicata la legge del contrappasso ma è obbligatorio il pagamento del prezzo del sangue. Nel caso dell'omicidio volontario invece, che esige il contrappasso – se la famiglia della vittima non è disposta a perdonare- il verdetto è lo stesso, che l'omicida sia un uomo o una donna o che la vittima sia un uomo o una donna, dal fatto che sono uguali come esseri umani.

Se si uccide involontariamente il capo di una famiglia, si priva detta famiglia del suo principale sostegno materiale ed economico, quello che la proteggeva e la manteneva; ed è anche una grande perdita morale benchè la tenerezza e la compassione di un uomo siano in generale, molto meno evidenti di quelle della madre.

Se è la madre ad essere uccisa, la perdita è essenzialmente di ordine morale: la famiglia perde la sua unica fonte di amore, di tenerezza, ed anche se si pagano somme colossali non si riuscirà mai a compensare il pregiudizio morale così provocato.

Il prezzo del sangue non è tanto il compenso del valore della vittima, quanto una stima del danno materiale provocato o subito dalla famiglia. Appena esaminati da vicino i danni subiti dalla famiglia che perde il padre o la madre, si capirà molto meglio la ragione per cui il prezzo del sangue della donna sia la metà di quello dell'uomo.

6- Il lavoro della donna

Allah Altissimo ha creato l'uomo da un maschio e da una femmina e ha stabilito tra i due un rapporto di mutuo amore, di affetto e di rispetto tale che li fa cooperare nell'intento di popolare il mondo. Allah ha dotato il maschio di forza e di capacità di resistenza che gli permettono di trovare i mezzi di sostentamento necessari, ha ugualmente dotato la femmina del necessario perchè possa assumere la funzione di gravidanza, di parto, di allattamento e di educazione dei figli nell'affetto e nella tenerezza. Da questa distribuzione delle parti, il compito naturale fondamentale dell'uomo consiste nel lavorare fuori casa, mentre quello della donna consiste nello stare a casa ad accudire alle vicende della famiglia.

L'islam non vieta alla donna di lavorare, al contrario, le permette di darsi al commercio anche senza il consenso del tutore o del marito. Detto lavoro viene però circoscritto entro limiti precisi e fondato su principi che richiedono di essere scrupolosamente osservati. In seguito indichiamo alcune delle condizioni che reggono il lavoro femminile:

1- E' necessario che non ci sia incompatibilità tra il lavoro femminile e la funzione della donna a casa, in particolare il lavoro non deve scaricare la donna dalle sue responsabilità nei confronti del marito e nei confronti dei figli, nè toglierle l'incarico di reggere le vicende di casa. Come la donna ha dei diritti presso il marito, il marito ed i figli ugualmente hanno dei diritti presso la moglie e la madre. Il profeta disse :"La donna deve reggere la casa di suo marito ed è responsabile del suo gregge.." ( Bukhari n° 853)

2- La donna deve lavorare in compagnia di donne come lei, lontano dalla promiscuità e la presenza maschile per non rischiare di diventare la preda di lupi che possono abusare di lei e calpestare la sua dignità e il suo onore. Il profeta dise: "Nessuno si isoli con una donna, chè Satana sarà sempre il loro terzo." (Ibn Habbane n° 7254)

La scrittrice inglese Lady Cook scrive nel giornale Eco: "Gli uomini sono abituati alla promiscuità; per questo la donna ambisce quello che è contrario alla sua natura. Più grande sarà la promiscuità più numerosi saranno i figli illegittimi ed è un gran malanno."

Said Kutb scrive da parte sua [25]: "L'uomo come la donna, ha diritto ad una vita di tranquillità presso il coniuge ed a non trovarsi esposto alla seduzione che al meglio distoglierà i suoi sentimenti dalla moglie e al peggio lo condurrà allo sbandamento e al peccato, il chè metterà in pericolo il legame sacro, cancellerà la fiducia reciproca ed annienterà la quiete. Tali pericoli sono frequentissimi nelle società dove prevale la promiscuità e nelle quali la donna pavoneggia esibendo il suo fascino accompagnata dai demoni della tentazione e della seduzione. La realtà è in contrasto con quello che ci ripetono quà e là i pappagalli e gli smarriti secondo i quali la promiscuità addolcisce i costumi, libera le energie represse, insegna ad ambo i sessi le regole della conversazione e della buona condotta e procura esperienza –anche a costo del peccato-e libertà di scelta del coniuge, garantendo per l'uno e l'altro uno stretto e durabile rapporto. Dico che questa tesi è smentita dalla realtà; la realtà è fatta di deviazioni permanenti, di continue fluttuazioni e costanti tentennamenti nei sentimenti, di focolari distrutti dal divorzio e da altre calamità, di infedeltà coniugali reciproche in costante crescita in queste società. Quanto alla fiaba dell'addolcimento dei costumi e della sana liberazione delle energie con gli incontri e le conversazioni, che si interroghino le allieve incinte dei licei americani in cui la percentuale raggiunge a volte il 48% !

Le rarissime coppie felici che hanno sperimentato la promiscuità assoluta e la libertà di scelta del coniuge, non devono far dimenticare le altissime percentuali di famiglie distrutte dal divorzio in America; queste percentuali sono in costante aumento man mano che aumentano la promiscuità e la libertà di scelta."

3- La terza condizione è che il lavoro sia lecito e adatto alla natura della donna, cioè che sia un lavoro che corrisponde alle attitudini e capacità femminili e non contribuisca ad avvilirla o disprezzarla: come i lavori nei campi industriali, delle armi o nel campo della pulizia delle strade urbane.

A questo punto, non possiamo eludere di porre la domanda che segue: perchè la donna lavora?

Se la donna lavora nell'intento di sopravvivere e prendersi a carico, l'Islam glielo evita perchè le garantisce la presa a carico per tutta la vita. L'Islam prescrive infatti al padre di prendere a carico la figlia fino al suo matrimonio, dopo di che viene presa a carico con i suoi figli dal marito. Se le muore il marito spetta di nuovo al padre riprenderla a carico, se il padre non è più in vita, sono i suoi figli che assumono la sua presa a carico, ma se i figli sono minorenni, sono i suoi fratelli che si occupano di lei, .....Dalla nascita alla morte la donna viene presa a carico nello scopo di permetterle di svolgere correttamente l'esclusiva e difficile funzione di curare il suo domicilio e di educare i suoi figli.

Il pensatore Samuel Smils che fu uno dei promotori della rinascita inglese moderna dice [26]: "Il sistema che prescrive alla donna di lavorare nelle fabbriche, qualunque sia la ricchezza che ne risulterà per il paese, ha come conseguenza la distruzione del focolare domestico, perchè attacca la sua struttura, distrugge i pilastri della famiglia, lacera i legami sociali. Privando l'uomo della moglie, e i figli dai loro genitori tale sistema porta solo al degrado dei costumi femminili, perchè il lavoro vero della donna consiste nell'assumere la sua funzione a casa, la cura del focolare domestico, la gestione del bilancio familiare, l'educazione dei figli. Le fabbriche le hanno sottratto tutti questi compiti, cosicchè le case sono diventate ombre di se stesse, i figli crescono senza educazione abbandonati a se stessi, l'amore coniugale si è spento, la donna non è più la sposa gentile compagna dell'uomo ed è diventata la collega di lavoro ed è ormai esposta alle influenze che spesso cancellano l'umiltà intellettuale e morale, base e terreno di coltivazione della virtù."

7- Il divorzio in mano all'uomo, non alla donna

Nel periodo preislamico, il divorzio non aveva regole; l'uomo ripudiava la moglie e la riprendeva liberamente quando ne aveva voglia. L'islam stabilì regole il cui intento era di proteggere la donna dall'ingiustizia e dalla volubilità di cui era vittima. Aiscia – Allah sia soddisfatto di lei – riferiva che l'uomo ripudiava la moglie quando e quante volte voleva; lei rimaneva sempre sua moglie ed egli la riprendeva ogni volta che il periodo legale di astinenza della ripudiata tendeva a scadere. Una volta una donna andò da Aiscia e le raccontò dell'ingiustizia del marito che la ripudiava e la riprendeva. "Aiscia osservò il silenzio finchè il profeta non tornò. Messo al corrente, il profeta osservò a sua volta il silenzio finchè non gli fu rivelato questo versetto del (Corano 2:229):" Si può divorziare due volte. Dopo di che, trattenetele convenientemente o rimandatele con bontà." Aiscia disse:"Così la gente iniziò una nuova era di divorzio: coloro che avevano ripudiato e coloro che non lo avevano fatto." (Tirmidhi n° 1192)

L'islam detesta il divorzio e non lo incoraggia; il profeta disse: "Allah non ha mai fatto lecito un atto più detestabile del divorzio "(Mustadrak n° 2794) Il divorzio è permesso solo in caso di assoluta ed estrema necessità; il profeta disse infatti: "Divorziate solo se nutrite un dubbio; Allah non ama gli assaggiatori nè le assaggiatrici." (Al Mu'ugiam Al Ausat n° 7848)

La sciaria islamica si impegna a ricercare soluzioni tra i coniugi prima di arrivare a quella del divorzio; Allah altissimo dice nel (Corano 2:128): "Se una donna teme la disaffezione del marito o la sua avversione, non ci sarà colpa alcuna se si accorderanno tra loro. L'accordo è la soluzione migliore. "

Perchè il divorzio spetta all'uomo? Perchè la situazione dell'uomo naturalmente e logicamente gli permette di avere l'ultima parola in materia di vita coniugale: è lui che paga la dote alla moglie, sopporta le spese della casa e del mantenimento di tutta la famiglia; ha quindi il diritto di decidere di mettere o meno fine alla vita coniugale e se è pronto ad affrontare le spese conseguenti al divorzio. Infatti il divorzio implica perdere la dote già pagata alla moglie, pagare la spesa di mantenimento della moglie divorziata oltre a quello dei figli, e pagare altre spese per eventualmente risposarsi.

In generale l'uomo è considerato più capace di reprimere la propria ira in caso di liti con la moglie. Egli ricorre al divorzio solo quando tutte le altre soluzioni ed alternative sono state vanamente tentate e non rimane nessuna speranza di riconciliazione.

Con tutto ciò la sciaria islamica non rifiuta alla donna il diritto di avere in mano la decisione del divorzio, specie se lo mette come condizione nel contratto di matrimonio e se lo sposo accetta tale condizione.

La sciaria conosce perfettamente la realtà dell'anima umana, i suoi sentimenti ed i suoi affetti: come ha dato all'uomo il diritto di divorziare e di separarsi dalla moglie, ha anche permesso alla moglie questo stesso diritto se lo detesta o se lui la maltratta, le fa subire violenza, non adempie ai suoi doveri coniugali o se risulta malato grave dopo il matrimonio e lei si sente danneggiata: in tutti questi casi la donna ha il diritto di annullare il matrimonio: "khul'a", (ossia ha diritto allo "svincolo") che consiste in una specie di accordo di compenso che la moglie paga al marito per ripagarlo della dote e delle spese matrimoniali che aveva sopportato. Come si vede, è una soluzione di perfetta equità specie se è la donna che lo esige per riprendersi la propria libertà. É da notare che se il marito non glielo permette, la moglie ha la facoltà di ricorrere al giudice per integrare il suo diritto allo "svincolo".

8- La moglie non conclude l'atto di matrimonio in modo diretto

Scegliere la compagna che meglio conviene, è per l'uomo un compito difficile, ed è forse più difficile per la donna scegliere il marito più conveniente, visto che se il marito non riesce a trovarsi la donna che vuole gli è sempre possibile rifare il tentativo, mentre per la donna rifare la scelta è quasi impossibile.

Visto che la donna è sempre la parte più debole e comunque più fragile in tutte le società del mondo, l'islam si è preso cura di lei per proteggerla e prevenire ogni sorta di danno che le può accadere. L'islam prescrive infatti di prendere tutte le precauzioni, di non avventarsi mai nella scelta del marito che potrebbe convenirle nello scopo di evitarle la sorte e la parte di vittima di un matrimonio non riuscito. Una delle condizioni islamiche della validità del matrimonio è la presenza di un tutore o di chi ne fa le veci: un matrimonio senza il tutore non si ha da concludere: il profeta disse:"Nessun matrimonio è valido senza il tutore e senza due testimoni degni di fiducia; altrimenti, il matrimonio è nullo e se nasce un litigio, l'arbitro è il tutore di colui che non ha tutore." (Ibn Habbane n° 4075)

Il tutore deve vigilare ed applicare il desiderio della donna: se detto tutore la costringe ad accettare il marito, lei ha facoltà di rivolgersi al giudice per annullare il matrimonio. "Al Khansa Bint Gidham riferisce che da vedova, suo padre l'ha rimaritata ad uno che non voleva; trovò il profeta e glielo disse; il profeta annullò il matrimonio." (Bukhari n° 6546)

Il tutore costituisce una delle condizioni della validità del matrimonio perchè in generale difende gli interessi della donna. L'islam garantisce alla donna maggiorenne e sana di mente, vergine o già maritata il diritto di accettare o rifiutare il marito che le si presenta; non permette al tutore di costringerla o di fare pressione su di lei materialmente o moralmente: il profeta disse: "La donna va rimaritata solo a sua richiesta; la vergine va data in sposa solo se vi consente; e in che modo consente, o messaggero di Allah? : - consente tacendo." (Bukhari n° 4843)

Invitando ed incitando al matrimonio, l'islam non ha l'intento di sosddisfare un desiderio futile o provvisorio, bensì quello di stabilire un rapporto stabile e duraturo; e visto che la donna è una delle parti di detto rapporto, ha fatto del suo consenso una condizione necessaria.

Ora essendo la donna di carattere naturalmente sentimentale, mossa essenzialmente dalle impulsioni affettive, facilmente influenzabile dalle apparenze, l'islam le garantisce un tutore che ha facoltà di rifiutare ogni partito che le sia indegno. Infatti, essendo maschio, il tutore può meglio di lei distinguere chi la merita. Se invece un marito degno le si fa avanti, merita il suo consenso ma viene rifiutato dal tutore solo per una sua tirannia, gli viene tolto il tutorato e lo si trasferisce al più vicino dei parenti della donna; in mancanza o difetto di tale vicino, la donna viene maritata con il tutorato del giudice.

L'islam vieta di dare la donna in sposa ad uno indegno di lei e della sua famiglia perchè la donna ed i suoi subiscono in conseguenza il discredito e il disonore del marito indegno. Tale matrimonio non voluto dal tutore e dai vicini della donna provoca spesso la rottura dei legami di sangue tra parenti della stessa famiglia. Il miglior criterio del marito degno è quello che è indicato dal profeta che disse: "Se vi viene innanzi chi per fede e portamento vi soddisfa, acconsentite al suo matrimonio; se non lo fate seminerete danno e corruttela infiniti." (Mustadrak n° 2695) Il marito uomo di fede ed educato, onora la moglie se la ama, e se non l'ama eviterà comunque, per timore di Allah, di avvilirla o di umiliarla.

9- Il viaggio della donna senza parente accompagnatore

La donna è nell'islam come una perla che va protetta e preservata, per cui si teme che sia toccata o graffiata se non da chi ha facoltà di toccarla con prudenza e precauzione. Perciò, l'islam vieta alla donna di mettersi in viaggio da sola, senza che sia accompagnata da un parente vicino come il marito, il padre, il fratello o un altro parente con il quale è vietato il matrimonio. Il profeta disse infatti: "La donna può viaggiare solo se è accompagnata da un parente mahram e nessuno entri da lei senza la presenza di un parente mahram." Un uomo allora esclamò: "Messaggero di Allah, io parto in guerra coll'esercito e mia moglie vuole partire in pellegrinaggio."Il profeta gli ordinò: "Accompagna tua moglie!"" (Bukhari n° 1763)

Uno potrà trovare in tale divieto una restrizione alla libertà della donna e una violazione dei suoi diritti. Ed è proprio quello che a prima vista pare; ma se si indaga il motivo per il quale questo divieto è stato stabilito, lo si ammetterà senza difficoltà.

Il viaggio si accompagna spesso da molti fastidi e difficoltà e la donna naturalmente debole e fragile non è in grado da sola di affrontarli adeguatamente, specie se si sa che i mestrui, la gravidanza e l'allattamento la espongono a difficoltà fisiche pericolose e se si considera inoltre, che la donna si lascia facilmente condurre dai sentimenti e affascinare dalle rilucenti apparenze. Perciò ha sempre bisogno di un parente che le serva da difensore e da appoggio. Il profeta non esitava a paragonare le donne alla porcellana per la loro debolezza e la loro delicatezza. In uno dei suoi viaggi, il profeta si rivolse ad un giovanotto di nome Angiascia che spronava i cammelli che portavano le donne e gli disse: " Adagio, Angiascia! Hai un carico di porcellana!" (Bukhari n° 5857)

Una donna in viaggio ha bisogno di chi la protegge dai malviventi in agguato e di chi può soddisfare le sue esigenze assicurandole la necessaria comodità. In islam è il mahram che compie questa funzione perchè la donna non sia in condizione di ricorrere ad uno straniero. Il mahram è quindi in realtà un servitore e un protettore senza controparte. In che sarebbe un disprezzo per la donna? Non è invece un modo di onorare la donna, proteggendola e assicurandole la soddisfazione di tutte le sue necessità?

10- La punizione e correzione della donna

Il sistema di correzione della donna nell'islam è applicabile in circostanze e condizioni determinate e precisissime. Detto sistema è nato dall'intento di preservare e rispettare l'umanità della donna e la sua dignità, ed è una vittoria contro lo spirito di vendetta e di rivincita. La società islamica è con questo molto lontana da quella occidentale in cui le statistiche indicano la crescita esponenziale della violenza esercitata sulla donna. Il fenomeno della violenza contro le donne è riscontrabile anche in alcuni paesi islamici, in cui l'islam è solo un nome e non mai una pratica.

Allah Altissimo dice nel (Corano 4:34): "Ammonite quelle di cui temete l'insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele. Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse." L'islam vieta di picchiare la donna e ammonisce severamente chi ricorre a questa pratica, dal fatto che la donna è tenuta per un essere debole, molto fragile, incapace di difendersi. Il profeta disse: "Nessuno batti sua moglie come una schiava per finire a letto con essa, di notte." (Bukhari n° 4908)

Malgrado tutto, l'islam permette di correggere il comportamento della donna in circostanze speciali e in determinate condizioni, come quando la moglie si ribella al marito senza motivo accettabile. Umm Kulthum – Allah sia soddisfatto di lei- , figlia di Abu Bakr, riferisce: "Quando si vietò agli uomini di picchiare le mogli, andarono dal profeta a lagnarsi di esse. Il profeta si rimise a loro ripermettendo loro di ricorrervi. Il profeta disse poi: "La famiglia di Muhammad ricevette la visita ieri di settanta donne che sono state battute." Si riferisce che aggiunse : "I migliori non ricorrono mai a battere le mogli." (Mustadrak n° 2775)

Nel versetto coranico sopra riferito, Allah Altissimo ci indica il modo di curare l'insubordinazione della moglie al marito: é una cura a volte amara, ma va accettata per raggiungere lo scopo mirato. La cura ha tre tappe:

- la prima tappa: quella del consiglio, dell'esortazione e l'ammonimento, agitando la punizione di Allah, ricordando i diritti del marito e l'obbligo di obbedirgli; il tutto con parole dolci ed affettuose. Se tutto questo non serve, si passa alla seconda tappa.

- la seconda tappa: Astenersi dall'avere rapporti sessuali con la moglie, non rivolgerle più la parola. É una tappa in cui si ricorre alla dolcezza e nel contempo alla durezza. Se anche questo rimedio non ha risultati, si passa alla terza tappa.

- la terza tappa: Si ricorre all'atto di picchiarla, senza violenza, senza provocarle una frattura, o lasciarle traccie, evitando sempre i danni al viso: lo scopo essendo di ristabilire la disciplina e non di fare del male o provocare danni, ma di farle capire che la sua insubordinazione è inammissibile. Bisogna ricordare qui che il profeta rispose un giorno a chi gli domandò: "Quale diritto ha la moglie sul marito?" : " Nutrirla quando ti nutri, vestirla quando ti vesti, non picchiarla al viso, non dirle mai : "Allah ti faccia più laida!" E non abbandonarla se non a casa." (Ibn Habbane n° 4175)

Battere la moglie ha quindi come condizione di non farsi nell'intento di assoggettarla, avvilirla o danneggiarla, ma di farlo per correggerla ed in caso assoluta necessità. Anzi, si riferisce che Ibn Abbas affermava che battere la moglie doveva farsi usando il bastoncino di siwak con cui di solito si puliscono i denti. Comunque, la violenza fisica è vietata dall'islam e il profeta insisteva a consigliare ai fedeli di prendere cura delle mogli: "Temete Allah quando avete da fare con le mogli: le avete scelte e prese con un patto sancito da Allah, ne godete in nome di Allah; vi devono obbedire e non permettere a nessun estraneo di calpestare il vostro letto, se lo fanno battetele senza eccessiva violenza; per il resto le dovete nutrire, vestire ed onorare." (Ibn Khuzeima n° 2809)

La tappa della correzione servirebbe nei confronti di due categorie di mogli, secondo le conclusioni degli specialisti di psicologia:

- la prima categoria: le mogli autoritarie: sono le mogli arroganti che provano piacere a sfidare i mariti per assoggettarli e comandarli.

- la seconda categoria: le mogli sottomesse: e sono quelle mogli che, per masochismo, trovano piacere ad essere picchiate e battute dai mariti. G. A. Hodfield, uno degli specialisti occidentali di psicologia scrive in un suo libro sulla psicologia e la condotta morale: "L'istinto di sottomissione cresce e la persona prova piacere ad essere assoggettata ed è così felice di sopportare il dolore. Questo istinto è molto diffuso tra le donne, benchè lo ignorino; perciò sono note per la loro capacità di sopportare il dolore meglio degli uomini. Questo tipo di donna è sempre più impressionata dal marito ogni volta che la batte e la tratta con brutalità e nulla è più patetico ai suoi occhi, di un marito sempre troppo dolce che non ha il senso della rivolta, anche se viene provocato."

La correzione fisica interviene come ultima tappa di un processo di educazione. L'islam autorizza di ricorrervi nel caso in cui l'esortazione e l'abbandono non hanno dato un risultato positivo. Inoltre non si ricorre alla correzione violenta se la donna preferisce piuttosto il divorzio alla subordinazione al marito. Comunque va sempre tenuto conto della necessaria cautela e della scrupolosa osservazione della discrezione da parte dei due coniugi: la correzione e l'educazione coniugale è una faccenda privata e tale deve rimanere tra i due coniugi, che devono guardarsi dal permettere ai figli o agli altri parenti di esserne al corrente. Usare la violenza è uno dei mezzi dell'educazione: il padre ad esempio vi ricorre per raddrizzare il comportamento dei figli, il maestro fa lo stesso con gli alunni...Infine, nello stesso versetto riferito, Allah Altissimo indica che l'educazione finisce con la dimostrazione dell'obbedienza da parte della moglie: "Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse."

Perciò è facile capire che lo scopo che si vuole raggiungere attraverso le tre tappe di educazione riferite è proprio di stabilire o ristabilire l'ordine con cui l'islam vuole preservare la famiglia dalla disgregazione, evitando la dispersione dei figli e le conseguenze psicologiche negative che accompagnano il divorzio dei genitori.

Sarà opportuno far menzione qui di alcune statistiche britanniche [27], molto eloquenti: il numero di donne battute violentemente dai mariti è passato da 6400 nel 1990 a 30.000 nel 1992, poi a 65.400 nel 1995; ci si aspetta che tale cifra cresca per raggiungere alla fine del 20° secolo, ben 124.400. Dette statistiche sono state stabilite attraverso solo i dati giunti alle questure. Quanti saranno i casi che non sono stati comunicati alla polizia? E quante saranno mai le donne battute dai mariti, su scala mondiale?

Conclusione

L'islam è il messaggio eterno che Allah ha inviato a tutti i Suoi servi tramite Muhammad – pace e benedizione di Allah su di lui-. Questo messaggio ha innalzato fin dall'inizio della sua rivelazione l'essere umano al di sopra di ogni altra creatura. Allah Eccelso dice infatti nel (Corano 17:70):"In verità abbiamo onorato i figli di Adamo, li abbiamo condotti sulla terra e sul mare e abbiamo concesso loro cibo eccellente e li abbiamo fatti primeggiare su molte delle Nostre creature." Dopo il primato dell'uomo su tutte le creature, Allah ha stabilito e dichiarato un altro principio fondamentale, quello cioè dell'uguglianza tra tutti gli esseri umani per origine e creazione: (Il Corano 4:1) " Uomini, temete il vostro Signore che vi ha creati da un solo essere."

Da questa base di partenza, ogni uomo è uguale al suo simile per umanità e ad ognuno è data l'occasione di esprimere la propria opinione, di mettere a profitto e di godere di quello che Allah ha creato. Se poi appaiono tra gli uomini differenze non sono originate dalla differenza di razza, o di colore; se poi tra di loro si delineano differenze nei modi e livelli di vita, non devono risultare da una differenza tra la loro personalità umana: il merito presso Allah non risulta dalla differenza di sesso, di colore o di etnia: tutti per Allah sono pari : maschio e femmina, ricco e povero, nobile ed umile: la differenza tra di loro risulta dalla loro lontananza o vicinanza nell'applicazione della sciaria di Allah e dalla dirittura nella via di Allah. Allah evidenzia questo principio ai Suoi servi dicendo (Il Corano 49 13): "O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda. Presso Allah, il più nobile di voi è colui che più Lo teme."

Gli insegnamenti islamici considerano uguali gli uomini per origine e per valore umano, considerano uguali e pari in tutto l'uomo e la donna, tranne quello di cui è necessario fare eccezione: Allah Altissimo dice infatti (9:71) "I credenti e le credenti sono alleati gli uni degli altri." Inoltre, Allah Altissimo dice nel (Corano 3:195) "Il loro Signore risponde all'invocazione: "In verità non farò andare perduto nulla di quello che fate, uomini o donne che siate."

Per finire vorremmo fare brevemente alcune osservazioni:

* Possiamo affermare senza alcun rischio di errore che la donna non gode e non godrà mai del rispetto dei suoi diritti e della sua libertà naturale al di fuori dell'islam, perchè è una religione celeste rivelata dal Creatore del genere umano, uomini e donne e Unico Conoscitore del loro bene e del loro interesse, in questo mondo e nell'aldilà.

* Non dobbiamo giudicare l'islam attraverso e sulla base del comportamento di alcuni singoli musulmani; molti di coloro che si dichiarono musulmani non lo sono per niente, perchè questa religione non si limita alla pronuncia della doppia testimonianza, anzi è una fede e una pratica. Troviamo ad esempio chi tra i musulmani mente, inganna e commette molti peccati: ciò non vuol dire che l'islam prescrive di farlo o lo approva!

L'islam costituisce un ampio cerchio di musulmani tra i quali troviamo chi tende alla sua perfetta osservazione e chi, invece, commette errori e peccati biasimevoli in vita e nell'aldilà, ma non esce dal cerchio dell'islam e viene chiamato musulmano disubbidiente o peccatore.

* Vorremmo infine rivolgere un appello ad ogni persona non musulmana perchè giudichi l'islam senza apriorismi, senza dipendere dalle opinioni di altri, ma liberamente, autonomamente. Invitiamo chi non ha dati sufficienti di leggere sull'islam da fonti affidabili al fine di conoscere l'islam e il sistema islamico. Dato che è una religione divina, chi la esamina con obiettività, senza pregiudizi e senza fanatismi, mirando solo a ricercare la verità, ne sarà affascinato e condotto con la Grazia di Allah, verso la retta via.

La studiosa Laura Veccia Vaglieri benchè non sia musulmana, scrive nel suo libro "Difesa dell'islam": "Per evitare la seduzione, la mala condotta e prevenirne le conseguenze, la donna musulmana deve portare il velo e coprirsi tutto il corpo, tranne quelle parti di cui la libertà totale è considerata indispensabile: gli occhi ed i piedi. Ciò non è dovuto ad un'assenza di rispetto per le donne nè costituisce un tentativo di soffocarne la libertà, ma è piuttosto per proteggerle dai desideri degli uomini. Questa vecchissima regola che prescrive l'isolamento delle donne, la loro separazione dagli uomini e la vita etica che ne conseguirà, hanno fatto della prostituzione organizzata un fenomeno completamente sconosciuto nei paesi d'oriente, tranne là dove gli stranieri hanno influenza o autorità. Se nessuno potrà negare il valore di questi benefici, ci conviene concludere che la tradizione del velo è una fonte di profitto irrinunciabile, incedibile nella società islamica."



[1] Pensatore, universitario e ricercatore americano, specializzato nella situazione della donna nel mondo.

[2] Cfr. periodico : "Al Mustakbal Al Islami" n° 146; 6° mese dell'anno 1424 Eg.

[3] Muhammmad Mutwalli Asciaaraui : "Il destino e la predestinazione" p. 130-132

[4] Traduzione di Adel Zaiytir, p. 488.

[5] La traduzione italiana del versetto coranico pecca – come in altre parti - di inesattezza e di imprecisione: "la taadhuluhunna" لاتعضلوهنnon corrisponde a "trattare con durezza"; corrisponde ad impedire alle donne di riprendere marito; si propone quindi di correggere in :"Non impedite loro di rimaritarsi..." (M. Hassani)

[6] "Gli scritti santi delle antiche religioni ", Ali Abdul Wahid Wafi, p.168

[7] "La Civiltà degli Arabi"; G. Lebon

[8] "La donna in Cina": 3/1e 4/1

[9] "La Civiltà degli Arabi" p. 406

[10] 1/3 p. 119

[11] "La Civiltà degli Arabi" Op. Cit.p. 408

[12] Op. Cit. P. 406

[13] H. Al Sceikh: "Studi di storia greca e romana" p. 149

[14] Genesi (3: 1/ 3: 21)

[15] Op. Cit. 1/2 p. 374

[16] Al Hakham Rabi Suleiman Giazfiraid : "Una raccolta di leggi e costumi ebraici", p. 22

[17] Ahmed Scialabi: "Paragone delle religioni"; p. 187

[18] Nuovo Testamento : Corinzi 1; 11: 3-9

[19] Efesini 5: 22-23

[20] Vedi p. 6, nota n° 5

[21] La Rivista "Al Mustaqbal Al Islamy" n° 146 del 6 1424: "The Debauchery Of American Womanhood vs Burka."

[22] Rivista del Azhar, Vol. 2 p. 291

[23] "La donna nel Sacro Corano"

[24] Vedi ancora p. 6, nota n° 5.

[25] "La pace mondiale e l'Islam" p. 56

[26] "Sguardi sul libro del velo", Mustafa Al Ghilani pp. 94-95

[27] "La Rivista della Famiglia" del mese di Giumada Al Ula, dell'anno 1416 E.

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