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 Pregiudizi correnti sui diritti  dell'uomo nell'Islam

 Introduzione

Tutta la Lode appartiene ad Allah e possa Allah esaltare il ricordo del Suo Profeta e proteggere lui, la sua famiglia, i suoi Compagni e coloro che seguono la loro via da ogni male e garantire loro sicurezza nel Giorno della Resurrezione.

Ogni società deve garantire ai propri cittadini il diritto alla sicurezza per la soddisfazione dei bisogni di base ed instillare in loro un senso di appartenenza e di attaccamento ad un più vasto gruppo sociale; per poter svolgere la sua mansione e funzione in maniera soddisfacente, ogni individuo ha bisogno di sentirsi al sicuro e parte di un insieme.

Attualmente, nella società a livello globale si possono distinguere tre diverse tendenze. La prima pone i diritti dell’individuo al di sopra di quelli della società concedendogli una totale libertà d’azione e ponendo minime limitazioni. Purtroppo questo porta ad una situazione sociale caotica in quanto con libertà illimitata predominano i desideri egoistici nell’individuo e si ottenengono dei risultati contraddittori che trasformano l’intera comunità in un gruppo di persone estremamente avide ed egoiste. E’ il caso della società capitalista democratica liberale.

La seconda tendenza, al contrario della prima, pone i diritti della società al di sopra di quelli dell’individuo, il quale si vede negare la propria volontà e viene spogliato di tutti i suoi diritti. Lo Stato, che si è sostituito alla società, gli riconosce solo un numero limitato di diritti, quelli che servono all’interesse della società. E’ la tendenza prevalente nelle società comuniste e totalitarie.

La terza tendenza, idealmente, non pone né i diritti della società al di sopra di quelli dell’individuo, né quelli dell’individuo al di sopra di quelli della società; vengono garantiti i diritti legittimi durante la vita della persona, secondo un determinato sistema. Diritti e doveri sono sottoposti e controllati da regole e condizioni precise. In una società di questo tipo la priorità al pubblico interesse rispetto all’interesse del singolo viene data soltanto in caso di un serio conflitto.

In quest’opera affronteremo la questione dei diritti umani secondo le leggi e i principi dell’Islam, in quanto sistema perfettamente equilibrato. Questi diritti sono basati sulle Rivelazioni del Divino Libro dei musulmani, il Sublime Corano, e sulla Sunnah, detti e fatti del Messaggero di Allah (pace e benedizione su di lui), ovvero le due fonti principali della vita e della giurisprudenza islamica. I diritti dell’uomo così come sono intesi nell’Islam hanno l’obiettivo di preservare la dignità dell’uomo in quanto individuo e di introdurre la giustizia nel rapporto con l’altro.    

Siamo certi che il rispetto e l’attuazione di tali diritti contribuiranno - con il permesso di Allah – alla costruzione di una società serena ed equilibrata e sapranno rispondere alle aspirazioni delle società umane in termini di sicurezza, sviluppo e prosperità. I diritti e i principi di cui parleremo non sono il risultato di precedenti esperienze, ideologie sociali, bisogni provvisori ed immediati e/o iniziative e motivazioni politiche: piuttosto, essi provengono dal Compassionevole e Onnisciente che li ha rivelati per il progresso dell’uomo verso la felicità in questa vita e la sua salvezza nell’Aldilà.

Il nostro totale credo nella verità e nella giustizia dei diritti e dei principi islamici è dovuta dal fatto che è Allah, il Misericordioso e l’unico Creatore dell’uomo, a rivelarli. Egli sa perfettamente ciò che è bene per la Sua creazione in ogni momento, ciò che giova o nuoce l’uomo, ciò che lo rende felice o triste, ciò che lo porterà al successo o alla sventura. Egli ha creato, dalla Sua conoscenza e generosità, le leggi migliori per l’individuo che soddisfano i bisogni essenziali di tutte le Sue creature sulla terra e permettono un vita prospera, sicura ed felice.

Il Sublime Corano, che è stato rivelato e fatto scendere su Muhammad (pace e benedizione siano su di lui), è l’eterno miracolo che contiene i principi fondamentali di queste regole essenziali. La Sunnah, le pratiche dell’Inviato di Allah (pace e benedizione siano su di lui), che è la seconda fonte della legge islamica, contiene una guida rivelata e dettagliata. Tali regole e principi sono stati esposti dal Messaggero di Allah (pace e benedizioni siano su di lui) nella forma e nel modo migliore all’incirca millequattrocento anni fa e rimarranno validi per sempre. Entrambi, il Sublime Corano e la Sunnah, rendono onore all’uomo, come individuo facente parte di una società, e ai suoi diritti, pur non trascurando quelli della comunità e del pubblico interesse e non  dimenticandone nemmeno i bisogni; infatti Allah Onnipotente dice nel Sublime Corano:

(In verità abbiamo onorato i figli di Adamo, li abbiamo condotti sulla terra e sul mare e abbiamo concesso loro cibo eccellente e li abbiamo fatti primeggiare su molte delle Nostre creature.) (17:70)

L’uomo guadagnerà tale onore e privilegio soltanto quando adempirà i suoi obblighi e rimetterà i diritti dovuti ai legittimi titolari.

Per svolgere le funzioni connesse ad una tale posizione speciale sulla terra è necessario che specifici individui compiano specifiche mansioni. Questo concetto è illustrato da Allah Onnipotente nel Sublime Corano:

(Egli è Colui che vi ha costituiti eredi della terra e vi ha elevato di livello, gli uni sugli altri, per provarvi in quel che vi ha dato. In verità il tuo Signore è rapido al castigo, in verità è perdonatore, misericordioso.) (6:165)

Alcune nazioni ed organizzazioni internazionali, come le Nazioni Unite, fanno insistentemente appello ai principi che mirano a garantire i diritti umani. Circa quattordici secoli fa l’Islam stabilì molti di questi diritti all’interno dell’illuminato sistema della Shari'ah (legge e giurisprudenza islamica). I principi elencati dalle moderne organizzazioni internazionali sono caratterizzati da mancanze concettuali, da errori nella formulazione e da ingiustizie nell’applicazione; sono subordinati a programmi politici, a pressioni economiche ed a preconcetti culturali e si portano dietro i residui del colonialismo e dell’imperialismo. Tali diritti, spesso, sono proclamati e stabiliti non per l’interesse di tutti gli esseri umani, ma piuttosto a vantaggio di determinati governi, organizzazioni e potenti gruppi con particolari interessi. Ciò diventa più evidente quando, come possiamo osservare ovunque, molti dei nostri fratelli soffrono le peggiori delle atrocità e ciononostante non vi è nessuna organizzazione che difenda veramente i poveri ed i deboli. Possiamo vedere con i nostri occhi che le evidenti disuguaglianze e gli abusi presenti fra le nazioni, ed all’interno delle stesse nazioni, sono in continuo aumento, mentre le disposizioni per gli aiuti umanitari e lo sviluppo non fanno altro che acuire le difficoltà e la miseria di queste paesi, come se fossero eternamente destinati a condizioni di povertà e schiavitù.

Capita che, per motivi politici ed economici, certe organizzazioni umanitarie non possano aiutare chi è oppresso. Alcune oneste associazioni sono state escluse dall’elargire aiuti quando, invece, è stato permesso ad altre perché risultano di essere promotrici di programmi politici e di proselitismo per ideali faziosi o per gruppi di persone con particolari interessi, di conseguenza più accettabili dalle potenze dominanti. Vengono lanciati anche slogan del tipo “non interferite negli affari interni degli altri paesi” o “limitiamoci alle realtà politiche”, eccetera. L’Islam fa appello alla protezione, alla difesa ed al sostegno di chi è sottomesso nel mondo, tramite la rimozione delle cause che portano all’oppressione e allo sfruttamento. La legge islamica è strutturata per rimuovere ogni tirannia ed abuso secondo regole che impongono ciò che è lecito, proibendo ciò che è illecito e incoraggiando lo sforzo di condurre la propria esistenza seguendo il percorso di Allah l’Altissimo.

Allah Onnipotente afferma nel Sublime Corano:

(Perché mai non combattete per la causa di Allah e dei più deboli tra gli uomini, le donne e i bambini che dicono: «Signore, facci uscire da questa città di gente iniqua; concedici da parte Tua un patrono, concedici da parte Tua un alleato»?) (4:75)

 È importante qui precisare che l’applicazione delle leggi sui diritti umani in una società musulmana è inestricabilmente connessa allo sforzo sincero di rispettare le leggi, i principi islamici alla lettera e nel loro significato spirituale. I sistemi politici di alcuni paesi musulmani rinnegano totalmente l’Islam, mentre altri utilizzano soltanto ciò che fa comodo ai loro interessi; altri ancora fingono solamente di mettere in pratica alcuni insegnamenti e principi, quando, in realtà, cercano di distruggere, distorcere e manipolare l’Islam dall’interno ed ostacolano l’esecuzione corretta delle leggi islamiche, pertanto non devono essere presi come esempi della difesa dei diritti umani nell’Islam. Di conseguenza vogliamo sottolineare in quest’opera l’obbligo, per coloro che volessero studiare obiettivamente l’Islam, di farlo sulla base dei suoi valori come sistema sviluppato nella sua totalità e non di essere influenzati da certi malcostumi di coloro che sostengono di essere musulmani. Il comportamento e le azioni deviate di determinati  individui, gruppi, gente o governi non devono condizionare il giudizio finale della persona. L’adozione dei principi e delle leggi varia secondo il grado d’impegno verso l’Islam e la capacità pratica di applicarli alle circostanze locali. Anche in un sistema efficiente, ci possono essere imperfezioni e difetti nella percezione e nell’applicazione. Se, per esempio, notiamo che una persona mente, truffa, non rispetta i patti, inganna ed è corrotta non si può accusare il sistema di questo, a meno che esso permetta e condoni tali pratiche e le usi a proprio vantaggio con l’inganno, poiché l’Islam proibisce categoricamente queste azioni dannose. È pertanto la persona stessa che deve essere rimproverata per i suoi crimini, non il governo. È necessario fare un esame completo del sistema in quanto tale e considerare i frutti che genera. Possiamo fornire un semplice esempio: se una persona ha bisogno di pane, dovrà recarsi da un fornaio oppure in un posto dove il pane è venduto, come una drogheria o un supermercato; se tale persona, invece, si reca dal macellaio o dal fruttivendolo, sicuramente là non ve ne troverà. Nel Sublime Corano troviamo un versetto di portata generale che esemplifica un caso simile, in cui Allah afferma:

(Se obbedisci alla maggior parte di quelli che sono sulla terra ti allontaneranno dal sentiero di Allah: seguono [solo] congetture e non fanno che mentire.) (6:116)

Con rincrescimento, osserviamo che molti musulmani, ovunque nel mondo, non sono fedeli rappresentanti dell’Islam perché commettono terribili errori e hanno numerose e gravi mancanze nella fede e nella pratica. Facciamo menzione di questa triste situazione per avvertire coloro che stanno studiando l’Islam perché non vengano influenzati o ingannati dagli atteggiamenti e dai difetti di quei musulmani che snaturano la propria fede. Gli studenti seri non devono scoraggiarsi, ma volgere la loro attenzione verso quei musulmani che rappresentano correttamente l’Islam e verso i suoi insegnamenti essenziali. Consigliamo ai fedeli di seguire le abitudini migliori e di applicare la propria fede in ogni aspetto della vita. Facciamo appello ai non musulmani affinché esaminino la nostra religione e ne comprendano i principi.

Vi è una famosa storia di un neoconvertito all’Islam che, a seguito di un viaggio in un paese musulmano, fu scosso nel vedere l’orribile stato di quella società islamica, notando quanto fosse lontana dagli insegnamenti e dai principi ideali dell’Islam. Disse: «Ringrazio Allah Onnipotente per avermi permesso di accettare l’Islam prima di venire in questo paese. Se fossi venuto qui prima di abbracciare l’Islam, non avrei mai pensato di diventare musulmano!» Affermò ciò perché vide con i suoi occhi il malcostume dilagante di alcuni musulmani. In effetti è una situazione molto infelice che ci sforziamo di correggere. Un primo passo in tale direzione sono la consapevolezza e la formazione.

Abdu-Rahman Ibn Abdul Karim Al-Sheha

 La garanzia dei diritti fondamentali nell’Islam

Introduzione

Essendo l’ultimo e perfetto messaggio che Allah ha inviato all’umanità, l’Islam ha lo scopo di creare una società ideale attraverso la messa in pratica dei suoi principi, del sistema giuridico e del codice etico in cui vi sia equilibrio fra la protezione dei diritti dell’individuo e quelli della collettività. Un modo per raggiungere questo obiettivo è quello di provvedere ai bisogni essenziali che garantiscono la totalità dei diritti alle persone senza recare danno al bene pubblico. Se ogni membro della società gode dei suoi diritti legittimi di pace, tranquillità, libertà ed una generale capacità di soddisfare i suoi requisiti di base in equilibrio con il benessere pubblico, ciascun individuo avrà l’opportunità di vivere una vita feconda di appagamento e soddisfazione.

Questa sentimento di contentezza fu spiegato dal Profeta di Allah (pace e benedizione su di lui) quando dichiarò:

«Per chi di voi si levi al mattino in buona sicurezza, sano di corpo, in possesso del cibo per la giornata, è come se fosse fatto convergere verso di lui il mondo intero, con tutto quello che ci sta dentro».[1]

L’Islam istituisce un sistema unico e dettagliato di diritti e doveri mirato ad assicurare e a salvaguardare i cinque bisogni fondamentali dell’esistenza umana:

(1) la salvaguardia della religione

(2) la salvaguardia della vita

(3) la salvaguardia delle facoltà mentali

(4) la salvaguardia dell’onore e della discendenza

(5) la salvaguardia del patrimonio

Ogni società, in qualunque forma si sia sviluppata, ha inventato il suo proprio sistema per proteggere queste necessità. Di seguito evidenzieremo gli aspetti caratteristici e peculiari del sistema islamico, ma prima di entrare nel dettaglio faremo alcune osservazioni generali sul termine, spesso frainteso, di ‘uguaglianza’.

 L’uguaglianza nell’Islam

Uomini e donne sono stati creati uguali nella loro natura umana di base, tutti provengono da una discendenza comune e godono dell’onore di fare parte della creazione di Allah e del privilegio della superiorità dell’uomo sulle altre creature. In Islam ogni distinzione di razza, sesso, colore, discendenza, classe, regione o lingua è strettamente proibita al fine di evitare la creazione di barriere artificiali fra chi è privilegiato e chi non lo è. Uguaglianza non significa che tutte le creature sono esattamente identiche, poiché è impossibile negare che esistono delle differenze naturali, anzi i due sessi si complementano e si completano a vicenda. Allah l’Eccelso dice nel Sublime Corano:

(Uomini, temete il vostro Signore che vi ha creati da un solo essere, e da esso ha creato la sua sposa, e da loro ha tratto molti uomini e donne. E temete Allah, in nome del Quale rivolgete l’un l’altro le vostre richieste e rispettate i legami di sangue. Invero Allah veglia su di voi.) (4:1)

Il Messaggero di Allah (pace e benedizione su di lui) disse:

«O gente! Il vostro Dio è Uno e il vostro antenato è uno. Appartenete tutti ad Adamo e Adamo è stato generato dalla terra. In verità la persona migliore agli occhi del Vostro Signore, Allah l’Eccelso, è la più devota tra di voi. Un arabo non è superiore a un non arabo e un non arabo non è superiore a un arabo, e una persona di colore non è superiore a un bianco, come un bianco non è superiore a una persona di colore, tranne che nella devozione.»[2]

Secondo l’Islam tutta l’umanità, con tutte le sue diverse etnie, proviene da un’unica fonte comune e di conseguenza non è permesso a nessun individuo di sostenere di essere superiore o di possedere speciali privilegi per sfruttare un’altra persona. L’Islam non tollera il falso orgoglio legato alla discendenza o alla condizione sociale. Il Messaggero di Allah (pbsl)[3] disse:

« Allah l’Onnipotente ha eliminato il falso orgoglio e l’arroganza che venivano praticati nel periodo precedente l’Islam, in cui gli uomini andavano erroneamente orgogliosi dei propri antenati. Ci sono solo due tipi di persone: il devoto virtuoso che Allah considera nobile e il libertino svergognato che non vale nulla per Allah. Tutta l’umanità proviene da Adamo ed egli fu generato dalla terra.»[4]

In alcune società si osserva un dilagante orgoglio legato all’etnia e alla classe sociale, ad esempio alcuni ebrei e cristiani hanno ritenuto di appartenere a una condizione sociale, razza, etnia o classe di persone più elevata. Allah, l’Altissimo e l’Onnipotente, ha dichiarato la verità di quest’arroganza e dice nel Sublime Corano:

(Giudei e nazareni dicono: «Siamo figli di Allah ed i suoi prediletti». Di’: «Perché allora vi castiga per i vostri peccati? Sì, non siete che uomini come altri che Lui ha creato. Egli perdona a chi vuole e castiga chi vuole. Ad Allah appartiene la sovranità sui cieli e sulla terra e su quello che vi è frammezzo. A lui farete ritorno».) (5:18)

Le leggi islamiche sono volte a sradicare ogni fuorviato principio di razzismo; ad esempio, uno dei compagni dell’Inviato di Allah (pbsl), Abu Dharr, una volta si rivolse a uno schiavo nero dicendo: «O figlio della donna dalla pelle nera!» Al sentire ciò, l’Inviato di Allah (pbsl) si girò verso Abu Dharr e gli disse:

«Stai per caso insultando questo uomo e sua madre? In verità, possiedi alcune delle caratteristiche dell’era dell’Ignoranza (prima dell’Islam). Quei tempi sono finiti e fanno parte del passato. Non esiste vantaggio o superiorità per il figlio della donna bianca rispetto al figlio della donna nera, tranne che nella devozione e nelle buoni azioni.» [5]

È riportato che Abu Dharr, sentendo il commento del Profeta (pbsl), si prostrò al suolo con umiltà affinché lo schiavo potesse pestare la sua testa con il piede come espiazione per il suo peccato, nonostante l’Inviato (pbsl) non gli avesse ordinato di farlo. Lo scopo di Abu Dharr era di auto punirsi attraverso l’umiliazione in modo tale da non ripetere mai più un simile peccato in futuro.

Nelľ Islam tutti gli individui hanno i medesimi e uguali obblighi per quanto concerne l’esecuzione dei diversi atti di culto nell’adorazione di Allah. Il ricco e il povero, il dirigente e il contadino, il bianco e il nero, colui con una vita decorosa e colui che invece ha pochi mezzi di sussistenza, tutti sono sullo stesso piano davanti ad Allah in quanto esseri umani: il più nobile è colui che è il più virtuoso, il più sincero e il più costante nel culto e nelle buone azioni. Come disse il Profeta (pbsl): «Allah non sta a guardare i vostri corpi o le vostre sembianze; sta invece a guardare i vostri cuori.» [6]

Ogni ordine riguardante gli obblighi e le proibizioni è valido per tutti senza alcuna distinzione di classe, condizione sociale o etnia. Allah l’Onnipotente afferma nel Sublime Corano:

(Chi fa il bene lo fa a suo vantaggio, e chi fa il male lo fa a suo danno. Il tuo Signore non è ingiusto con i Suoi servi.) (41:46)

Agli occhi di Allah, il Compassionevole, la differenza fra gli individui si basa sul grado di devozione, rettitudine e rispetto dei Suoi comandi. Allah l’Onnipotente afferma nel Sublime Corano:

(O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda. Presso Allah, il più nobile di voi è colui che più Lo teme. In verità Allah è sapiente, ben informato.) (49:13)

Tutti gli uomini sono uguali davanti al codice giuridico islamico e al giudice musulmano nominato. Le pene, i giudizi e le sentenze legali sono applicabili alle persone di ogni etnia e classe sociale senza alcuna distinzione e senza che nessun individuo privilegiato possa acquistare l’immunità. Citiamo di seguito un esempio eccezionale. A'isha ha riportato che una volta una nobildonna del clan di Makhzum commise un furto; i Quraish erano profondamente preoccupati poiché il Messaggero di Allah (pbsl) voleva applicare la punizione prescritta per tale crimine e cioè l’amputazione della mano: si riunirono per discutere e dissero: «La persona più idonea a parlare con il Profeta (pbsl) riguardo alla ladra del clan Makhzumi è il suo amato compagno Usamah ibn Zaid (a sua volta figlio di un caro compagno dell’Inviato (pbsl)». Inviarono quindi Usamah a parlare con Muhammad (pbsl) per ottenere un favore a nome della donna dei Makhzumi; sentendo ciò che Usamah gli chiedeva, il Messaggero di Allah (pbsl) disse:

«O Usamah! Sei venuto per intercedere riguardo a una punizione stabilita da Allah?» Non appena ebbe finito la sua conversazione con Usamah, il Profeta (pbsl) si levò in piedi e fece il seguente discorso:

«Le genti (o nazioni) prima di voi furono distrutte perché quando una persona tra i nobili rubava, lo lasciavano impunito, ma se era un povero, un debole o una persona qualunque a farlo, allora applicavano su quest’ultimo la sentenza. Per Allah, se Fatimah, la figlia di Muhammad rubasse, le farei tagliare la mano.» [7]

Nessuno ha il diritto di monopolizzare, abusare o agire in nome dei propri interessi personali nella gestione delle risorse nazionali. Tutti i membri della nazione devono poter usufruire di tali risorse, ciascuno secondo equi e giusti diritti ed obblighi. Tuttavia, i cittadini non saranno uguali in termini di lavoro e benefici che apportano al bene pubblico. Il governo islamico deve compiere ogni sforzo necessario per assicurare opportunità d’impiego ai suoi connazionali e per organizzare l’utilizzazione delle risorse nazionali.

L’Islam stabilisce che non vi è differenza fra le persone in termini di valori umani; tuttavia l'unico criterio di distinzione fra i membri della comunità si basa sui servizi che essi offrono alla società e ogni individuo viene ricompensato in base a questo. Per esempio, l’Islam non considera sullo stesso piano, in termini di salario e ricompense economiche, la persona che lavora duramente e il pigro. Allah Onnipotente afferma nel Sublime Corano:

(Per ogni uomo ci sarà un livello adeguato al suo comportamento. Il tuo Signore non è indifferente a quello che hanno fatto!) (6:132)

 La salvaguardia dei bisogni essenziali della vita nell’Islam

Dopo questa introduzione esamineremo ora le necessità di base dell’uomo che l’Islam, col suo sistema legislativo divino e unico, gli garantisce.

 La salvaguardia della religione

L’Islam è la rivelazione divina, completa e perfetta, proveniente da Allah Onnipotente per il benessere a la salvezza dell’umanità. Tutti i Profeti precedenti inviati da Allah, come Noè, Abramo, Mosè e Gesù(pace su di loro), erano musulmani mandati presso le loro genti con il messaggio di base dell’Islam - adorare Allah senza associarGli idoli o altre divinità - e regolamenti specifici adatti alle popolazioni cui appartenevano.

Allah l’Eccelso dice:

(Non inviammo prima di te nessun messaggero senza rivelargli: LA ILAAHA ILLA ANA [Non c’è altro dio che Me], AdorateMi!) (21:25)

Muhammad ibn Abdullah (pbsl) è l’ultimo dei Profeti e dei Messaggeri di Allah a cui è stata donata la versione completa e definitiva dell’Islam e della Legge Rivelata, che rimarrà valida per tutta l’umanità fino all’arrivo del Giorno della Resurrezione; egli (pbsl) è stato inviato a tutti gli uomini con il codice delle leggi islamiche stabilito da Allah, il Saggio l'Onnisciente.

Allah l’Altissimo dice:

(Muhammad non è il padre di nessuno dei vostri uomini; egli è l’inviato di Allah e il Sigillo dei Profeti.) (33:40)

E Allah l’Eccelso dice:

(Oggi ho reso perfetta la vostra religione, ho completato per voi la Mia grazia e mi è piaciuto darvi per religione l’Islam.) (5:3)

E dice:

(Invero la religione presso Allah è l’Islam.) (3:19)

E dice:

(Chi vuole una religione diversa dall’Islam, il suo culto non sarà accettato, e nell’altra vita sarà tra i perdenti.) (3:85)

Il Messaggero di Allah (pbsl) spiegò il suo ruolo, rispetto ai Profeti di Allah venuti prima di lui, con una similitudine dicendo:

«Il mio esempio e l'esempio dei Profeti che mi hanno preceduto è come quello di una persona che ha costruito una bellissima casa: essa era perfetta e magnifica tranne per un singolo mattone mancante (in un angolo). La gente che vedeva la casa la ammirava ma poi si domandava perché mai il proprietario avesse lasciato quell’unico mattone mancante. Io sono quel mattone; sono il Sigillo dei Profeti (per tutta l'umanità)[8]

Tutti gli uomini sono concordi nell’affermare il principio generale secondo cui la verità, la giustizia e l’onestà devono essere sostenute e difese in caso di attacco da parte delle forze della falsità, della tirannia e della malvagità. Per i musulmani questo è un obbligo molto importante e devono sforzarsi di promuovere la verità, la giustizia e l’onestà con tutti i mezzi legittimi disponibili. Per le società secolarizzate, la religione è considerata puramente come un affare privato: secondo la legge, la vita pubblica deve essere guidata da principi e istituzioni secolari e, in nessun caso, non secondo la religione o le leggi religiose. E’ necessario ricordare che lo stesso secolarismo è nato come reazione agli eccessi e ai conflitti fra le chiese cristiane e i vari monarchi e re d’Europa.

Ciò ci permette di introdurre il delicato argomento di ‘Jihad’ (lotta, sforzo), una parola altamente diffamata ed abusata. Il seguente versetto del Sublime Corano, letto nel suo contesto più completo, fornisce la regola generale circa la Jihad:

(Combattete per la causa di Allah contro coloro che vi combattono, ma senza eccessi, ché Allah non ama coloro che eccedono.) (2:190)

In breve, la Jihad significa che ai musulmani è permesso combattere per proteggersi contro l’aggressione, lo sfruttamento e la repressione, ma sempre senza cadere nell’eccesso, in quanto proibito. La radice araba della parola Jihad significa ‘sforzo’ ed include non soltanto la lotta contro gli oppressori ed i tiranni, ma anche, ad un livello generale, lo sforzo per promuovere il bene e combattere il male. La Jihad è il più onorevole principio islamico, poiché soltanto grazie ad essa l’Islam, assieme alle più importanti verità, alla giustizia e alle opere buone, sono protetti ed i musulmani stessi possono difendersi da coloro che li aggrediscono. È obbligo di ogni musulmano credere e praticare la Jihad fin dove gli è possibile: i compiti più onerosi sono riservati a coloro aventi maggiori abilità, ma anche il povero ed il disabile devono dare il loro sostegno morale e pregare affinché giunga la vittoria.

La Jihad veniva praticata anche nelle religioni precedenti. Poiché il male fa parte della storia umana, ed è presente in ogni luogo, la Jihad fu stabilita e definita per fermare la tirannia e l’ingiustizia, e per rimuove i sovrani e i regimi criminali. La Jihad fu creata per proibire alla gente la venerazione degli dei e dei semidei fasulli e per far loro conoscere la realtà del culto di Allah, Dio unico che non ha figli, soci o compagni. Altro scopo della Jihad è quello di rimuovere le ingiustizie e far conoscere all’uomo la misericordia, la giustizia e la pace presenti nel modello di vita islamico nell’interesse di ciò che è bene per l’uomo sulla terra e non nell’interesse di specifici gruppi di arabi o di gruppi musulmani di altre nazioni, poiché l’Islam è universale e non ha confini geografici o territoriali. Come riporta la tradizione, il Messaggero di Allah (pbsl) disse:

«Aiuta un fratello, sia che egli sia un oppressore o l’oppresso». Un uomo domandò: «O Messaggero di Allah! Posso aiutarlo quando è oppresso, ma come posso aiutarlo quando è l’oppressore?» Egli (pbsl) disse: «Puoi aiutarlo a non opprimere. Quello sarà l’aiuto che potrai dargli». [9]

Il messaggio e l’invito dell’Islam sono universali, rivolti a tutta l’umanità, con un codice completo di credenze, di morali ed etiche per ogni ceto sociale. L’Islam ha stabilito i principi di giustizia, d’imparzialità, di uguaglianza, di libertà, di benessere, di successo e della verità per l’uomo sulla terra. La Jihad è stata istituita non per forzare la gente ad accettare l’Islam contro la propria volontà, ma piuttosto come mezzo e meccanismo che aiuti a mantenere quella pace che permette la diffusione non violenta nel mondo intero del messaggio della religione monoteista, della giustizia e dell’uguaglianza e che lo protegge contro gli attacchi. Dopo averlo ricevuto, spetta a ciascuno di noi accettare l’Islam o meno. Lo scopo essenziale della Jihad è di spianare la strada alla propagazione pacifica del messaggio presso le genti. Allah Onnipotente afferma nel Sublime Corano:

(Non c’è costrizione nella religione. La retta via ben si distingue dall’errore. Chi dunque rifiuta l’idolo e crede in Allah, si aggrappa all’impugnatura più salda senza rischio di cedimenti. Allah è audiente, sapiente.) (2:256)

Il principio che consolida i rapporti fra i governi e la gente è basato sulla giustizia e sulla pace, poiché non può esistere una pace durevole senza giustizia. La Jihad non è ‘una guerra santa’ come viene descritta dai mezzi di informazione dell’Occidente, ma è ‘lotta’ e resistenza dignitose contro gli oppressori e coloro che si oppongono alla diffusione pacifica della parola di Allah e della fede in Lui e nell’Islam, la Sua religione. La maggior parte delle volte le motivazioni iniziali di una ‘guerra’ sono interessi personali o nazionali, interessi terreni, risorse naturali e/o altri motivi politici ed economici. L’Islam proibisce una ‘guerra’ basata su queste ragioni e ammette la Jihad nelle tre seguenti situazioni, vale a dire:

1)             La difesa della vita, della proprietà e dei confini nazionali, ma senza eccessi

Allah dice nel Sublime Corano:

(Combattete per la causa di Allah contro coloro che vi combattono, ma senza eccessi, ché Allah non ama coloro che eccedono.) (2:190)

2)             Rimuovere l’oppressione e battersi per i legittimi diritti della gente oppressa.

L’obbligo di respingere l’oppressione e la tirannia è menzionato nel seguente versetto del Sublime Corano:

(Perché mai non combattete per la causa di Allah e dei più deboli tra gli uomini, le donne e i bambini che dicono: «Signore, facci uscire da questa città di gente iniqua; concedici da parte Tua un alleato»?) (4:75)

Il Profeta di Allah (pbsl) disse:

«La migliore Jihad è una parola di verità davanti ad un sovrano ingiusto». [10]

3)             Difesa della fede e della religione

L’Islam ha consentito la lotta soltanto per i motivi sopra specificati e qualunque altra ragione (come la conquista di nuovi territori, interessi coloniali e la vendetta ecc.) è completamente proibita. Inoltre sono state stabilite regole rigorose di comportamento durante le ostilità: non è consentito ai combattenti islamici di uccidere in maniera fortuita, ma è permesso uccidere i soldati e le altre forze di sostegno diretto; non è ammessa, accettata, e perdonata l’uccisione di anziani, di bambini, di donne, di coloro che sono sotto cure mediche, di personale medico e di chi si sono ritirati in adorazione di Allah; è proibita la mutilazione dei corpi e degli organi dei combattenti nemici deceduti; è  vietata l’uccisione del bestiame o di qualunque tipo di animale appartenente al nemico, la distruzione delle abitazioni e l’inquinamento delle acque potabili, dei fiumi, dei laghi, delle sorgenti e dei pozzi d’acqua del nemico che si sta combattendo. Questi concetti sono basati sui molti versetti del Sublime Corano, tra cui vi è il seguente:

( e non corrompere la terra. Allah non ama i corruttori.) (28:77)

Inoltre anche molti detti del Messaggero di Allah (pbsl) stanno alla base di queste regole, come ad esempio quando disse:

«.....non tradite, non siate eccessivi, non mutilate e non uccidete un neonato. » [11]

Tali principi si basano anche sulla raccomandazione che il primo Califfo, Abu Bakr, fece ai suoi capi militari quando affidò loro l’incarico della Jihad. Egli disse: «Ascoltate ed obbedite i seguenti dieci ordini e istruzioni: non tradite (se fate una promessa); non sottraete il bottino di guerra; non venite meno al vostro impegno di fedeltà; non mutilate il corpo dei combattenti nemici uccisi o che sono morti; non uccidete un bambino o un minore; non uccidete un anziano o un’anziana; non uccidete una donna; non sradicate un albero di palma da datteri, né un qualsiasi altro albero e nemmeno bruciateli; non tagliate o distruggete un albero da frutto; non uccidete una pecora femmina, una mucca o un cammello tranne che per procurarvi cibo di cui avete bisogno; sicuramente vi capiterà di incontrare gente che si è isolata e reclusa per poter adorare Allah, come i monaci e persone simili: lasciateli soli e non disturbateli; sicuramente vi capiterà di fermarvi presso la gente che troverete sulla vostra strada, che vi offrirà ogni tipo di cibo: ogniqualvolta che ne mangiate, invocate il nome di Allah su di esso; certamente vi capiterà di incontrare un gruppo di persone con il centro della testa rasato e con lunghe trecce di capelli tutt’attorno: vi è permesso combattere ed uccidere questa gente, poiché sono i guerrieri dei nemici che indossano le loro spade per uccidervi.».

I prigionieri di guerra non devono essere torturati, umiliati, né mutilati; non possono essere imprigionati in celle troppo strette o essere privati del cibo e delle bevande necessarie al punto da farli morire. Il Sublime Corano afferma:

([loro] che, nonostante il loro bisogno, nutrono il povero, l’orfano e il prigioniero; [e interiormente affermano:] «E’ solo per il volto di Allah, che vi nutriamo; non ci aspettiamo da voi né ricompensa, né gratitudine.) (76:8-9)

Il governo islamico ha il diritto di liberare i prigionieri di guerra senza avanzare nessuna richiesta di pagamento, ma anche, al contrario, a seguito di un accordo per il versamento del riscatto; tuttavia è anche possibile scambiare i prigionieri di guerra per liberare i fratelli musulmani catturati dal nemico. Ciò si basa sul seguente versetto del Sublime Corano:

(Quando [in combattimento] incontrate i miscredenti, colpiteli al collo finché non li abbiate soggiogati, poi legateli strettamente. In seguito liberateli graziosamente o in cambio di un riscatto, finché la guerra non abbia fine. Questo è [l’ordine di Allah]. Se Allah avesse voluto, li avrebbe sconfitti, ha voluto mettervi alla prova, gli uni contro gli altri. E farà sì che non vadano perdute le opere di coloro che sono stati uccisi sulla via di Allah.) (47:4)

La legge islamica sancisce che i perdenti di un conflitto che vanno a fare parte dei residenti non musulmani dello stato islamico, le loro famiglie, i loro possedimenti e le proprietà terriere godono della protezione da parte del governo e sono inviolabili. Nessuno ha il diritto di impossessarsi dei beni o della ricchezza dei non musulmani residenti, di umiliarli, di ledere il loro onore o di attaccarli ingiustamente. Allo stesso modo, le loro credenze e pratiche religiose devono essere rispettate secondo il limite stabilito dalla legge. Ad esempio, Allah dice nel Sublime Corano:

([Essi sono] coloro che, quando diamo loro potere sulla terra, assolvono all’orazione, versano la decima, raccomandano le buone consuetudini e proibiscono ciò che è riprovevole. Appartiene ad Allah l’esito di tutte le cose.) (22:41)

I non musulmani residenti in una nazione islamica sono tenuti a pagare una tassa minima chiamata ‘Jizyah’: ovvero una specifica tipologia d’imposta procapite versata da coloro che non vogliono accettare l’Islam e desiderano mantenere la loro religione mentre vivono in uno stato avente una giurisdizione islamica. Per esempio, nei primi paesi islamici, mentre i musulmani benestanti pagavano il 40% sul patrimonio accumulato, i residenti non musulmani pagavano la Jizyah, che era suddivisa in tre categorie: la classe abbiente versava l’equivalente della somma di quarantotto Dirhams[12] l’anno, la classe media, quali i mercanti, i commercianti e i coltivatori, l’equivalente della somma di ventiquattro Dirhams l’anno e la classe operaia, ovvero i panettieri, i carpentieri, gli idraulici e simili, l’equivalente della somma di dodici Dirhams l’anno. Tale imposta viene versata in cambio della protezione personale e patrimoniale dei residenti non musulmani.  Il generale Khalid bin al-Waleed, capo e comandante dell’esercito islamico, fece un voto di lealtà con i residenti non musulmani dell’epoca e disse: «Vi offro il mio voto di lealtà e m’impegno a proteggervi totalmente in cambio dell’imposta procapite che verserete: se vi forniamo la protezione necessaria, siamo autorizzati a richiedere tale imposta; altrimenti, non siete tenuti a pagarla». In seguito, quando l’esercito musulmano dovette abbandonare la zona per andare a combattere altrove, il governo restituì la Jizyah che era stata raccolta, giacché non era stato in grado di fornire il livello di sicurezza stipulato.[13]

Inoltre, non tutti i residenti non musulmani sono tenuti a pagare la Jizyah, ma solo chi ha una fonte di guadagno. Sono numerose le categorie di coloro che sono esenti dal pagamento, tra cui i poveri, i minori, le donne, i monaci, i non vedenti ed i disabili. Secondo le Leggi islamiche, il governo ha l’obbligo di garantire la completa protezione a queste categorie di persone e di offrire loro un’indennità finanziaria sufficientemente per vivere. Infatti, l’impegno di lealtà fatto dal generale Khalid bin al-Waleed con i residenti non musulmani della città di ‘Heerah’ in Iraq, che era sotto il governo islamico, dichiarava quanto segue:

‘Ogni persona anziana, lavoratore disabile, malato terminale e ogni benestante che è andato in fallimento e, per questo motivo merita l’elemosina da parte della sua gente avente la stessa fede religiosa,... tutte queste categorie di persone non sono tenute a pagare l’ imposta procapite. Avranno, inoltre, diritto a un’indennità sufficiente per vivere elargita dal Ministero del Tesoro Islamico per sé e per i membri delle loro famiglie di cui sono responsabili.’ [14]

Un altro esempio è quello di Omar bin al-Khattab, il secondo Califfo, che una volta passò di fianco ad un anziano uomo ebreo che stava chiedendo l’elemosina. Omar domandò in giro chi fosse quell’uomo e venne a sapere che era un non musulmano residente dello stato islamico. Immediatamente disse: «Noi siamo stati giusti con te! Abbiamo riscosso la Jizyah da te mentre eri giovane e capace, ma ti abbiamo trascurato nella tua vecchiaia!» Omar portò l’anziano ebreo a casa sua e gli offrì tutto il cibo ed i vestiti che trovò. In seguito, diede istruzioni agli incaricati del Ministero del Tesoro, dicendo:

«Controllate, sorvegliate ed osservate la situazione di gente simile. Offrite sufficiente assistenza da parte del Ministero del Tesoro Islamico a loro e ai membri delle loro famiglie.»

Allah dichiara nel Sublime Corano:

(Le elemosine sono per i bisognosi, per i poveri...) (9:60)

[cioè l’inizio del famoso versetto sulla Zakah (elemosina obbligatoria)] in un’interpretazione di questo passo, i poveri sono i musulmani e i bisognosi sono i residenti non musulmani dello stato islamico.[15]

 La salvaguardia della vita

Sicurezza fisica e protezione:

La vita umana è sacra ed è un dono di Allah, il Creatore, e l’Islam, al fine di proteggerla, ha istituito pene capitali e corporali, nonché punizioni per i criminali che violano la legge, uccidono e nuocciono fisicamente agli altri. L’assassinio è suddiviso in tre tipologie: omicidio intenzionale e/o premeditato, omicidio colposo ed errore totale. L’omicidio premeditato di una persona innocente è punito con l’esecuzione capitale va intesa come tentativo di creare un deterrente, il più efficace possibile, per sradicare la tentazione di commettere un tale reato; l’omicidio colposo e quello causato dell’errore totale sono tipologie separate aventi pene distinte di minore importanza. Inoltre alla famiglia o agli eredi della vittima spetta il Diyyah - risarcimento in denaro - in sostituzione dell’anima del parente assassinato, a meno che essi non scelgano di perdonare il colpevole. Egli deve anche fare espiazione del proprio peccato nei confronti di Allah liberando uno schiavo musulmano o, se questo non  è possibile, digiunando per due mesi consecutivi. Tutte queste sanzioni vengono applicate al fine di preservare la vita del musulmano; nessuno ha il diritto di interferire con la vita, i possedimenti o la proprietà di una persona senza un legittimo motivo. Chi opprime o abusa deve essere messo in guardia contro l’uccisione illegittima, la discriminazione o la molestia verso gli altri membri innocenti della società islamica e deve essere messo al corrente delle rigorose punizioni che vengono applicate. Se la punizione non fosse simile al reato, i criminali si inorgoglirebbero delle loro attività malavitose. Tutte le altre pene corporali hanno la stessa logica e cioè: la punizione  corrisponde al reato e vengono date indicazioni specifiche e immutabili per il risarcimento, al fine di evitare ogni tipo di discussione e di confusione. Esse hanno come fine la conservazione della vita umana e della proprietà nella società islamica. Allah, l’Eccelso, afferma nel Sublime Corano:

(Nel contrappasso c’è una possibilità di vita, per voi che avete intelletto. Forse diventerete timorati [di Allah].) (2:179)

La punizione nell'Aldilà per l’assassino intenzionale che non si pente sarà la collera di Allah, l’Altissimo, il Quale dice nel Sublime Corano:

(Chi uccide intenzionalmente un credente, avrà il compenso dell’Inferno, dove rimarrà in perpetuo. Su di lui la collera e la maledizione di Allah e gli sarà preparato atroce castigo.) (4:93)

Perciò che concerne la protezione della vita umana, l’Islam ha stabilito degli obblighi specifici che tutti devono rispettare, tra cui:

·         l’uomo non è padrone della propria anima o del proprio corpo: si tratta piuttosto di un’entità sacra che gli è stata affidata temporaneamente. Non è permesso autotorturarsi o infliggersi danni in maniera intenzionale, come non è permesso qualunque tentativo di suicidio o azione sconsiderata che conduce all’autodistruzione. Il sacrificio della propria vita è permesso solo per la causa di Allah. Allah, l’Eccelso, dice nel Sublime Corano:

(O voi che credete, non divorate vicendevolmente i vostri beni, ma commerciate con mutuo consenso, e non uccidetevi da voi stessi. Allah è misericordioso verso di voi.) (4:29);

·         l’uomo ha l’obbligo di mantenere una dieta nutrizionale adeguata che soddisfi i requisiti minimi essenziali per una discreta salute; per nessuna motivazione egli ha il diritto di privarsi di qualunque alimento lecito o bevanda, dei vestiti, del matrimonio o di una cura adeguata, se ciò gli provoca danno. Allah, l’Altissimo, dice nel Sublime Corano:

(Di’: «Chi ha proibito gli ornamenti che Allah ha prodotto per i Suoi servi e i cibi eccellenti?» Di’: «Appartengono ai credenti, in questa vita terrena e soltanto ad essi nel Giorno della Resurrezione». Così spieghiamo i Nostri segni ad un popolo che sa.) (7:32).

Allah, l’Eccelso, una volta ammonì il Profeta (pbsl) quando, per fare felice una delle sue mogli, vietò a se stesso di mangiare miele. Tale episodio divenne una classica lezione per tutti i musulmani. Allah dice nel Sublime Corano:

(O Profeta, perché, cercando di compiacere le tue spose, ti interdici quello che Allah ti ha permesso? Allah è perdonatore, misericordioso.) (66:1)

La moderazione è la via di mezzo fra l’avarizia e lo sperpero. All’uomo è concesso di godere sulla terra dei generosi doni leciti offerti da Allah con moderazione, entro i limiti delle leggi islamiche, e senza spreco. Allah, l’Altissimo, dice nel Sublime Corano:

(O Figli di Adamo, abbigliatevi prima di ogni orazione. Mangiate e bevete, ma senza eccessi, ché Allah non ama chi eccede.) (7:31)

È proibito trascurare i propri bisogni fisici e autoinfliggersi danno tramite la negligenza o l’auto tortura. Allah, l’Eccelso, dice nel Sublime Corano:

(Allah non impone a nessun'anima un carico al di là delle sue capacità. Quello che ognuno avrà guadagnato sarà a suo favore e ciò che avrà demeritato sarà a suo danno.) (2:286).

Fu riferito che Anas bin Malik disse: «Tre uomini si recarono presso le case delle mogli del Profeta (pbsl) per domandare informazioni su come egli (pbsl) eseguisse gli atti di culto di Allah. Quando ne furono informati, ritennero che il modo in cui loro svolgevano il proprio fosse insignificante e dissero: “Chi siamo noi paragonati al Profeta (pbsl), mentre Allah ha perdonato i suoi peccati passati e futuri?”. Uno di loro disse: “Per quanto mi riguarda, offrirò la mia preghiera tutta la notte”. Un altro disse: “Farò un digiuno continuo e non lo interromperò”. E il terzo disse: “Mi asterrò dalle donne e mai mi sposerò”. Il Profeta (pbsl) andò da loro e disse:

« Siete voi quelli che hanno detto tali e tali cose? Per Allah, temo Allah più di voi e sono il più obbediente e rispettoso fra voi, ma tuttavia osservo il digiuno e lo interrompo; offro la preghiera e dormo la notte; e mi sposo. Pertanto, chiunque si allontana dalla mia Sunnah(tradizioni) non appartiene a me”. » [16]

Pace e sicurezza:

Tra tutti, la sicurezza e la protezione sono i diritti fondamentali di una persona e della sua famiglia. Per legge, nella società musulmana nessun cittadino può essere intimorito o minacciato con parole, atti o armi di alcun tipo. La tradizione del Messaggero di Allah (pbsl) riporta:

«A un musulmano non è permesso intimorire un altro musulmano.» [17]

La sicurezza consente agli individui di una società di avere libertà d'azione e di movimento al fine di lavorare e guadagnare di che vivere onestamente. Le punizioni corporali e capitali sono state stabilite e sentenziate con lo scopo di infliggere sanzioni rigorose a chi tenta di perturbare la pace, la sicurezza e la stabilità di una società musulmana. L’Inviato di Allah (pbsl) disse nel suo discorso d'addio:

«In verità, il vostro sangue, i vostri beni protetti in questa vita e la vostra ricchezza sono inviolabili da parte di un’altra persona, come lo sono questo giorno onorato e sacro (il giorno di 'Arafah  durante il Hajj), questo mese sacro che state trascorrendo (il mese del pellegrinaggio ‘Dhul-Hijjah’) e questa città sacra nella quale vi trovate (la città di Mecca)». [18]

Sostentamento, cibi sani e bevande per tutti:

La società islamica deve assicurare a ogni cittadino un sano sostentamento tramite la creazione di opportunità d’impiego rispettabile e adeguate alla forza lavoro presente nella comunità. Infatti, la disponibilità di adeguate facilitazioni commerciali e d’impiego sono cruciali affinché gli individui soddisfino i propri bisogni di base. Ha diritto di percepire un sussidio pubblico elargito dal governo islamico chi non è in grado di lavorare a causa dell’età avanzata, di un’incapacità fisica o di una malattia cronica e quei nuclei familiari in cui non vi sia nessuno in grado di mandare avanti la famiglia. La Zakah (elemosina obbligatoria), donata dalla gente più abbiente della società, deve essere messa a disposizione dei bisognosi che non sono in grado, a causa di motivi legittimi, di procurarsi un reddito sufficiente. La Zakah è versata ai meno abbienti della società sulla base di una selezione rigorosa come specificato nel hadith del Messaggero di Allah (pbsl) che consigliò di dire al suo compagno Muaadh bin Jabal, quando stava per essere mandato in missione in Yemen per diffondere il messaggio dell’Islam:

«...Dì alla gente dello Yemen... che l’Onnipotente Allah ha prescritto che una determinata percentuale della ricchezza dei loro cittadini abbienti sia versata come Zakah (carità obbligatoria) e data ai poveri e ai bisognosi». [19]

Le altre donazioni volontarie, regali, impegni finanziari e simili, che sono elargiti per una buona causa e per compiacere Allah Onnipotente, sono offerte spontaneamente ai poveri e ai bisognosi. Anche questo principio è basato su molti testi compreso l’Hadith del Profeta di Allah (pbsl):

«Non è un credente chi mangia fino a sfamarsi, mentre il suo vicino è affamato». [20]

I poveri e i bisognosi hanno inoltre diritto a un’equa parte delle risorse del Ministero del Tesoro islamico. Ciò si basa sull’hadith del Messaggero di Allah (pbsl):

«Chi di voi che morendo lascia un'eredità (ricchezza e proprietà), essa spetterà ai suoi eredi. Per coloro che lasciano dei familiari senza risorse, Allah e il Suo Messaggero (pbsl) si prenderanno cura di loro». [21]

 Attrezzature sanitarie adeguate e sufficienti:

L’Islam proibisce tutto ciò che può causare effetti nocivi alla sanità pubblica: vieta ogni tipo di droga e di sostanza tossica; vieta di mangiare il sangue, animali in stato di putrefazione, animali sporchi, carni malsane come il maiale e tutti i loro sottoprodotti; vieta tutti gli atti immorali quali la fornicazione, l’adulterio e le relazioni omosessuali.

 Allah, l’Altissimo, dice nel Sublime Corano:

(Vi sono vietati gli animali morti, il sangue, la carne di porco e ciò su cui sia stato invocato altro nome che quello di Allah, l'animale soffocato, quello ucciso a bastonate, quello morto per una caduta, incornato o quello che sia stato sbranato da una belva feroce, a meno che non l'abbiate sgozzato [prima della morte] e quello che sia stato immolato su altari [idolatrici] e anche [vi è stato vietato] tirare a sorte con le freccette . Tutto ciò è iniquo.) (5:3)

E dice:

(Non ti avvicinare alla fornicazione. E’ davvero cosa turpe e un triste sentiero.) (17:32)

 La salvaguardia delle facoltà mentali

L’intelligenza è alla base di tutte quelle azioni di una certa importanza che implicano una responsabilità e di cui una persona deve rendere conto. ‘Khamr’ è il termine arabo che indica il vino e le sostanze tossiche e significa ciò che ‘copre’ il cervello. L’Islam proibisce tutte le sostanze che alterano le capacità mentali e degradano l’uomo. L’alcool e le droghe sono una delle cause principali che portano a commettere crimini efferati con disastrosi risultati nella società. Nella legge islamica la pena per l’uso di sostanze tossiche in luogo pubblico è la fustigazione; essa viene utilizzata per sradicare il vizio e anche come ammonimento per gli altri. Allah Onnipotente dice nel Sublime Corano:

(O voi che credete, in verità il vino, il gioco d’azzardo, le pietre idolatriche, le frecce divinatorie sono immonde opere di Satana. Evitatele affinché possiate prosperare. In verità col vino e il gioco d’azzardo, Satana vuole seminare inimicizia e odio tra di voi e allontanarvi dal Ricordo di Allah e dall’orazione. Ve ne asterrete?) (5:90-91)

L’Islam proibisce la produzione e la vendita di qualunque bevanda alcolica e di sostanze tossiche nonché la promozione di tali bevande all’interno della società, anche quando il promotore o il commesso non ne fanno uso in prima persona. Questa proibizione si basa sull’Hadith del Messaggero di Allah (pbsl):

«La maledizione di Allah cade su dieci gruppi di persone che operano col Khamr: coloro che lo spremono (o lo distillano), coloro per i quali è spremuto, coloro che lo vendono, coloro che lo comprano, coloro che lo trasportano, coloro ai quali viene trasportato, coloro che utilizzano i proventi della sua vendita, coloro che lo bevono e coloro che lo servono».[22]

 Educazione di base per tutti:

Allah l’Altissimo dice nel Sublime Corano:

(Di’: «Sono forse uguali coloro che sanno e coloro che non sanno?» Solo gli uomini dotati d’intelletto riflettono.) (39:9)

E dice:

(E quando vi si dice: «Alzatevi!», fatelo. Allah innalzerà il livello di coloro che credono e che hanno ricevuto la scienza. Allah è ben informato di quel che fate.) (58:11)

Nella società islamica l’educazione è un diritto di ogni individuo e un dovere morale di ogni persona che sia in grado di studiare; pertanto chiunque abbia l’abilità, l’intelligenza e le capacità, è tenuto a istruirsi sui principi fondamentali della propria religione e sulle indispensabili questioni di ordine terreno. Al governo è richiesto di fornire, al meglio delle sue possibilità, ogni mezzo che aiuti a promuovere un’adeguata educazione. Il Messaggero di Allah (pbsl) disse:

« La ricerca della sapienza è un precetto divino imposto a tutti i musulmani». [23]

Un altro detto dell’Inviato di Allah (pbsl) sullo stesso tema è:

«Colui che sceglie una via per la ricerca del sapere, Allah gli spianerà una via per il Paradiso ». [24]

È illegale da parte di uno studioso non divulgare una conoscenza utile, come riportato dal Profeta (pbsl) che disse:

«Colui che è dotato di scienza e la nasconde sarà imbrigliato nel giorno della resurrezione con un morso di fuoco ».[25]

 La salvaguardia dell’onore, della famiglia e della discendenza

L’unità della famiglia è la base per una società sana e quest’unità viene mantenuta soltanto sostenendo la santità del matrimonio. L’Islam proibisce categoricamente l’adulterio, la fornicazione e l'omosessualità al fine di conservare la purezza morale fra gli uomini, le donne e i bambini. In quest’aspetto l’Islam concorda con le religioni divine precedenti; tuttavia si spinge oltre vietando molti atti che possono indurre a commettere questi peccati, come il vestirsi in maniera indecorosa e la promiscuità in spazi pubblici o privati. Tali precauzioni sbarrano la strada alle tentazioni. Allah Onnipotente dice nel Sublime Corano:

(Non ti avvicinare alla fornicazione. E’ davvero cosa turpe e un triste sentiero.) (17:32)

Abdullah ibn Mas'ud riferì: Chiesi al Profeta (pbsl): «O Messaggero di Allah, qual è il peccato più grave agli occhi di Allah?» Egli rispose: «Associare divinità ad Allah, quando è Lui l’unico che vi ha generati». Allora chiesi: «E poi cosa?» Disse: «Uccidere tuo figlio per timore di dover condividere con lui il cibo». Quindi dissi: «E dopo, che cosa? » Rispose: «Compiere peccato di fornicazione o adulterio con la moglie del tuo vicino». Subito dopo il Messaggero di Allah (pbsl) recitò i seguenti versetti del Sublime Corano (che riaffermano quanto aveva appena detto):

(coloro che non invocano altra divinità assieme ad Allah; che non tolgono la vita (di un essere umano), che Allah ha reso sacra, se non per applicare la giustizia; e non si danno alla fornicazione. E chi compie tali azioni avrà una punizione, avrà castigo raddoppiato nel Giorno della Resurrezione e vi rimarrà in perpetuo coperto d’ignominia, a meno che non si penta, creda ed operi il bene, ché a costoro Allah cambierà  le loro cattive azioni in buone.) (25:68-70)[26]

Per l’uomo o la donna che non hanno mai contratto matrimonio e che commette fornicazione, la punizione prevista è la fustigazione. Allah l’Altissimo dice nel Sublime Corano:

(Flagellate la fornicatrice e il fornicatore, ciascuno con cento colpi di frusta e non vi impietosite [nell’applicazione] della Religione di Allah, se credete in Lui e nell’Ultimo Giorno, e che un gruppo di credenti sia presente alla punizione.) (24:2)

Per l’uomo o la donna sposati che commettono adulterio durante il matrimonio o dopo aver divorziato, invece, la pena per un tale reato è la stessa che viene indicata nella Torah: morte per lapidazione. Affinché tale punizione sia applicata, il giudice deve ottenere una piena confessione da parte dell’imputato o la testimonianza di quattro fidati testimoni oculari che ammettano di aver visto chiaramente che la penetrazione è effettivamente avvenuta.

Ottenere la piena confessione significa che l’adultero/il fornicatore riconosce apertamente il crimine davanti al giudice o al governante musulmano; la confessione deve inoltre essere ripetuta quattro volte al fine di dissipare ogni dubbio. Nel caso della testimonianza, quattro persone, fidate, oneste e mentalmente sane, devono ammettere davanti al giudice o al governante musulmano di aver assistito alla penetrazione dei fornicatori o degli adulteri, cosa che, in circostanze normali, accade molto di rado.

Nel periodo iniziale della storia islamica sono stati registrati alcuni casi di piena confessione di adulterio, in cui gli individui ammisero apertamente il crimine, perché la loro grande fede in Allah li spinse verso il desiderio di sincero pentimento e purificazione. Come chiaramente indicato dalle tradizioni, Allah non punirà due volte nessuno per lo stesso peccato. Di conseguenza i trasgressori preferirono essere protetti contro la punizione che sarebbe toccata loro dopo la morte. E’ d’obbligo sottolineare il fatto che, se la penetrazione e l’atto sessuale non hanno luogo in maniera completa - se per esempio vengono scambiati solo baci, abbracci e preliminari – allora la punizione non può essere applicata.

La pena di falsa accusa per coloro che non hanno le prove per sostenere quanto affermano è di ottanta frustate e il rifiuto, da quel momento in avanti, della loro testimonianza. Come Allah dice nel Sublime Corano:

(E coloro che accusano le donne oneste senza produrre quattro testimoni, siano fustigati con ottanta colpi di frusta e non sia mai più accettata la loro testimonianza. Essi sono i corruttori,) (24:4)

Il ridicolizzare e il discreditare con parole o atti che violano l’onore, la dignità e il rispetto degli altri nella comunità sono proibiti, come Allah dice nel Sublime Corano:

(O credenti, non scherniscano alcuni di voi gli altri, ché forse questi sono migliori di loro. E le donne non scherniscano altre donne, ché forse queste sono migliori di loro. Non diffamatevi a vicenda e non datevi nomignoli. Com’è infame l’accusa di iniquità rivolta a chi è credente! Coloro che non si pentono sono gli iniqui. O credenti, evitate di fare troppe illazioni, ché una parte dell’illazione è peccato. Non vi spiate e non sparlate gli uni degli altri. Qualcuno di voi mangerebbe la carne del suo fratello morto? Ne avreste anzi orrore! Temete Allah! Allah sempre accetta il pentimento, è misericordioso). (49:11-12)

Un altro versetto del Sublime Corano indica:

(Chi commette una mancanza o un peccato e poi accusa un innocente, si macchia di calunnia e di un peccato evidente.) (4:112)

L’Islam ha il compito di salvaguardare la santità della riproduzione per il mantenimento della razza umana sulla terra. Ad essa è affidata la tutela del mondo intero e della rappresentazione della saggezza divina per portare a termine il compito di vicariato sulla terra che l’Onnipotente Allah ha affidato all’uomo. E’ considerata una pratica illegale, secondo l’Islam, distruggere o alterare in ogni modo i mezzi atti alla riproduzione senza un motivo legittimo. Allah Onnipotente dice nel Sublime Corano:

(quando ti volge le spalle, percorre la terra spargendovi la corruzione e saccheggiando le colture e il bestiame. E Allah non ama la corruzione). (2:205)

L’Islam considera l'aborto volontario come un omicidio premeditato e tutti coloro che vi partecipano sono soggetti alla punizione. Per quanto riguarda, invece, l’aborto involontario, se causato da un incidente o da un omicidio colposo, è possibile richiedere il pagamento di un risarcimento in denaro per il feto abortito ed è previsto il digiuno per due mesi consecutivi in segno di pentimento verso Allah.

Sono stati segnalati molti hadith riguardo all’importanza di avere una riproduzione normale della razza umana, del suo mantenimento e dell’aumentare, quando possibile, il tasso di riproduzione. Il Messaggero di Allah (pbsl) disse:

«Sposa una donna devota, gentile e fertile, poiché in verità farò sfoggio della mia nazione nel Giorno della Ricompensa (dovuto al grande numero dei miei seguaci)».[27]

In Islam particolare importanza viene data ai saldi legami familiari e ai buoni rapporti fra parenti. Poiché la famiglia è la base e il pilastro della società, vi sono molte regole che contribuiscono a proteggerla dal pericolo di rottura e di disintegrazione. I parenti hanno sia diritti sia doveri ed è obbligatorio riconoscerli e rispettarli nel modo più adatto a ciascuno di loro; lo stesso vale anche per gli amici.

Quando vi è promiscuità all’interno di una famiglia nella quale alcuni membri possono sposarsi tra loro (è il caso dei cugini, ad esempio), l’Islam prevede la separazione tra uomini e donne e il dovere per la donna di coprirsi.

Durante il periodo preislamico della Jahiliyyah (conosciuto come il periodo dell’ignoranza) il sistema della famiglia era stato corrotto fino alla decadenza. L’Islam intraprese decisive riforme ed eliminò tutti i malcostumi esistenti. Verranno citati, a titolo di esempio, alcune delle istituzioni vietate dall’Islam.

- L’Islam proibisce l’adozione legale secondo la quale il bambino, che non ha un vincolo di sangue con un uomo, assume il cognome del padre o dei genitori adottivi e gli vengono riconosciuti gli stessi diritti e doveri di un bambino nato da genitori naturali. Va da sé che prendersi cura degli orfani e dei bambini trascurati è fortemente consigliato e tale forma di carità ha meriti speciali. Il versetto del Sublime Corano riporta: (Allah non ha posto due cuori nel petto di nessun uomo, né ha fatto vostre madri le spose che paragonate alla schiena delle vostre madri [28], e neppure ha reso i vostri figli adottivi dei veri figli. Tutte queste non son altro che parole delle vostre bocche; invece Allah dice la verità, è Lui che guida sulla [retta] via. Date loro il nome dei loro padri: ciò è più giusto davanti ad Allah. Ma se non conoscete i loro padri siano allora i vostri fratelli nella religione e vostri protetti[29]. Non ci sarà colpa per voi per ciò che fate inavvertitamente, ma per quello che i vostri cuori fanno volontariamente. Allah è perdonatore, misericordioso.) (33:4-5)

- L’Islam vieta l’attribuzione di un bambino a un uomo senza che egli ammetta di esserne il padre, in quanto una tale accusa mette in pericolo il rapporto coniugale così come la vita familiare. Una donna deve essere protetta dalle false accuse di rapporti sessuali illegittimi con un uomo diverso dal marito, poiché esse distruggono il suo onore e la sua dignità. Allo stesso modo, accusare falsamente un uomo può generare dubbi e, a sua volta, rotture fra il resto dei figli della famiglia che non sono più certi di essere figli legittimi o meno. Ogni bambino nato legalmente all’interno di un contratto di matrimonio è attribuito al padre senza bisogno di ulteriori prove o smentite. Il marito di una donna non deve necessariamente annunciare di essere il padre del bambino. Questo si basa sulla dichiarazione del Messaggero di Allah (pbsl):

«Il bambino (nato all’interno di un’unione legale) appartiene a suo padre»[30]

L’unica eccezione a questa regola si verifica quando è possibile dimostrare, senza ombra di dubbio, che la moglie ha tradito il marito ed è in stato di gravidanza o ha concepito un figlio di un altro uomo. In tal caso, si applicano le regole specifiche per il disconoscimento del bambino. In seguito egli diventerà per loro un totale estraneo: ciò significa che, se il bambino disconosciuto è una femmina, ella non deve comparire senza coprirsi davanti all’uomo che l’ha ripudiata, non può viaggiare con lui, vivere con lui o intrattenere liberamente rapporti con lui.

- Secondo la giurisprudenza islamica, la donna musulmana dopo il matrimonio mantiene il suo cognome da nubile; è, anzi, illegale sulla base degli insegnamenti e della Legge islamici che una donna assuma il cognome del marito dopo le nozze. Analizzando quest’aspetto più da vicino, si può comprendere l’alto livello di onore, di dignità e di rispetto di cui gode la donna nell’Islam. Questo principio le permette di conservare il suo stato di uguaglianza e di uguali diritti rispetto all’uomo musulmano e ciò è particolarmente importante in caso di divorzio.

Salvaguardare e onorare i diritti dei più deboli e dei disabili:

 L’Islam rende onore ai membri anziani della società islamica e comanda che vengano rispettati e assistiti. Il Messaggero di Allah (pbsl) disse:

«Non è uno di noi chi non mostra misericordia verso i giovani e rispetto per i nostri anziani.»[31]

La legge islamica obbliga di fornire l’assistenza agli orfani, come Allah, il Misericordioso, dice nel Sublime Corano:

(dunque non opprimere l’orfano). (93:9)

E l’Altissimo dice:

(Non toccate i beni dell’orfano se non a suo vantaggio e [solo] fino a quando non raggiunga la maggiore età. Rispettate il patto, ché in verità vi sarà chiesto di darne conto.) (17:34)

E dice:

(In verità coloro che consumano ingiustamente i beni degli orfani non fanno che alimentare il fuoco nel ventre loro, e presto precipiteranno nella Fiamma.) (4:10)

Allah ha parlato della salvaguardia dei diritti dei bambini i cui genitori, a causa della povertà e dell’ignoranza più totale, sono spinti a commettere omicidio nei loro confronti. Allah dice nel Sublime Corano:

(Di’: «Venite, vi reciterò quello che il vostro Signore vi ha proibito e cioè: non associateGli alcunché, siate buoni con i genitori, non uccidete i vostri bambini in caso di carestia: il cibo lo provvederemo a voi e a loro. Non avvicinatevi alle cose turpi, siano esse palesi o nascoste, non prendete la vita, che Allah ha reso sacra, se non per applicare la legge e la giustizia. Ecco quello che vi comanda, affinché comprendiate.) (6:151)

Da quanto analizzato, è quindi evidente il massimo rispetto e la salvaguardia che la società islamica accorda ai deboli, ai meno ricchi e ai benestanti.

 La salvaguardia del patrimonio

La ricchezza e la proprietà private sono la base dell’economia e della vita dei membri della società. L’Islam protegge il patrimonio personale e applica sanzioni molto rigorose nei confronti del brigantaggio, del furto, del ladrocinio e di tutti quei reati che violano la proprietà; sono inoltre proibiti: la truffa, l’appropriazione indebita, il monopolio, la tesaurizzazione e molte altre pratiche criminose. Tutto ciò serve per assicurare la protezione della ricchezza e dei beni personali dell’individuo. La punizione corporale prevista dalla Legge Islamica è l’amputazione della mano del ladro mentre è prevista l’amputazione sia della mano che del piede per chi commette una rapina a mano armata in un luogo pubblico, il tutto applicando rigorosi requisiti e un equo processo legale. Allah Onnipotente dice nel Sublime Corano:

(Tagliate la mano al ladro e alla ladra, per punirli di quello che hanno fatto e come sanzione da parte di Allah. Allah è eccelso, saggio). (5:38)

Va notato, però, che la pena dell’amputazione della mano del ladro è eseguita soltanto secondo precise circostanze, tra cui le seguenti:

a)        gli articoli o gli oggetti di valore che vengono rubati devono essere conservati in un luogo chiuso o in un bauletto con una serratura e il ladro deve effettivamente scassinare la serratura per entrare o rompere il lucchetto per aprire il contenitore. Se egli ruba un oggetto che, a causa della negligenza del proprietario, non è stato messo al sicuro, la pena dell’amputazione non viene applicata. In tal caso il ladro può essere arrestato e le autorità determinano la pena più adatta o ‘Ta'zir’.

b)        se il ladro ruba del cibo spinto da ragioni di sopravvivenza, la pena non viene eseguita. Il secondo Califfo, Omar bin al-Khattab, durante la carestia dell’‘Anno di Ramadan’ decise di non applicare tale punizione poiché i furti erano dettati dalla fame generale della popolazione.

c)        il valore degli oggetti rubati deve essere superiore al valore minimo stabilito per il crimine del furto che obbliga l’amputazione della mano.

Le punizioni fisiche non possono essere eseguite se non alla presenza di una prova valida (vale a dire che non esiste il minimo dubbio che il crimine sia stato commesso) e la prova deve essere tale da comportare l’applicazione della pena secondo la legge islamica.

Sebbene la giurisprudenza obblighi il criminale a espiare il reato commesso tramite la punizione corporale, il giudice può sostituire la pena con un altro tipo di punizione disciplinare. Essa è solitamente meno dura ed è determinata dal magistrato musulmano in base alle caratteristiche del reato commesso (ovvero del tipo, del livello, della categoria e della severità dell’infrazione) e a quelle del criminale e dei suoi precedenti penali. La punizione disciplinare può essere l’imprigionamento, la fustigazione in pubblico, l’ammonimento o l’imposizione di un’ammenda.

Oltre al furto l’Islam ha vietato ogni tipo di violazione contro i beni personali e la proprietà immobiliare e terriera. Ciò è basato sul seguente versetto del Sublime Corano:

(Non divoratevi l’un l’altro i vostri beni, e non datene ai giudici affinché vi permettano di appropriarvi di una parte dei beni altrui, iniquamente e consapevolmente.) (2:188)

Di conseguenza, colui che commette l’infrazione sarà sottoposto a una tremenda e severa pena nel Giorno del Contrappasso. Ciò si basa sulla dichiarazione del Messaggero di Allah (pbsl):

«Chiunque si appropria ingiustamente di una parte dei soldi o della ricchezza di un altro musulmano senza averne diritto, Allah sarà in collera con lui quando lo incontrerà».[32]

Il Messaggero di Allah (pbsl) affermò inoltre:

«Chi, in questa vita, si appropria di una terra sulla quale non ha nessun diritto, nel Giorno della Resurrezione si vedrà sepolto sotto di essa, fino ad avere sopra di sé sette terre».[33]

La legge islamica richiede che l’oppressore restituisca la quantità di terra o la proprietà ingiustamente confiscata ad altri musulmani o, in alternativa, che sia costretto a rimborsarne il valore. Inoltre, chi commette un tale crimine è sottoposto alla pena della fustigazione determinata dal giudice musulmano. L’Islam autorizza il proprietario, vittima del reato, a difendere tutti i suoi possedimenti, anche al punto di arrivare a uccidere il delinquente, se questi non cessa e continua ad aggredire lui e la sua proprietà. In tal caso, se il proprietario può dimostrare di averlo fatto mentre difendeva i suoi beni, allora egli non incorre nella pena della condanna a morte; al contrario, se il malvivente uccide il proprietario che difende i suoi beni, quest’ultimo è ritenuto un martire e l’omicida un assassino. Ciò si basa su quanto affermato dal Messaggero di Allah (pbsl):

«Chiunque venga ucciso mentre difende i suoi possedimenti è un martire».[34]

 Nota sulla salvaguardia e la protezione delle risorse nazionali:

I giacimenti delle risorse nazionali sono di proprietà pubblica e il reddito da esse generato deve essere messo a disposizione del Pubblico Ministero del Tesoro per finanziare i bisogni della comunità. Non è permesso a nessun individuo, né a nessun gruppo o categoria d’individui privati, di impadronirsi di tali risorse per nessuna ragione specifica; il reddito da esse proveniente deve essere utilizzato solamente per il benessere pubblico. Essere vigili nei confronti di chi vuole impadronirsi di una tale proprietà diventa, quindi, una responsabilità collettiva della società. Secondo gli insegnamenti e i principi islamici è, inoltre, vietata ogni forma di sfruttamento illegale delle risorse naturali comuni, come Allah Onnipotente afferma nel Sublime Corano:

(«…e non spargete la corruzione sulla terra».) (2:60)

Mentre il Messaggero di Allah (pbsl) disse:

«I musulmani sono soci in tre casi: acqua, erba da pascolo e combustibile per il fuoco».[35]

 Osservazioni sui diritti personali e pubblici in Islam:

Con lo scopo di rinforzare i legami sociali fra i membri della comunità islamica, l’Islam affronta ed espone i diritti dei familiari più stretti, in primo luogo, per poi passare a quelli dei parenti, i quali hanno obblighi e diritti nei confronti gli uni degli altri, che variano in valore e importanza a seconda del grado di parentela. Allah Onnipotente afferma nel Sublime Corano:

(Uomini, temete il vostro Signore che vi ha creati da un solo essere, e da esso ha creato la sposa sua, e da loro ha tratto molti uomini e donne. E temete Allah, in nome del Quale rivolgete l’un l’altro le vostre richieste e rispettate i legami di sangue. Invero Allah veglia su di voi.) (4:1)

E Allah dice riguardo alle regole dell’eredità:

(Voi non sapete se sono i vostri ascendenti e i vostri discendenti a esservi di maggior beneficio. Questo è il decreto di Allah. In verità Allah è saggio, sapiente.) (4:11)

L’Islam non trascura nemmeno le altre tipologie di rapporti sociali, poiché anch’esse fanno parte della rete che unisce gli individui, avvicinandoli sia a livello personale che comunitario. Anche le persone distanti tra loro dal punto di vista dei legami sociali necessitano di vincoli che permettono loro di sentirsi tutti parte dello stesso gruppo, al fine di aiutarsi e apprezzarsi reciprocamente e costruire una società compatta. Allah Onnipotente afferma nel Sublime Corano:

([Essi sono] coloro che quando diamo loro potere sulla terra, assolvono all’orazione, versano la decima, raccomandano le buone consuetudini e proibiscono ciò che è riprovevole. Appartiene ad Allah l’esito di tutte le cose) (22:41)

Anche il Messaggero di Allah (pbsl) indicò l’importanza di rafforzare i legami sociali quando disse:

» Non invidiatevi l'un l'altro; non maggiorate i prezzi; non odiatevi l'un l'altro; non voltate le spalle l'uno all'altro e non siate venali, ma siate fratelli, o servi di Allah! IL musulmano è fratello del musulmano: non lo opprime né lo abbandona, non lo inganna né lo disprezza. Qui sta la devozione - e accennò per tre volte al petto. È male per un uomo disprezzare il fratello musulmano. Tutto ciò che possiede il musulmano è inviolabile per un altro musulmano: il suo sangue, i suoi beni e il suo onore.« [36]

Egli (pbsl) disse ancora:

«I credenti, nel loro amore reciproco, nella reciproca compassione e benevolenza, sono simili al corpo: quando ne soffre un membro, tutto il corpo ne risente con insonnia e febbre».[37]

Di conseguenza, nella società islamica esistono diritti personali e diritti pubblici ben determinati. Di seguito ne evidenzieremo i più importanti secondo la legge e gli insegnamenti islamici:

1. I diritti di Allah Onnipotente

2. I diritti del Profeta Muhammad (pbsl)

3. I diritti degli altri Profeti e Messaggeri

4. I diritti dei genitori

5. I diritti del marito nei confronti della moglie

6. I diritti della moglie nei confronti del marito

7. I diritti dei bambini

8. I diritti dei parenti

 I diritti di Allah Onnipotente

Il dovere primario dell’uomo verso Allah è quello di adorare solamente Lui, di non associarGli nessun rivale o altra divinità, né di attribuirGli nessun figlio o figlia. L’eterna verità di tutta l’esistenza è “LA ILAHA ILAL-ALLAH”, in altre parole “non c’è altra divinità fuorché Allah”, il che significa che non esiste nessun cosiddetto ‘dio’ o ‘divinità’ oppure entità che sia degno di culto e di obbedienza assoluta. Questa è la testimonianza di fede del musulmano che necessita dei seguenti requisiti:

a)      l’uomo deve sottomettersi ad Allah nella fede con totale e sincera credenza, dichiarando con la lingua, accettando con il cuore e mostrando con le azioni la verità di quanto Allah Onnipotente dichiara nel Sublime Corano:

(Sappi che in verità non c’è dio all’infuori di Allah e implora perdono per la tua colpa e per i credenti e le credenti. Allah ben conosce il vostro affanno e il vostro rifugio.) (47:19)

b)     solamente Allah merita di essere adorato e obbedito in maniera totale e nessuno ha il diritto di essere adorato insieme o all’infuori di Lui. Ogni affermazione, atto e intenzione nascosta devono essere in accordo con ciò che l’Onnipotente ha indicato; ogni azione dell’uomo deve essere eseguita per raggiungere il piacere di Allah Onnipotente, che afferma nel Sublime Corano:

(Il vostro Signore ha detto: «InvocateMi, vi risponderò. Coloro che per superbia non Mi adorano, entreranno presto nell’Inferno umiliati».) (40:60)

c)      Gli esseri umani hanno l’obbligo di sottomettersi in pieno e totalmente alla volontà di Allah, obbedendo spontaneamente ai Suoi ordini, rivelati per la salvezza stessa dell’uomo. Questo si basa sulle indicazioni contenute nel seguente versetto del Sublime Corano:

(Quando Allah e il Suo Inviato hanno decretato qualcosa, non è bene che il credente o la credente scelgano a modo loro. Chi disobbedisce ad Allah e al Suo Inviato palesemente si travia.) (33:36)

d)      Il musulmano deve provare amore puro per Allah, così come per il Suo Profeta e Messaggero (pbsl), e quest’amore, in tempi di conflitto e di contraddizione, deve dominare quello che si prova per le altre creature e per se stessi. Allah l’Altissimo dice in un versetto del Sublime Corano:

(Di’: «Se i vostri padri, i vostri figli, i vostri fratelli, le vostre mogli, la vostra tribù, i beni che vi procurate, il commercio di cui temete la rovina e le case che amate vi sono più cari di Allah e del Suo Messaggero e della lotta per la causa di Allah, aspettate allora che Allah renda noto il Suo decreto! Allah non guida gli empi».) (9:24)

e)      Al musulmano è richiesto di credere nei ‘Nomi’ e negli ‘Attributi’ che Allah si è donato, o in quelli a Lui assegnati attraverso la Rivelazione dal Suo Profeta e Messaggero (pbsl). Non è permesso attribuire ad Allah nessun nome o qualità derivanti da supposizioni che né Allah, né il Suo Profeta e Messaggero Gli hanno associato; non è inoltre permesso offrire una spiegazione o similitudine inopportuna per esprimere un’opinione riguardo ai Nomi e agli Attributi di Allah. Allah l’Altissimo dice nel Sublime Corano:

(Niente è simile a Lui. Egli è l’Audiente, Colui che tutto osserva.) (42:11)

f)       L’uomo deve adorare Allah solamente nel modo e nella forma da Lui indicati attraverso i Suoi Messaggeri e Profeti. Non è permesso speculare e quindi inventare un culto e in seguito attribuirlo alla religione vera. Ogni atto di adorazione deve essere eseguito in conformità alla religione rivelata dell’Islam, come nel caso dell’offerta delle ‘Salah’, cioè le preghiere obbligatorie; uno dei benefici di eseguire e sostenere tale pratica è che essa contribuisce a incoraggiare le buone azioni e ad impedire quelle cattive. Allah Onnipotente afferma nel Sublime Corano:

(Recita quello che ti è stato rivelato del Libro ed esegui l’orazione. In verità l’orazione preserva dalla turpitudine e da ciò che è riprovevole. Il ricordo di Allah è certo quanto ci sia di più grande. Allah conosce perfettamente quello che operate.) (29:45)

Il pagamento della ‘Zakah’ (elemosina obbligatoria) agli indigenti e ai bisognosi genera auto purificazione e l’eliminazione dell’avarizia e della spilorceria, così come l’alleviazione dei dolori e delle tribolazioni dei meno fortunati. Allah Onnipotente dice nel Sublime Corano:

(…che dà i suoi beni per purificarsi, che a nessuno avrà fatto un bene per ottenere ricompensa, ma solo per amore del suo Signore l’Altissimo). (92:18-20)

L’osservazione del ‘Saum’ (digiuno) permette all’uomo di avere un migliore controllo e autodisciplina sulle tentazioni e sulle passioni. Egli diventa più cosciente del senso di pietà e del timore di Dio e dei bisogni dei poveri e dei meno fortunati. Allah Onnipotente afferma nel Sublime Corano:

(O voi che credete, vi è prescritto il digiuno come era stato prescritto a coloro che vi hanno preceduto. Forse diverrete timorati…) (2:183)

Il pellegrinaggio o ‘Hajj’ ha molti benefici, come indicato da Allah Onnipotente nel Sublime Corano:

(…per partecipare ai benefici che sono stati loro concessi; ed invocare il Nome di Allah nei giorni stabiliti, sull’animale del gregge che è stato loro attribuito in nutrimento. Mangiatene voi stessi e datene al bisognoso e al povero.) (22:28)

Tutti questi e gli altri atti obbligatori del culto dell’Islam sono stati istituiti per il beneficio dell’uomo stesso. Se effettuati in circostanze normali, non vi è mai un’eccessiva difficoltà. Allah Onnipotente dice nel Sublime Corano:

(Allah vi vuole facilitare e non procurarvi disagio) (2:185)

Il Messaggero di Allah (pbsl) disse a sostegno di questo concetto:

«Se vi ordino di fare qualcosa, fate solo quello che siete in grado».[38]

E disse (pbsl):

«La religione è facile... ».[39]

In caso di malattia o altra legittima difficoltà, si è esentati completamente dall’effettuare gli atti di culto oppure, se si è tenuti a eseguirli, è possibile usufruire di alcune concessioni. Per esempio, per effettuare le preghiere giornaliere prescritte è necessario essere in posizione eretta, ma se una persona non è in grado, allora gli è concesso sedersi; se anche quello non è possibile, può farlo coricato su un fianco o sulla schiena, o in qualunque altra posizione consentita dalla sua situazione e che gli permetta una certa comodità. Se un fedele non è in grado di effettuare la preghiera in nessuna delle suddette situazioni, può pregare tramite i movimenti delle mani o persino degli occhi.

Prima dell'offerta della preghiera è necessario effettuare l’abluzione, ma se un musulmano non riesce a trovare acqua o se nel suo uso vi è un particolare rischio, allora è possibile eliminare temporaneamente questo requisito; in tal caso l’abluzione verrà fatta con il metodo del ‘Tayammum’ (ovvero con polvere pulita) e le preghiere verranno offerte allo stesso identico modo come se avesse effettuato l’abluzione con acqua.

Durante il ciclo mestruale o durante le perdite post-parto la donna è esentata dall’effettuare la preghiera fino all’arresto completo della perdita di sangue e non è tenuta a recuperare le preghiere che non ha potuto offrire.

Il musulmano, sia maschio o femmina, che non possiede il ‘Nisab’, cioè l'importo minimo richiesto in base al quale è obbligatorio pagare la Zakah, non è tenuto a pagare quest’elemosina.

La persona anziana o ammalata che non è in grado di osservare il digiuno ha il vantaggio di essere dispensata da tale comandamento; se ne ha i mezzi, deve però pagare una determinata somma in segno di espiazione equivalente al pagamento di un pasto completo per una persona indigente, per ogni giorno che non si è digiunato. Allo stesso modo, una persona in viaggio può interrompere il digiuno, poiché viaggiare comporta maggiori difficoltà e fatica. Anche la donna, durante il ciclo mestruale o durante le perdite successive al parto, è esentata dal digiunare, fino all’arresto totale delle perdite; dopo di che è tenuta a recuperare i giorni di digiuno mancati.

Il ‘Hajj’ non è obbligatorio per chi è impossibilitato a causa di un’inabilità fisica o finanziaria, poiché la persona che intende partire per l’Hajj deve avere, al di là delle spese del pellegrinaggio, fondi monetari sufficienti per soddisfare i suoi bisogni e quelli della sua famiglia. Allah l’Altissimo dice nel Sublime Corano:

(In essa vi sono i segni evidenti come luogo in cui ristette Abramo: chi vi entra è al sicuro. Spetta agli uomini che ne hanno la possibilità di andare, per Allah, in pellegrinaggio alla Casa. Quanto a colui che lo nega sappia che Allah fa a meno delle creature.) (3:97)

Un altro esempio della riduzione delle difficoltà si ha quando una persona non ha la possibilità di procurasi nessun alimento lecito e per questo rischia di morire: in tali circostanze le è permesso mangiare persino cibo normalmente considerato illecito, come la carne di una carogna di animale, il maiale e il vino. Questa regola si basa sulle istruzioni del versetto del Sublime Corano:

(In verità vi sono state vietate le bestie morte, il sangue, la carne di porco e quello su cui sia stato invocato altro nome che quello di Allah. E chi vi sarà costretto, senza desiderio o intenzione, non farà peccato. Allah è perdonatore, misericordioso.) (2:173)

 I diritti del Profeta Muhammad (pace e benedizione su di lui)

Tutti i Messaggeri che Allah ha inviato sono stati mandati come guida per l’umanità e se l’uomo crede, obbedisce e riconosce loro tutti i diritti, Allah ha promesso come ricompensa il successo in questa vita e in quella futura. Tali diritti sono riassunti nella seguente testimonianza che dichiara: ‘Non esiste nessuna divinità degna di adorazione tranne Allah; Muhammad (pbsl) è lo schiavo e il Messaggero di Allah.’ Pronunciare questa dichiarazione di fede richiede:

a)             Credere nell’universalità del Messaggio del Profeta Muhammad; l’Islam non è indirizzato verso una categoria specifica di gente, come invece è stato il caso dei Profeti e dei Messaggeri precedenti (pace e benedizioni siano su tutti loro) e ciò deriva dal versetto del Sublime Corano:

(Di’: «Uomini, io sono un Messaggero di Allah a voi tutti inviato da Colui al Quale appartiene la sovranità dei cieli e della terra. Non c’è altro dio all’infuori di Lui. Egli dà la vita e dà la morte. Credete in Allah e nel Suo Messaggero, il Profeta illetterato che crede in Allah e nelle Sue parole. Seguitelo, affinché possiate essere sulla retta via.) (7:158).

b)                  Credere che Muhammad (pbsl), il Messaggero e Profeta di Allah, è stato protetto da Allah dal commettere i normali errori umani, riguardo alla sua missione verso l’umanità. Ciò significa anche credere che il Profeta (pbsl) non ha mai omesso o aggiunto niente al completo Messaggio di Allah. Quanto detto si basa sul seguente versetto del Sublime Corano:

(e neppure parla d’impulso.) (53:3).

c)             Credere che il Profeta Muhammad (pbsl) è l’ultimo dei Profeti e dei Messaggeri di Allah inviati all’umanità e che nessun profeta o messaggero verrà dopo lui (pbsl). Allah dice nel Sublime Corano:

(Muhammad non è padre di nessuno dei vostri uomini, egli è l’Inviato di Allah e il sigillo dei profeti.) (33:40).

E il Messaggero di Allah (pbsl) disse:

«...e non ci sarà nessun profeta dopo di me».[40]

d)             Credere che gli obblighi religiosi e gli ordini divini che Allah ha inviato all’umanità sono completi e che il Profeta (pbsl) ha trasmetto il Messaggio di Allah nella sua totalità e ha fornito alla sua “ummah” (nazione) i consigli migliori e il migliore esempio per compiere il bene ed evitare ogni male. Ciò deriva dal versetto del Sublime Corano:

(Oggi i miscredenti non sperano più di allontanarvi dalla vostra religione: non temeteli dunque, ma temete Me. Oggi ho reso perfetta la vostra religione, ho completato per voi la Mia grazia e mi è piaciuto darvi per religione l’islam.) (5:3)

e)             Credere che le leggi islamiche sono approvate da Allah e che tutti gli atti del culto sono basati e ruotano intorno a queste leggi divine. Le azioni umane autonome non saranno accettate, Allah ne sa di più, salvo che e solo fino a quando esse non siano conformi a queste divine leggi. Ciò è indicato nel versetto del Sublime Corano:

(Chi vuole una religione diversa dall’Islam, il suo culto non sarà accettato, e nell’altra vita sarà tra i perdenti). (3:85)

f)              Il credente deve rispettare gli ordini del Profeta (pbsl) e deve sforzarsi di evitare di disobbedirgli, come Allah l’Altissimo ha citato nel Sublime Corano:

(Prendete quello che il Messaggero vi dà e astenetevi da quel che vi nega e temete Allah. In verità Allah è severo nel castigo.) (59:7)

g)             Il musulmano deve mostrare approvazione e appagamento nei confronti di ogni giudizio emesso dal Profeta di Allah (pbsl), poiché Allah, l’Eccelso, dice nel Sublime Corano:

(No, per il tuo Signore, non saranno credenti finché non ti avranno eletto giudice delle loro discordie e finché non avranno accettato senza recriminare quello che avrai deciso, sottomettendosi completamente.) (4:65)

h)             Il musulmano deve seguire le autentiche tradizioni della Sunnah (atti e detti del Profeta) al meglio delle sue abilità. Nessuno ha il diritto di alterare, aggiungere o omettere nessuna parte della Sunnah dell’Inviato (pbsl). Allah l’Altissimo dice nel Sublime Corano:

(Di’: «Se avete sempre amato Allah, seguitemi. Allah vi amerà e perdonerà i vostri peccati. Allah è perdonatore, misericordioso».) (3:31)

i)              Il Credente deve rispettare la condizione e il rango speciali concessi da Allah al Suo Profeta (pbsl). Nessuno deve adorare o degradare questa condizione. Il Profeta (pbsl) disse:

«Non adoratemi come i cristiani adoravano il figlio di Maria; (poiché) non sono nient'altro che un servo (di Allah)... per cui dite: il servo di Allah e il Suo Messaggero».[41]

E disse (pbsl):

«O gente! Dite ciò che avete da dire e non lasciatevi sedurre da Satana. Sono Muhammad, servo e Messaggero di Allah. Non voglio che mi eleviate al di sopra della condizione assegnatami da Allah, l’Onnipotente».[42]

É stato riferito che egli (pbsl) disse anche:

«Non lodatemi più di quel che mi merito. Allah mi ha creato come un servo prima di chiamarmi Profeta e Messaggero».[43]

j)              Il musulmano deve offrire, in segno di rispetto, adeguati saluti al Profeta e Messaggero di Allah (pbsl) quando viene pronunciato il suo nome, come insegna il versetto del Sublime Corano:

(In verità Allah e i Suoi angeli benedicono il Profeta. O voi che credete, beneditelo e invocate su di lui la pace.) (33:56)

k)             Il Credente deve provare sincero amore e affetto per il Profeta e Messaggero di Allah (pbsl) e tale sentimento deve essere al di sopra dell’amore che si prova per chiunque altro, poiché le informazioni e le pratiche della vera religione di Allah e le numerose benedizioni che l’Inviato (pbsl) ha portato come guida sono gli unici mezzi per raggiungere la salvezza attraverso la volontà di Allah. Ciò si basa sulle disposizioni del versetto del Sublime Corano:

(Di’: «Se i vostri padri, i vostri figli, i vostri fratelli, le vostre mogli, la vostra tribù, i beni che vi procurate, il commercio di cui temete la rovina e le case che amate vi sono più cari di Allah e del Suo Messaggero e la lotta per la causa di Allah, aspettate allora che Allah renda noto il Suo decreto! Allah non guida gli empi». (9:24)

l)              Il musulmano deve fare ogni tentativo e sfruttare ogni occasione che gli si presenti per richiamare tutti, con saggezza e pazienza, al Messaggio di Muhammad (pbsl). Ha il compito di sforzarsi di informare coloro che sono ignari e disinformati e di rinforzare coloro che hanno una fede debole ed esitante. Poiché Allah, il Saggio, dice nel Sublime Corano:

(Chiama al sentiero del tuo Signore con la saggezza e la buona parola e discuti con loro nella maniera migliore. In verità il tuo Signore conosce meglio [di ogni altro] chi si allontana dal Suo sentiero e conosce meglio [di ogni altro] coloro che sono ben guidati.) (16:125)

Ciò è inoltre basato sull’affermazione del Profeta e Messaggero di Allah (pbsl) che disse:

«Trasmettete dopo di me anche solo un versetto».[44]

 I diritti degli altri Profeti e Messaggeri (pace su di loro)

La fede nell’Islam del musulmano non è completa o accettata se non dichiara di credere anche nella veridicità di tutti i Profeti e di tutti i Messaggeri che Allah ha inviato prima di Muhammad (pbsl). Allah l’Altissimo dice nel Sublime Corano:

(Il Messaggero crede in quello che è stato fatto scendere su di lui da parte del suo Signore, come del resto i credenti: tutti credono in Allah, nei Suoi Angeli, nei Suoi Libri e nei Suoi Messaggeri. «Non facciamo differenza alcuna tra i Suoi Messaggeri.» E dicono: «Abbiamo ascoltato e obbediamo. Perdono, Signore! È a Te che tutto ritorna.») (2:285)

 Il musulmano crede che essi siano stati mandati a determinati popoli in un particolare momento storico, a differenza dell’universalità del messaggio islamico che è rivolto a tutte le popolazioni e sarà valido fino al Giorno della Resurrezione. Allah l’Altissimo dice nel Sublime Corano:

(Non ti abbiamo mandato se non come nunzio ed ammonitore per tutta l'umanità, ma la maggior parte degli uomini non sanno.) (34:28)

I musulmani sono tenuti a divulgare il messaggio dell’Islam, ma senza mai forzare o costringere le persone ad accettarlo, come indicato da Allah l’Altissimo nel Sublime Corano:

(Di’: «La verità proviene dal vostro Signore: creda chi vuole e chi vuole neghi»). (18:29)

E dice:

(Non c'è costrizione nella religione. La retta via ben si distingue dall'errore). (2:256)

 I diritti dei genitori

Tra i diritti dei genitori sono inclusi il rispetto, l’amore e l’obbedienza; quest’ultima, però, solo a condizione che non contraddica l’obbedienza agli ordini di Allah e del Suo Messaggero. È d’obbligo prendersi cura di entrambi i genitori ed essere gentile nei loro confronti e, se questi sono anziani, fare fronte alle loro necessità. Allo stesso modo sono d’obbligo l’umiltà e il rispetto nei loro confronti, mentre è proibito essere arroganti e insolenti. Sono richieste pazienza e perseveranza nel servire i propri genitori, qualunque siano le circostanze. Allah dice nel versetto del Sublime Corano:

(Il vostro Signore ha decretato di non adorare altri che Lui e di trattare bene i vostri genitori. Se uno di loro o entrambi dovessero invecchiare presso di te, non dire loro «uff!» e non li rimproverare; ma parla loro con rispetto...) (17:23)

Il Messaggero di Allah (pbsl) ci ha informati dicendo:

«La soddisfazione di Allah per ciascuno di voi è legata alla soddisfazione che i vostri genitori provano per voi; la collera di Allah è basato sulla rabbia che i vostri genitori provano per voi».[45]

Entrambi i genitori devono poter godere di questi diritti anche nel caso non siano musulmani, a condizione che non impongano ai figli di disobbedire ad Allah. Asmaa- la figlia di Abu Bakr - disse: «Mia madre mi recò visita quando ancora non era musulmana. Chiesi allora al Profeta di Allah (pbsl) riguardo alla sua visita (e come avrei dovuto trattarla) e dissi: «Mia madre è desiderosa di venirmi a trovare. Posso ospitarla oppure no? Egli (pbsl) disse: «Sì, ospitala».[46]

La madre ha la priorità in termini di bontà, di comprensione, di sentimenti gentili, di amore e di affetto come indicato dal Profeta di Allah (pbsl): un uomo andò dall’Inviato (pbsl) e chiese: «O Inviato di Allah, chi ha maggior diritto alla relazione più affettuosa?», «Tua madre», rispose. L’uomo chiese ancora: «E poi, chi?»; il Messaggero di Allah (pbsl) ripeté «Tua madre»; l’uomo tornò a domandare: «E poi, chi?»; «Tua madre», reiterò il Profeta (pbsl); e chiese ancora: «E poi, chi?»; «Tuo padre», concluse. E in un’altra versione si legge: «... tuo padre, quindi i più prossimi dei tuoi parenti prossimi».[47]

Il Messaggero di Allah (pbsl) ha assegnato alla madre il diritto di compagnia pari a tre volte tanto quello di qualunque altro membro della famiglia. Il padre, in confronto, ne riceve soltanto una parte. Ciò è dovuto al fatto che la madre deve sopportare maggiori difficoltà durante la gravidanza, il parto e durante la cura dei bambini. Allah dice nel Sublime Corano:

(Abbiamo ordinato all’uomo la bontà verso i genitori: sua madre lo ha portato con fatica e con fatica lo ha partorito.) (46:15)

 I diritti del marito nei confronti della moglie

Il marito ha il diritto alla massima autorità dell’amministrazione domestica poiché ha la responsabilità di tutta la famiglia e di tutto ciò che ne concerne il mantenimento. Egli deve comportarsi con giustizia, pazienza e saggezza, come indicato da Allah nel Sublime Corano:

(Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono [per esse] i loro beni.) (4:34)

Uno dei motivi per questo più alto grado di responsabilità è che, generalmente, gli uomini sono più forti e razionali, mentre le donne sono più deboli ed emotive; tali differenti caratteristiche sono state assegnate dal Creatore al fine di consentire all’uomo e alla donna di poter svolgere un ruolo complementare nella vita e nella famiglia. La moglie è tenuta a obbedire agli ordini e alle indicazioni del marito fintantoché questi non implichino atti di disobbedienza ai comandi di Allah e alle istruzioni del Profeta (pbsl).

La moglie non deve pretendere che il marito le procuri ciò che egli non può permettersi o che non è capace di produrre, o avanzare qualunque altra richiesta che va oltre le abilità dello sposo. Lei è tenuta a proteggere i bambini e la discendenza del marito attraverso la tutela di sé, proteggendosi e conducendo una vita completamente casta. Deve essere il custode fidato del patrimonio del marito, non deve uscire da casa senza averlo prima avvertito e aver ricevuto il suo consenso, né permettere a una persona che il marito non approva di entrare in casa. Ciò per proteggere la dignità e l’armonia della famiglia, come insegnato dal Messaggero di Allah (pbsl):

«La migliore delle donne è colei che quando la guardate ne siete soddisfatti, quando le dite di fare qualcosa [qualsiasi azione permessa] ella obbedirà e che quando siete assenti proteggerà e conserverà la vostra ricchezza e discendenza».[48]

 I diritti della moglie nei confronti del marito

I diritti della moglie nei confronti del marito sono molti e possono essere così riassunti:

Dote: alla moglie spetta ricevere una dote da parte del marito senza la quale il contratto di matrimonio non è valido. La dote non può essere richiesta indietro, salvo il caso in cui sia posto fine al matrimonio e la moglie decida di renderla, come indicato da Allah nel Sublime Corano:

(E date alle vostre spose la loro dote. Se graziosamente esse ve ne cedono una parte, godetevela pure e che vi sia propizia.) (4:4)

Contributo finanziario: il marito è tenuto a soddisfare, nel limite dei suoi mezzi e delle sue capacità, tutti i requisiti essenziali e di base della moglie (o mogli), dei bambini e dell’intera famiglia. Allah l’Altissimo dice nel Sublime Corano:

(L’agiato spenda della sua agiatezza, colui che ha scarse risorse spenda di quello che Allah gli ha concesso. Allah non impone a nessuno se non in misura di ciò che Egli ha concesso. Allah farà seguire il benessere al disagio.) (65:7)

Al fine di promuovere la generosità verso la moglie, l’Islam considera questo contributo finanziario come un’opera di carità e come tale essa viene ampiamente ricompensata da Allah. Il Profeta (pbsl) disse a Sa’ad ibn Abi Waqas:

«Di tutto quello che spendi per la tua famiglia cercando la soddisfazione di Allah, Allah ti ricompenserà, anche se si tratta solo di un pezzo di cibo che metti in bocca a tua moglie».[49]

Se il marito è avaro e non fornisce alla moglie sufficiente denaro, lei ha il diritto di prelevare, per sé e i figli, una quantità ragionevole dei fondi di proprietà del marito senza che egli ne sia a conoscenza. Ciò si basa sull’hadith in cui Hind bint ‘Utbah disse: «O Messaggero di Allah, in verità Abu Sufyan è un avaro e non ricevo da lui denaro a sufficienza per soddisfare me e il bambino, tranne quello che prendo dai suoi risparmi senza che lui lo sappia». Così egli (pbsl) disse:

«Prendi quello di cui necessiti per te e il bambino in quantità ragionevole».[50]

Un rapporto di coppia soddisfacente: il marito deve assicurare alla moglie un livello soddisfacente di rapporto intimo e di tempo trascorso come coppia; questo è uno dei più importanti diritti della moglie nei confronti del marito. La moglie (o le mogli) e i membri della famiglia hanno bisogno di un marito affettuoso che si prenda cura di loro e che si occupi dei loro bisogni di base. Come riferito da Jabir: «Una volta il Profeta (pbsl) mi chiese: “O Jabir, ti sei sposato?” Risposi di sì. Allora egli (pbsl) chiese: “Una ragazza vergine o una donna precedentemente sposata)?” Risposi che era una donna precedentemente sposata. Egli (pbsl) disse: “Perché non hai sposato una ragazza vergine con cui potresti giocare e ridere assieme?”».[51]

Protezione dei segreti della moglie: il marito ha l’obbligo di non rivelare nessuna delle mancanze o delle imperfezioni della moglie e di mantenere segreto tutto ciò che vede e che lei gli confida. Nell’Islam, il rapporto intimo fra marito e moglie è protetto e tenuto in gran conto; i rapporti coniugali sono sacri secondo l’Islam, come si deduce dalle indicazioni del Messaggero di Allah (pbsl):

«Una delle situazioni peggiori agli occhi di Allah nel Giorno della Resurrezione è quella di un uomo, che dopo aver avuto un rapporto intimo con la propria moglie, va in giro a raccontare i suoi segreti agli altri».[52]

Uguaglianza e imparzialità: se un uomo è sposato a più di una moglie, egli deve essere in grado di provvedere in maniera uguale per ciascuna di esse, offrendo loro un livello equivalente di alloggio e vestiario; deve inoltre suddividere in egual misura il tempo che passa con ciascuna di loro. Qualunque ingiustizia su quest’aspetto del matrimonio è rigorosamente proibita, come indicato dal Messaggero di Allah (pbsl):

«Chi ha due mogli e non le tratta in maniera uguale, nel Giorno del Giudizio comparirà paralizzato per metà».[53]

Trattamento giusto e gentile: Il marito deve trattare giustamente la moglie e la famiglia. Egli deve dimostrare cura, bontà e risolvere ogni problema in base alle sue capacità; inoltre deve essere paziente nei confronti delle mancanze e delle imperfezioni della sua sposa e questo con lo scopo di compiacere Allah sia in questa vita che in quella futura. Il marito deve consultarsi con la moglie (o mogli) per quanto riguarda le questioni di vita quotidiana e i bisogni e programmi del futuro. È sua responsabilità assicurare e fornire alla moglie e alla famiglia tutto quanto sia necessario per ottenere un ambiente familiare e condizioni sociali tranquille. Il Messaggero (pbsl) di Allah disse:

«I credenti con la fede più completa sono quelli con il carattere migliore, e i migliori tra di voi sono quelli che sono migliori nei confronti delle loro mogli.»[54]

Protezione e salvaguardia: il marito, sempre in base alle sue capacità, non deve porre i membri della sua famiglia o la moglie in situazioni immorali o peccaminose. Ciò è basato sulle istruzioni del versetto del Sublime Corano:

(O credenti, preservate voi stessi e le vostre famiglie da un fuoco il cui combustile saranno uomini e pietre e sul quale vegliano angeli formidabili, severi, che non disobbediscono a ciò che Allah comanda loro e che eseguono quello che viene loro ordinato.) (66:6)

Egli deve proteggere il patrimonio e le proprietà private della moglie e non ha il permesso di utilizzare i fondi monetari o i possedimenti personali di lei senza la sua approvazione, né può intromettersi in nessun affare finanziario della moglie senza il suo consenso.

 I diritti dei figli

Consiste nel difendere la loro vita, occuparsi di loro e delle cose che li riguardano, preoccuparsi di sovvenire ai loro bisogni (alimenti, abbigliamento e alloggio), poiché il Profeta (pbsl) disse: «Come peccato è sufficiente per l'uomo non occuparsi di coloro che sono a suo carico».[55]

Preoccuparsi del loro destino facendo attenzione a non fare invocazioni contro di loro, poiché il Messaggero di Allah (pbsl) disse: «Non fate invocazioni contro voi stessi, i vostri figli o i vostri beni perché potreste capitare nel momento in cui Allah esaudisce le vostre invocazioni »[56]

I genitori hanno il compito di insegnare ai figli le regole del buon comportamento morale e di salvaguardarli dalle cattive abitudini come mentire, truffare, ingannare, essere egoista, eccetera. L’Inviato di Allah (pbsl) disse:

«Ognuno di voi è un pastore: ognuno di voi è responsabile del suo gregge».[57]

I figli hanno il diritto di ricevere un trattamento equo tra loro, senza che uno venga preferito rispetto agli altri per quanto concerne le relazioni umane, le cure, i regali, i doni, l’eredità, eccetera. Un atteggiamento ingiusto nei loro confronti può provocare comportamenti scorretti verso uno o entrambi i genitori e i fratelli. Nu'man b. Basheer disse: «Mio padre mi offrì un regalo e mia madre Umrah bint Rawah disse: “Non sarò d’accordo fintanto che il Profeta di Allah (pbsl) non farà da testimone”. Così mio padre andò a chiedergli di testimoniare il mio regalo ed egli (pbsl) domandò: ‘Hai fatto lo stesso dono a tutti i tuoi figli?’ Mio padre rispose: ‘No!’. Il Messaggero di Allah (pbsl) gli disse: ‘Temi Allah e sii giusto nei confronti dei tuoi figli’. Fu così che mio padre riprese indietro il regalo che mi aveva fatto».[58]

 I diritti dei parenti

I parenti godono di specifici diritti, come ad esempio quello di ricevere attenzioni speciali, visite e supporto. Il musulmano benestante ha l’obbligo di assisterli, assegnando la priorità secondo il grado di parentela; egli sostiene i fratelli e i parenti nei periodi di bisogno e condivide le loro preoccupazioni. Nel Sublime Corano Allah Onnipotente ci dice:

(Uomini, temete il vostro Signore che vi ha creati da un solo essere, e da esso ha creato la sposa sua, e da loro ha tratto molti uomini e donne. E temete Allah, in nome del Quale rivolgete l’un l’altro le vostre richieste e rispettate i legami di sangue. Invero Allah veglia su di voi.) (4:1)

L’Islam consiglia al credente di essere gentile con i propri parenti, anche quando essi non lo sono con lui, e gli viene richiesto di mantenere i rapporti con loro anche nel caso in cui siano loro a interromperli, poiché il Profeta(pbsl)disse: «Colui che si comporta bene con i suoi parenti è colui che non lo fa per reciprocità ma per riallacciare le relazioni quando sono state interrotte.»[59]

 Nell'Islam, rompere i legami di parentela è uno dei peccati più gravi. L'Inviato di Allah (pbsl) disse: «Quando Allah creo' gli esseri viventi, il legame di sangue si alzo'. "Siediti!, gli disse Allah. "E' per supplicarti di proteggermi contro chi mi vuole spezzare". Allah rispose: "Non sei soddisfatto se Io sono con coloro che tu unisci e abbandono quelli che hanno rotto i legami con te?" "Certo che si', o Signore!", rispose. "Ebbene, cosi' sarà. Questo è per te." Poi Abu Hurayra lesse questo versetto: "Se volgete le spalle, non rischiate forse di spargere la corruzione sulla terra e di rompere i legami di sangue? » [60]

Qualche informazione sulle funzioni e i diritti pubblici

1. I diritti del governante nei confronti del popolo

2. I diritti del popolo nei confronti del Governo

3. I diritti dei vicini

4. I diritti degli amici

5. I diritti degli ospiti

6. I diritti dei poveri

7. I diritti del dipendente

8. I diritti del datore di lavoro

9. I diritti degli animali

10. I diritti delle piante e degli alberi

11. Miscellanea

L’Islam ordina ai credenti di condividere le preoccupazioni e i problemi degli altri fratelli musulmani ovunque essi siano nel mondo e di aiutarli secondo le proprie capacità. Il Messaggero di Allah (pbsl) disse:

«Il credente è per un altro credente come il mattone di un edificio: si rafforzano a vicenda» e così dicendo unì le mani intrecciando le dita dell’una con quelle dell’altra.[61]

L’Islam insegna al musulmano a rispettare la reputazione del fratello musulmano e a non sospettare di lui senza una giusta ragione. Il Profeta (pbsl) disse:

«Evitate il sospetto; esso è la peggiore delle bugie. Non date seguito a voci negative, alle imperfezioni e alle mancanze del vostro fratello musulmano. Non spiatevi l’un l’altro. Non entrate in competizione [con idee e intenzioni malvagie] contro il vostro fratello musulmano. Non odiatevi l'un l'altro; non voltate le spalle l'uno all'altro e non siate venali, ma siate fratelli, o servi di Allah! Il musulmano è fratello del musulmano: non lo opprime né lo abbandona, non lo inganna né lo disprezza. Qui sta la devozione - e accennò per tre volte al petto. È male per un uomo disprezzare il fratello musulmano. Tutto ciò che possiede il musulmano è inviolabile per un altro musulmano: il suo sangue, i suoi beni e il suo onore. In verità, Allah non sta a guardare i vostri corpi o le vostre sembianze, sta invece a guardare i vostri cuori, atti e azioni.».[62]

Sempre nello stesso contesto il Messaggero di Allah (pbsl) disse:

«Un musulmano non sarà un vero credente finché non desidererà per il suo fratello (musulmano o musulmana) ciò che desidera per se stesso».[63]

I diritti pubblici che sono comuni a tutti i musulmani facenti parte di una società islamica sono i seguenti:

 1.  I diritti di un governante nei confronti del popolo

Questo è basato proprio sul contenuto del versetto del Sublime Corano:

(O voi che credete, obbedite ad Allah e al Messaggero e a coloro di voi che hanno l’autorità.) (4:59)

A un musulmano viene richiesto di rispettare le seguenti direttive:

a)             obbedienza al governante finché non comanda di compiere atti illeciti. Ciò deriva dalle tradizioni del Messaggero di Allah (pbsl):

«Ascoltate e obbedite, anche se è uno schiavo dell’Etiopia a essere stato eletto [come sovrano], fintanto che egli agisce secondo i precetti del libro di Allah».[64]

L’obbedienza del musulmano a un’autorità che governa in conformità ai principi del Divino Libro di Allah è, in effetti, considerato come un ulteriore atto di obbedienza verso Allah e, viceversa, la disobbedienza verso un’autorità che opera secondo le Leggi di Allah è, in realtà, disobbedienza verso Allah stesso.

b)            il governante musulmano deve poter ricevere consigli sinceri da cui possano trarre vantaggio lui, la comunità e l’intera nazione; deve inoltre essere esortato a tenere presente quelli che sono i suoi compiti ed essere fedele all’impegno preso. Ciò deriva dalle indicazioni del Sublime Corano:

(Parlategli con dolcezza. Forse ricorderà o temerà Allah.) (20:44)

E il Profeta (pbsl) disse: «La religione è fedeltà». «Verso chi?», chiedemmo. Egli (pbsl) rispose: «Verso Allah, il Suo Libro e il Suo Inviato, verso i sovrani musulmani e le loro genti».

c)             la popolazione deve sostenere il governante musulmano durante i periodi di crisi. Ai musulmani è richiesto di rispettare i loro capi/sovrani e di non abbandonarli, né istigare la popolazione contro di loro per provocare problemi e danni.

 2.  I diritti del popolo nei confronti del governo

Il musulmano residente in uno stato islamico ha determinato diritti nei confronti del governo. Essi sono i seguenti:

Giustizia assoluta: significa che ogni individuo deve essere trattato in maniera equa. Tutti quelli che hanno diritto a specifici trattamenti devono poter essere in grado di usufruirne e chi ha la responsabilità di eseguire determinate funzioni, devono essere trattati con giustizia, senza subire nessun tipo di condizionamento. Inoltre, le responsabilità devono essere distribuite fra gli individui in maniera giusta e ragionevole. Non è permesso a nessun individuo, classe o categoria di persone o parte della popolazione di avere un trattamento privilegiato o di essere preferiti rispetto agli altri membri della società. Il Messaggero di Allah (pbsl) disse:

«Nel Giorno della Resurrezione il più caro ad Allah ed il più vicino a Lui sarà un sovrano o un giudice giusto, mentre il più detestato da Allah ed il più distante da Lui sarà un sovrano ingiusto e tiranno».[65]

Consultazione: la popolazione ha il diritto di essere consultata su questioni riguardanti problematiche economiche e sociali e ciò deve essere fatto consuetudinariamente; i cittadini devono poter esprimere le loro opinioni e idee sulle questioni riguardanti la comunità e la società islamica e, se le opinioni raccolte soddisfano l’interesse pubblico, allora esse possono essere accettate. Allah dice nel Sublime Corano:

(È per misericordia di Allah che sei dolce nei loro confronti! Se fossi stato duro di cuore, si sarebbero allontanati da te. Perdona loro e supplica che siano assolti. Consultati con loro sugli ordini da impartire.) (3:159)

Secondo la tradizione, in diverse occasioni il Messaggero di Allah (pbsl) seguì il consiglio dei suoi compagni. Per esempio, durante la battaglia di Badr uno di essi suggerì di cambiare il luogo dell’accampamento dei musulmani chiedendo: «O Inviato di Allah, è forse Allah che ti ha ordinato di accamparti in questo posto, nel qual caso non avremmo motivo di cambiarlo, oppure è semplicemente una strategia e un piano di guerra?» Immediatamente il Messaggero di Allah (pbsl) rispose: «No. Veramente è una mia strategia di guerra». Allora l’uomo suggerì: «O Profeta di Allah, quest’accampamento non è la giusta scelta. Cerchiamo piuttosto il serbatoio d’acqua più vicino ai nostri nemici e accampiamoci là. In seguito sotterreremo tutte le altre risorse idriche e quindi costruiremo un bacino o serbatoio d’acqua per il nostro esercito. Quando la battaglia avrà inizio, noi avremo ancora accesso all’acqua, potremo bere e utilizzarla per i nostri bisogni, mentre i nostri nemici non potranno». Il Messaggero di Allah (pbsl) commentò: «Hai certamente dato il consiglio migliore».[66]

Governo islamico: la Shari'ah, in altre parole la legge islamica, è alla base del Governo islamico e delle sentenze legali e pertanto la Costituzione di uno Stato musulmano deve fondarsi sul Corano e sulla Sunnah, che sono le fonti giudiziarie islamiche riconosciute. Se è disponibile un testo autentico, allora non è possibile ricorrere all’opinione personale. La Legge islamica è un sistema completo di giurisprudenza, che include il diritto familiare e privato, il diritto penale, e il diritto nazionale e internazionale e che quindi soddisfa tutte le esigenze dell’uomo nella maniera migliore, poiché basato sulle rivelazioni che Allah ha fatto al Suo Messaggero per la guida dell’umanità.

Politica della ‘porta aperta’: Il governante musulmano non deve avere un atteggiamento di distacco e rimanere distante dalla sua gente, né nominare intermediari che non siano imparziali, consentendo ad alcuni di loro di incontrarlo e negandosi ad altri. Questo si basa sulla tradizione del Messaggero di Allah (pbsl) che disse:

«Chiunque ha la responsabilità di dirigere qualcuno degli affari dei musulmani e si defila davanti a loro e non risponde ai loro bisogni, sarà Allah a non rispondere alle sue suppliche nel Giorno della Resurrezione, facendolo soffrire della sua stessa povertà e dei suoi stessi bisogni».[67]

Misericordia per i concittadini: il governante musulmano deve essere gentile e clemente con i concittadini e non deve oberarli oltre le loro capacità; deve agevolarli con tutti i mezzi affinché possano sopravvivere e vivere nella società nel modo migliore. Il governante deve trattare l’uomo anziano come un padre, il giovane come un figlio e la persona della stessa età come un fratello; egli deve essere rispettoso dei più anziani, gentile e clemente con i giovani e premuroso con gli individui della sua stessa età. Il Sublime Corano ci informa a proposito delle caratteristiche del Messaggero di Allah (pbsl), che fu il primo capo della nazione musulmana:

(Ora vi è giunto un Messaggero scelto tra voi; gli è gravosa la pena che soffrite, brama il vostro bene, è dolce e misericordioso verso i credenti.) (9:128)

Anche l’Inviato di Allah (pbsl) si raccomandò:

«Possa Allah essere clemente con coloro che sono clementi [e gentili con gli altri]. Siate misericordiosi con la gente sulla terra, Allah sarà misericordioso con voi».[68]

Omar bin al Khattab, il secondo Califfo musulmano, era talmente preoccupato riguardo alla sua responsabilità nei confronti di Allah, che una volta disse: «Per Allah, se una mula fosse inciampata in Iraq, avrei il timore di dovermi giustificare di ciò con Allah [nel Giorno della Resurrezione]: “O Omar! Perché non hai spianato la strada per la mula?”».

 3.  I diritti del vicino

Allah ha ordinato nel Sublime Corano:

(Adorate Allah e non associateGli alcunché. Siate buoni con i genitori, i parenti, gli orfani, i poveri, i  vicini sia che siano vostri parenti sia che siano estranei, il compagno che vi sta accanto, il viandante e lo schiavo in vostro possesso. In verità Allah non ama l’insolente, il vanaglorioso,) (4:36)

L’Islam identifica tre categorie di vicini:

Il parente e vicino di casa: egli ha tre diritti: il vincolo di parentela, il diritto giacché vicino e il diritto dell’Islam.

Il vicino musulmano: egli ha due diritti: il diritto giacché vicino e il diritto dell’Islam.

Il vicino non musulmano: egli gode del diritto del vicino. Abdullah bin Omar, noto Compagno del Profeta (pbsl), comandante, nonché studioso dell’Islam, un giorno, di ritorno verso casa, trovò che la sua famiglia aveva sacrificato una pecora. Immediatamente chiese: «Avete offerto parte della carne della pecora in dono al nostro vicino ebreo? In Verità ho sentito l’Inviato di Allah dire:

«L'angelo Gabriele non cessava di raccomandarmi di essere gentile col mio vicino, a tal punto che pensai che lo costituisse ad erede».[69]

È contro i principi religiosi causare inconvenienti al vicino. L’Inviato di Allah (pbsl) disse: «Per Allah non crede! Per Allah non crede! Per Allah non crede!». Chiesero: «Chi, Inviato di Allah?». «Colui dai cui torti non è al sicuro il suo vicino», rispose.[70]

Viene raccomandato di comportarsi gentilmente anche quando il vicino causa problemi. Un uomo si lamentò presso Abdullah ibn Abbas dicendo: «Il mio vicino mi offende e inveisce contro di me». Lui gli rispose: «Egli ha disobbedito ad Allah nei tuoi confronti, quindi vai e obbedisci ad Allah e comportati rettamente verso di lui.».

 4. I diritti degli amici

Nell’Islam anche gli amici godono di determinati diritti. Ciò deriva dagli insegnamenti del Messaggero di Allah (pbsl):

«Il migliore compagno presso Allah l’Altissimo è il migliore di loro per il suo compagno, e il miglior vicino presso Allah l’Altissimo è il migliore di loro per il suo vicino».[71]

 5. I diritti dell’invitato

Nell’Islam l’ospite ha l’obbligo di trattare con riguardo l’invitato. Il Profeta (pbsl) disse:

«Chi è credente in Allah e nell’Ultimo Giorno tratti il suo vicino con benevolenza, chi è credente in Allah e nell’ultimo giorno tratti l’ospite secondo i suoi diritti».

Un uomo chiese: «E quali sono i suoi diritti, O Messaggero di Allah?» Egli rispose:

«Un giorno ed una notte ed ospitalità per tre giorni; ogni cosa in più di questo è carità da parte dell’ospite. E chiunque crede in Allah e nell’Ultimo Giorno dica il bene o taccia».[72]

L’etichetta per il trattamento degli invitati prevede una calorosa accoglienza accompagnata da un’espressione di felicità. Allo stesso modo, l’invitato ha l’obbligo di essere premuroso nei riguardi delle condizioni dell’ospite e non deve domandare eccessivamente, come il Profeta (pbsl) disse:

«Non è permesso a un musulmano rimanere con suo fratello troppo a lungo, a tal punto da fargli commettere un peccato».

Chiesero: «O Messaggero di Allah, e in quale modo lo indurrebbe a peccare?» Egli rispose:

«Rimanendo con lui quando non ha nulla da offrire».[73]

 6. I diritti dei poveri e dei bisognosi

Allah loda coloro che, spendendo per la Sua causa, aiutano i poveri e i bisognosi della società islamica, come indicato nel versetto del Sublime Corano:

(e sui cui beni c’è un riconosciuto diritto, per il mendicante ed il diseredato;) (70:24-25)

In effetti, la carità fatta ai poveri e ai bisognosi è considerata come una delle azioni più virtuose; anzi, nel Sublime Corano Allah avverte chi cela e accumula ricchezza e che non spende per la Sua causa, dicendo:

(La carità non consiste nel volgere i volti verso l’Oriente e l’Occidente, ma nel credere in Allah e nell’Ultimo Giorno, negli Angeli, nel Libro e nei Profeti e nel dare dei propri beni, per amore Suo, ai parenti, agli orfani, ai poveri, ai viandanti diseredati, ai mendicanti e per liberare gli schiavi...) (2:177)

Allah ha promesso a chi possiede ricchezza e non rispetta il diritto dei poveri e dei bisognosi, come da Lui comandato, che riceverà una severa punizione nel Giorno della Resurrezione, come indicato nel Sublime Corano:

(...Annuncia a coloro che accumulano l’oro e l’argento e non spendono per la causa di Allah un doloroso castigo). (9:34)

Per questo motivo la Zakah è uno dei pilastri dell’Islam: è pagata in base ad una percentuale fissa (2,5%) della ricchezza accumulata e posseduta per un intero anno. I musulmani devono offrire spontaneamente l’importo dovuto come segno di obbedienza agli ordini di Allah e devono pagarlo ai poveri e ai bisognosi. La Zakah è obbligatoria per coloro il cui patrimonio raggiunge la soglia minima necessaria. Allah afferma nel Sublime Corano:

(eppure non ricevettero altro comando che di adorare Allah, tributandoGli un culto esclusivo e sincero, di eseguire l’orazione e di versare la decima. Questa è la Religione della verità). (98:5)

Se un musulmano nega il pagamento della Zakah, è dichiarato miscredente; inoltre se rifiuta apertamente e pubblicamente di versare quanto dovuto ai bisognosi, il sovrano musulmano ha l’obbligo di combatterlo fino a quando egli non paghi la somma richiesta. Questo perché il rifiuto di rispettare il pagamento della Zakah va a danno della gente bisognosa e povera della società islamica cui spetta questo diritto. Durante il periodo iniziale della società musulmana Abu Bakr, il secondo dei Califfi ben guidati, mosse guerra contro un gruppo di persone che rifiutò di pagare la Zakah dichiarando: «Per Allah! Se si rifiuteranno di pagare la Zakah, come in precedenza la offrivano al Profeta (pbsl), fosse anche solo per il valore di una capra (o in un’altra narrazione: pezzo di corda), li combatterò in nome di essa [cioè fino a che non pagano completamente l’importo dovuto]».

La Zakah è prescritta secondo i seguenti principi e condizioni:

1.        l’obbligo di pagare la Zakah è solo per la persona che possiede il ‘Nisab’ (un determinato livello di ricchezza, come stipulato della Shari'ah islamica), che deve essere al netto delle necessità di base della persona pagante, in altre parole del cibo, dell’abitazione, del trasporto e di un abbigliamento adeguati.

2.        la persona che paga Zakah deve aver posseduto l’importo pari al Nisab per un periodo di un anno e deve poter soddisfare i suoi bisogni essenziali. Il pagamento della Zakah non è richiesto se il periodo del Nisab è inferiore a un anno.

L’Islam indica le categorie di persone autorizzate a ricevere la Zakah, basandosi sul versetto del Sublime Corano:

(Le elemosine sono per i bisognosi, per i poveri, per quelli incaricati di raccoglierle, per quelli di cui bisogna conquistarsi i cuori, per il riscatto degli schiavi, per quelli pesantemente indebitati, per [la lotta sul] sentiero di Allah e per il viandante. Decreto di Allah! Allah è saggio, sapiente.) (9:60)

La Zakah è pari al 2,5% del totale dei fondi che non sono stati utilizzati per un anno intero. L’Islam impone Zakah per sradicare la povertà dalla società islamica e risolvere i problemi a essa associati, come il furto, l’omicidio, l’aggressione alle persone e l’assalto alle proprietà, nonché richiama alla mente il benessere sociale e il supporto reciproco fra i membri della società islamica. La Zakah è inoltre utilizzata per soddisfare le necessità dei bisognosi, degli indigenti e per risarcire i debiti di chi non può saldarli a causa di un valido e legittimo motivo. Infine, il pagamento della Zakah purifica il cuore, l’anima e la ricchezza della persona che tramite essa, quando pagata con cuore puro, diventa meno egoista, avida e avara. Allah Onnipotente dice nel Sublime Corano:

(Coloro che si saranno preservati dalla loro stessa avidità saranno quelli che prospereranno). (64:16)

La Zakah purifica i cuori anche dei meno abbienti poiché, vedendo che i ricchi e i benestanti della società versano quello che è loro richiesto e rispettano il diritto dei fratelli meno fortunati, essi nutriranno un minor sentimento d’odio, di gelosia e amarezza nei loro confronti.

Nel Sublime Corano Allah Onnipotente avverte chi rifiuta di versare la loro parte di Zakah che riceverà una punizione severa:

(Coloro che sono avari di quello che Allah ha concesso loro della Sua grazia, non credano che ciò sia un bene per loro. Al contrario è un male: presto, nel Giorno del Giudizio, porteranno appeso al collo ciò di cui furono avari. Ad Allah l’eredità dei cieli e della terra; e Allah è ben informato di quello che fate.) (3:180)

 7.  I diritti del dipendente

L’Islam ha stabilito una serie di norme per regolare il lavoro e la forza lavoro. Secondo gli insegnamenti islamici, il datore di lavoro deve stabilire un rapporto cordiale e onesto con i suoi dipendenti e i suoi operai; tale rapporto deve essere basato sull’uguaglianza, sulla benevolenza e sulla fratellanza. Ciò è indicato in un Hadith del Messaggero di Allah (pbsl):

«I vostri operai e i vostri schiavi sono vostri fratelli: Allah li ha messi in mano vostra, ma chi ha un fratello in mano sua gli deve dar da mangiare di ciò che mangia lui, lo deve vestire come si veste lui. Non imponete loro lavori superiori alle loro forze; e, se mai glieli doveste imporre, aiutateli».[74]

L’Islam inoltre sostiene l’onore e la dignità dei lavoratori; è stato riportato che il Profeta (pbsl) disse:

«Il reddito migliore è quello che deriva da un lavoro onesto».[75]

In aggiunta l’Islam obbliga il datore di lavoro a dichiarare al dipendente l’ammontare della retribuzione prima che egli intraprenda il lavoro richiesto.

Il messaggero di Allah (pbsl) garantì i diritti del dipendente e il salario a lui spettante, dicendo:

«Ci sono tre generi di individui di cui sarò nemico nel Giorno della Resurrezione: chi inganna gli altri giurando in mio nome, chi fa schiavo un uomo libero e sperpera il denaro, chi assume un lavoratore e rifiuta di pagarlo dopo che quello ha compiuto il lavoro stabilito».[76]

Il messaggero di Allah (pbsl) istruì i datori di lavoro del tempo dicendo loro di pagare lo stipendio dell’operaio prima che gli si fosse asciugato il sudore sulla fronte.[77]

 8.  I diritti del datore di lavoro

Allo stesso modo l’Islam richiede anche ai dipendenti di intrattenere un buon rapporto con il proprio datore di lavoro, di svolgere i compiti a loro affidati al meglio delle loro abilità e ingegno. I dipendenti non devono trascurare, né nuocere al loro titolare o al lavoro che stanno svolgendo in nessun modo. Il Messaggero di Allah (pbsl) disse:

«Allah ama che l’operaio sia perfetto nello svolgere il suo lavoro».[78]

Al fine di incoraggiare la sincerità nel lavoro e per proteggere la dignità del lavoratore, l’Islam afferma che il guadagno di un operaio che ha lavorato onestamente è il migliore di tutti i guadagni. A tale proposito il Profeta (pbsl) disse:

«Il guadagno migliore è ciò che si è guadagnato onestamente con il lavoro della mano».[79]

 9. I diritti degli animali

Gli animali domestici devono essere nutriti in maniera appropriata, ricevere cure adeguate ed essere trattati gentilmente. È stato riportato che l’Inviato di Allah (pbsl) disse:

«Una donna andò all’Inferno per aver segregato un gatto fino a farlo morire. Ella  non gli diede da mangiare, né gli offrì acqua da bere e nemmeno lo lasciò libero di vagare per mangiare gli insetti della terra».[80]

Gli animali non devono essere torturati, feriti o picchiati per nessun motivo, così come quelli da traino non devono essere sovraccaricati a tal punto da non poter sopportare il carico. Il Messaggero di Allah (pbsl) disse:

«Allah maledice chi brucia un animale con la marchiatura ed il tatuaggio».[81]

L’Islam proibisce l’utilizzo di un animale come bersaglio vivo. È stato riportato che Ibn Omar, passando accanto ad un gruppo di giovani uomini del clan dei Quraish, vide che stavano usando un uccello come bersaglio vivo. Dopo aver chiesto chi avesse fatto una tale azione, Ibn Omar commentò: «Possa Allah maledire la persona che usa quest’uccello come bersaglio». Egli si riferiva all’Hadith del Messaggero di Allah (pbsl), che disse:

«Possa Allah maledire che utilizza un essere vivente come bersaglio».[82]

L’Islam, inoltre, condanna chi, dopo aver ucciso un animale, lo mutila.[83]

Come riportato nell’Hadith di Ibn Masoud, l’Islam proibisce di maltrattare o fare del male agli animali: «Eravamo in viaggio in compagnia del Messaggero di Allah (pbsl), quando egli (pbsl) si allontanò per un suo bisogno. Mentre era assente, vedemmo un codirosso con due pulcini; glieli prendemmo e il codirosso ci venne dietro e prese a svolazzarci intorno. Venne il Profeta (pbsl) e chiese:

«Chi ha messo quest’uccello in angustia per i suoi piccoli? Restituitele i suoi piccoli!» Poi vide che avevamo bruciato un formicaio, e così disse: «Chi l’ha bruciato?»; «Noi», rispondemmo; «Non conviene che a tormentare col fuoco sia altri che il Signore del Fuoco», osservò.[84]

Inoltre, l’Islam comanda di utilizzare clemenza quando gli animali vengono uccisi a scopo alimentare. Non è permesso infatti affilare la lama davanti all’animale che sta per essere sgozzato o alla presenza di altri capi di bestiame, come non è consentito uccidere tirando il collo dell’animale, battendolo, né per mezzo dell’elettrocuzione, eccetera. È ugualmente vietato iniziare a scuoiare l’animale prima che sia definitivamente morto. Il Profeta (pbsl) disse:

«In verità Allah ti ordina di essere gentile con tutta la Sua creazione. Quindi se uccidi, fallo nella maniera giusta e se sgozzi un animale, fallo nella maniera giusta. Affila pertanto il coltello per far sì che la macellazione sia un procedimento facile e veloce».[85]

Contemporaneamente, l’Islam ordina di uccidere gli animali e gli insetti pericolosi e dannosi, al fine di proteggere l’essere umano, essendo la sua vita sacra agli occhi di Allah, il Quale ne ha fatto di lui la creatura più onorevole sulla terra. Di conseguenza, se i diritti degli animali sono importanti al cospetto di Allah, allora quelli dell’essere umano lo sono ancora di più! Allah Onnipotente dice nel Sublime Corano:

(In verità abbiamo onorato i figli di Adamo, li abbiamo condotti sulla terra e sul mare e abbiamo concesso loro cibo eccellente e li abbiamo fatti primeggiare su molte delle Nostre creature.) (17:70)

Questi ordini non hanno solo lo scopo di proteggere gli animali da qualunque atto di crudeltà, ma sono anche un mezzo per espiare i peccati del musulmano e possono diventare la ragione della propria ammissione in Jannah (il Paradiso). Il  Messaggero di Allah (pbsl) raccontò:

«Un uomo stava viaggiando quando fu sopraffatto da una sete fortissima. Vide un pozzo, vi si calò dentro e bevve a sazietà prima di riemergere. Quando uscì dal pozzo, scorse un cane che ansimava e leccava la terra a causa della fortissima sete che provava. L’uomo allora rifletté fra sé e si disse che quel cane stava probabilmente patendo la stessa sete che lui stesso aveva patito. Allora scese nuovamente dentro al pozzo, riempì la sua scarpa d’acqua e, reggendola con la bocca, si arrampicò fuori dal pozzo e la porse al cane che la bevve. Allah l’Altissimo, lo lodò e accettò questa sua azione (di clemenza) e perdonò i suoi peccati». Gli chiesero: «O Messaggero di Allah, riceveremo ricompense per ciò che facciamo per gli animali?». Rispose (pbsl): «Sì, in verità c’è una ricompensa per ogni anima vivente».[86]

 10.  I diritti delle piante e degli alberi

L’Islam consente di usufruire dei frutti degli alberi, ma proibisce di tagliare o rompere i rami senza una buona ragione; anzi si spinge oltre e comanda di salvaguardare gli alberi e incoraggia ogni attività o processo adibito alla loro riproduzione al fine di aumentarne il numero. Il Messaggero di Allah (pbsl) disse:

«Se l’Ora [dell’Ultimo Giorno] suonasse mentre uno di voi sta reggendo una pianticella di palma [da piantare nella terra] e se riuscisse a piantarla prima di levarsi in piedi, allora dovrebbe farlo».[87]

Piantare alberi e piante che portano un beneficio è considerata come una elemosina per la quale il musulmano sarà ricompensato. L’Inviato di Allah (pbsl) disse:

«Un musulmano non pianterà albero, né getterà seme, da cui mangi uomo o bestia o altro, senza che gli valga come elemosina».[88]

 11. Miscellanea

Alcuni luoghi come le banchine e i passaggi pubblici godono, secondo l’Islam, di determinati diritti, come evidenziato dal Messaggero di Allah (pbsl) che disse:

«Guardatevi dal sedervi sulle banchine [o sui marciapiedi]».

I Compagni che erano presenti in quel momento obiettarono: «O Messaggero di Allah, i marciapiedi sono punti di incontro per noi, in cui possiamo sederci, divertirci e chiacchierare». Sentendo ciò l’Inviato di Allah (pbsl) rispose: «Se non potete fare a meno di sedervi sui marciapiedi, allora date ai marciapiedi quel che gli spetta di diritto». I Compagni allora domandarono: «O Messaggero di Allah, quali sono i diritti del marciapiede?» Egli (pbsl) rispose: «Abbassate lo sguardo [quando una donna attraversa o vi passa vicino], eliminate l’ostacolo dal percorso, ricambiate i salam [i saluti alla maniera islamica], ordinate il bene e proibite il male».[89]

È stato riportato che il Profeta (pbsl) disse: «Rimuovere un oggetto pericoloso dalla strada è un atto di carità [di cui Allah terrà in gran conto e che ricompenserà]».[90]

Oltre a quanto riportato sopra, è stato riferito che egli (pbsl) istruì i Compagni nel seguente modo: «Temete i due atti che saranno la causa della vostra sventura». I Compagni allora presenti domandarono: «O Messaggero di Allah, quali sono queste azioni maledette?». Egli (pbsl) rispose:

«La persona che risponde ai suoi bisogni nei passaggi pubblici o nelle zone d’ombra in cui la gente si reca per riposare».[91]

Come nozione generale si può dire che l’Islam obbliga i musulmani a essere premurosi e a prendersi cura l’uno dell’altro vicendevolmente senza limitazioni di luogo. Il Profeta (pbsl) disse:

«I credenti, nel loro amore reciproco, nella reciproca compassione e benevolenza, sono simili al corpo: quando ne soffre un membro, tutto il corpo ne risente con insonnia e febbre».[92]

Egli (pbsl), inoltre, ordinò ai musulmani di lavorare per il miglioramento degli altri fratelli musulmani:

«Nessuno di voi sarà credente finché non desidera per il suo fratello quello che desidera per se stesso».[93]

Nei momenti di bisogno, il Profeta (pbsl) disse a proposito del credente:

«Il credente nei confronti del credente è come l’edificio le cui parti si rinsaldano vicendevolmente». E nel dire ciò intrecciò le dita.[94]

Se queste regole e questi diritti non fossero stati imposti dall’Islam e se non esistesse un’autorità preposta alla loro applicazione, tuttavia, essi sarebbero rimasti soltanto ideali e utopie della gente. È riportato che il Messaggero di Allah (pbsl) disse:

«È vostro compito fermare una persona ignara dal commettere il male, come è vostro compito ordinare il bene a tale persona, altrimenti Allah accelererà una sollecita punizione contro di voi».

Allah Onnipotente, quindi, al fine di mantenere e preservare questi diritti umani all’interno della società islamica, ha rivelato i relativi comandamenti al Suo Messaggero. Allah ordina anche di non eccedere questi limiti e stabilisce punizioni e leggi, conosciute come hudud (punizioni corporali) o punizioni capitali, ma non è esclusa nemmeno la possibilità di ricevere una specifica pena nell’Aldilà.

Elencheremo nel seguito, ma soltanto parzialmente, ciò che è ammissibile e ciò che non lo è secondo l’Islam:

- È vietato uccidere o assassinare qualunque essere umano e un tale atto è considerato come uno dei peccati più gravi. Ciò si basa sul versetto del Sublime Corano:

(E non uccidete, senza valida ragione, coloro che Allah vi ha proibito di uccidere. Se qualcuno viene ucciso ingiustamente, diamo autorità al suo rappresentante; che questi però non commetta eccessi nell’uccisione e sarà assistito.) (17:33)

- È vietato qualunque atto di aggressione ai danni dell’onore, della dignità e della vita privata di una persona; anche questi sono considerati come peccati gravi. Allah Onnipotente dice nel Sublime Corano:

(Di’: «Venite, vi reciterò quello che il vostro Signore vi ha proibito e cioè: non associateGli alcunché, siate buoni con i genitori, non uccidete i vostri bambini in caso di carestia: il cibo lo provvederemo a voi e a loro. Non avvicinatevi alle cose turpi, siano esse palesi o nascoste. E, a parte il buon diritto, non uccidete nessuno di coloro che Allah ha reso sacri. Ecco quello che vi comanda, affinché comprendiate.) (6:151)

- Sono inoltre vietate tutte quelle azioni definite come vergognose o che favoriscono l’indecenza all’interno della società; conseguentemente è proibito anche tutto ciò che porta a commettere atti osceni. Allah l’Altissimo dice nel Sublime Corano:

(non ti avvicinare alla fornicazione. È davvero cosa turpe ed un tristo sentiero.) (17:32)

- Allah proibisce qualunque forma di aggressione contro il patrimonio e le proprietà altrui. Di conseguenza, sono vietati ogni tipo di furto, truffa eccetera. Ciò si basa sull’Hadith del Messaggero di Allah (pbsl):

«Colui che ci inganna non è dei nostri. ».[95]

- Sono proibite l’usura e ogni forma di interesse monetario poiché disseminano ingiustizia nel sistema economico che va a danno di tutti e in particolare dei poveri. Allah l’Eccelso afferma nel Sublime Corano:

(E questo perché dicono: «Il commercio è come l’usura!». Ma Allah ha permesso il commercio e ha proibito l’usura.) (2:275)

Allah proibisce ogni genere di inganno e di tradimento, come indicato nel Santo Corano:

(O voi che credete, non tradite Allah e il Suo Messaggero. Non tradite, consapevolmente, la fiducia riposta in voi.) (7:27)

- Il monopolio è proibito. L’Inviato di Allah (pbsl) disse:

«Solo il peccatore monopolizza».[96]

- Sono vietati tutti i tipi di corruzione e di tangenti, come ci è detto nel seguente Hadith:

«Possa la maledizione di Allah colpire coloro che pagano denaro per corrompere ed anche chi lo riceve».[97]

Proibizioni simili sono imposte anche alle subdole pratiche per l’appropriazione illegale di denaro. Allah afferma nel Sublime Corano:

(Non divoratevi l’un l’altro i vostri beni, e non datene ai giudici affinché vi permettano di appropriarvi di una parte dei beni altrui, iniquamente e consapevolmente.) (2:188)

- L’Islam condanna l’abuso di potere, della propria posizione sociale o autorità per ottenere un guadagno personale. Anzi il governante è autorizzato a confiscare tutti i beni ottenuti abusivamente e a depositarli presso il Ministero del Tesoro islamico. Capitò che il Messaggero di Allah (pbsl) nominò come esattore per la Zakah un uomo chiamato Ibn-ul-Lutbiyyah. Al termine del lavoro, quando questi consegnò il denaro raccolto, disse: «Questo è per voi (ovvero il Ministero del Tesoro islamico), mentre questa parte mi è stata regalata». Al sentire le parole dell’esattore, l’Inviato di Allah (pbsl) s’infuriò e disse:

«Se fosse rimasto a casa di suo padre o di sua madre, avrebbe forse ricevuto questi regali? Giuro, per Colui nelle cui mani è la mia anima, che nessuno toccherà niente di quanto raccolto, senza che se lo ritroverà legato al collo e a doverlo trasportare nel Giorno della Resurrezione, anche se si trattasse di un cammello». Terminato ciò, levò le mani al cielo tanto che potemmo vedere il candore delle sue ascelle e ripeté tre volte: «O Allah! Testimonia che ho riferito il messaggio».[98]

- È proibita ogni sostanza tossica che ha effetti negativi sulle facoltà mentali e il cervello di chi ne fa uso. Il Sublime Corano ci ordina:

(O voi che credete, in verità il vino, il gioco d’azzardo, le pietre idolatriche, le frecce divinatorie sono immonde opere di Satana. Evitatele affinché possiate prosperare.) (5:90)

- È vietato recare danno a una persona o a un animale qualunque sia il modo utilizzato, come ad esempio il maltrattamento, ma anche attraverso altre spiacevoli abitudini, quali la maldicenza, il pettegolezzo, dare falsa testimonianza, eccetera. Il seguente versetto del Sublime Corano avverte:

(O credenti, evitate di fare troppe illazioni, ché una parte dell’illazione è peccato. Non vi spiate e non sparlate gli uni degli altri. Qualcuno di voi mangerebbe la carne del suo fratello morto? Ne avreste anzi orrore! Temete Allah! Allah sempre accetta il pentimento, è misericordioso). (49:12)

Questo versetto indica che è necessario sostenere la dignità e l’onore di un fratello musulmano e proibisce la diffusione di calunnie. Allah Onnipotente dice ancora nel Sublime Corano:

(E quelli che ingiustamente offendono i credenti e le credenti si fan carico di calunnia e di evidente peccato.) (33:58)

Nell’Islam, viene data particolare importanza alla vita privata di una persona e qualunque tentativo di intromissione è proibito. Allah afferma nel Sublime Corano:

(Se non vi trovate nessuno, non entrate comunque finché non ve ne sia dato il permesso; e se vi si dice: «Andatevene!», tornatevene indietro. Ciò è più puro per voi. Allah ben conosce quel che fate.) (24:28)

La giustizia è uno dei principi fondamentali della religione islamica; al musulmano non è consentito essere ingiusto nei confronti di nessuno, nemmeno nei confronti di se stesso. Allah ordina nel Sublime Corano:

(In verità Allah ha ordinato la giustizia e la benevolenza e la generosità nei confronti dei parenti. Ha proibito la dissolutezza, ciò che è riprovevole e la ribellione. Egli vi ammonisce affinché ve ne ricordiate. Obbedite al patto di Allah dopo che l’avete accettato e non mancate ai giuramenti solenni che avete prestato, chiamando Allah garante contro voi stessi. In verità Allah conosce il vostro agire.) (16:90-91)

Ciò è ribadito anche in un Hadith Qudsi (Rivelazione Divina che non fa parte del Corano), in cui Allah dice:

«O schiavi di Allah! Ho vietato l’ingiustizia per me stesso e l’ho dichiarata illegale fra di voi. Quindi non siate ingiusti gli uni con gli altri».[99]

Infatti, Allah disapprova l’ingiustizia anche nei confronti di coloro che non si trovano d’accordo con i musulmani per quanto riguarda la fede e la religione. Allah esige dai Suoi credenti di essere gentili ed equi con i residenti di uno stato islamico che praticano fedi diverse e afferma nel Sublime Corano:

(Allah non vi proibisce di essere buoni e giusti nei confronti di coloro che non vi hanno combattuto per la vostra religione e che non vi hanno scacciato dalle vostre case, poiché Allah ama coloro che si comportano con equità.) (60:8)

È proibito insultare le credenze dei non musulmani, poiché ciò porta la persona insultata a fare a sua volta lo stesso, producendo così malanimo, odio e avversione. Il Sublime Corano raccomanda:

(Non insultate coloro che essi invocano all’infuori di Allah, ché non insultino Allah per ostilità e ignoranza.) (6:108)

Al contrario, Allah ha insegnato ai musulmani a dialogare in maniera corretta e ponderata con tali persone. Allah dice:

(Di’: «O gente della Scrittura, addivenite ad una dichiarazione comune tra noi e voi: e cioè che non adoreremo altri che Allah, senza nulla associarGli, e che non prenderemo alcuni di noi come signori all’infuori di Allah». Se poi volgono le spalle allora dite: «Testimoniate che noi siamo musulmani».) (3:64)

Ogni tipo di corruzione e di ingiustizia sociale, politica o morale sono proibiti. Il Sublime Corano comanda:

(Non spargete la corruzione sulla terra, dopo che è stata resa prospera. InvocateLo con timore e desiderio. La misericordia di Allah è vicina a quelli che fanno il bene.) (7:56)

La conversione forzata all’Islam è vietata. Allah dice nel Sublime Corano:

(Se il tuo Signore volesse, tutti coloro che sono sulla terra crederebbero. Sta a te costringerli ad essere credenti?) (10:99)

E dice:

(Non c'è costrizione nella religione . La retta via ben si distingue dall'errore) (2:256)

Ciò non significa che i musulmani non debbano invitare i non musulmani ad abbracciare la fede monoteistica islamica trasmettendo il messaggio di Allah, ma indica piuttosto la via da seguire per divulgare l’Islam, in altre parole in maniera saggia, gentile e piacevole. La missione dell’Islam è universale e non è legata a una particolare regione o etnia. Tuttavia, la guida è nelle mani di Allah solamente e non in quelle degli uomini.

L’Islam ordina alla gente di fare uso del principio della consultazione nella conduzione dei loro governi; tale principio è valido in quelle situazioni per cui non esistono prove chiare nel Corano e nella Sunnah. Allah afferma nel Sublime Corano:

(...si consultano vicendevolmente su quel che li concerne...) (42:38)

L’Islam ordina il rispetto dei diritti della persona e comanda che vi sia totale giustizia tra la gente. Allah Onnipotente dice nel Sublime Corano:

(Allah vi ordina di restituire i depositi ai loro proprietari e di giudicare con equità quando giudicate tra gli uomini. Allah vi esorta al meglio. Allah è colui che ascolta e osserva.) (4:58)

Viene inoltre ordinato di aiutare l’oppresso anche con l’uso della forza, se necessario. Ciò si basa sul versetto del Sublime Corano, di cui riportiamo il significato:

(Perché mai non combattete per la causa di Allah e dei più deboli tra gli uomini, le donne e i bambini che dicono: «Signore, facci uscire da questa città di gente iniqua; concedici da parte Tua un patrono, concedici da parte Tua un alleato»?) (4:75)

In considerazione del fatto che esistono determinate categorie di persone che, se non viene adoperata una certa autorità nei confronti delle loro attività criminali, sono incapaci di rispettare le regole di convivenza civile, come già precisato in precedenza, l’Islam istituisce anche un potere esecutivo o autorità adibita a salvaguardare il bene comune e far sì che ogni individuo possa godere dei propri diritti. Tra i suoi compiti vi sono anche quelli di controllare e amministrare l’esecuzione di tali diritti, di impedire ogni forma di aggressione e di applicare la dovuta punizione nei confronti di chi trasgredisce la legge. Di seguito è riportato uno schema riassuntivo di alcuni dei numerosi sistemi islamici che compongono, a loro volta, il potere esecutivo generale:

 Il sistema giudiziario dell’Islam  

Il potere giudiziario è un sistema amministrativo indipendente del governo islamico, avente il compito di risolvere ogni tipo di controversia legale fra i diversi ricorrenti. La struttura del sistema è tale da assicurare la giustizia fra gli individui, arrestare ogni forma di oppressione e punire chi commette atti vessatori. Esso ha le sue basi nelle indicazioni provenienti da Allah e dal Profeta (pbsl), ovvero dal Corano e dalla Sunnah.

La carica di giudice viene assegnata solo a chi possiede determinati requisiti, che gli consentano di poter superare le difficoltà e le sfide legate alla tipologia dell’impiego: il candidato deve essere una persona matura, sano di mente, mentalmente capace, fisicamente idoneo e in uno stato di salute generale buono. Inoltre, deve essere istruito e conoscere la Shari'ah (le regole islamiche e i principi della legalità e dell’illegalità), nonché essere al corrente delle questioni connesse alla vita terrena così da non cadere in raggiri e non venire fuorviato. Deve essere in grado di emettere verdetti sia per le questioni religiose che per quelle quotidiane; deve essere un individuo stimato, dignitoso, onesto e con un’eccellente reputazione; deve, inoltre, avere condotta integerrima, in modo che i suoi giudizi siano accettati di buon grado da entrambi le parti della disputa.

Il giudice deve inoltre osservare lo specifico codice di comportamento che l’Islam stabilisce per questa professione. La seguente lettera inviata da Omar bin al-Khattab, il Secondo Califfo, a un giudice che era stato appena nominato fornisce le linee guida per tutti i giudici  musulmani:

«Dal secondo Califfo, servo di Allah, Omar bin al-Khattab, ad Abdullah bin Qais, Assalamu Alaykum. Giudicare fra la gente [in disputa] è un atto preciso e obbligatorio che deve essere fatto seguendo delle regole e deve essere eseguito correttamente. Devi [fare del tuo meglio per] comprendere le persone che ti stanno di fronte. Inoltre, nessuno trarrà beneficio da un diritto che non viene rispettato. Concedi eguale considerazione ed eguali condizioni nell’assegnazione dei posti a sedere alla gente nella tua corte, così da impedire a una persona influente di pensare di poter beneficiare della sua posizione sociale, e quindi di non far perdere la speranza al debole di venir trattato con giustizia nella tua corte. Il querelante deve presentare la prova di quanto afferma; qualora l’imputato rifiutasse e negasse le accuse a suo carico, egli deve prestare giuramento. Le parti in causa possono scegliere di giungere a un compromesso. Nonostante ciò, il compromesso non è accettabile se trasforma qualcosa di illegale in qualcosa di legale o viceversa. Dopo aver emesso un verdetto e se, durante la successiva  fase di riesaminazione, ti rendi conto di aver fatto un errore e di non aver emesso il giudizio corretto, allora [riapri il caso] e proclama la sentenza corretta.  Ti renderai conto che riemettere un verdetto con un giudizio corretto è [molto] meglio di abbandonarsi alla falsità. Cerca di comprendere i fatti che creano confusione e per i quali non vi è a supporto nessun testo scritto nel Corano o nella Sunnah (tradizioni del Profeta (pbsl)) e di studiare i casi simili, le decisioni prese e le sentenze emesse e, dopo avere conseguito una conoscenza sufficiente, valuta i tuoi casi. Dopodiché scegli il giudizio che è più caro ad Allah ed è il più vicino alla verità agli occhi tuoi. Offri una possibilità al ricorrente, che dichiara qualcosa che non può comprovare sul momento, concedendogli un periodo di tempo definito per dimostrarla. Se il ricorrente produce la prova, aggiudica il caso in suo favore; altrimenti giudica contro di lui. Ogni musulmano è degno di fiducia per quanto concerne la testimonianza, eccetto la persona che è stata frustata per aver commesso un atto vergognoso nella società islamica, o la persona che è nota per le sue false testimonianze, o una persona che è un parente o lontanamente legata al ricorrente. Allah si occupa di ogni segreto nascosto della gente e ti aiuta [a giudicare] fornendoti le prove incriminatorie. Inoltre, non cedere alla preoccupazione, non diventare intollerante e non protestare a proposito della gente che litiga per motivi legittimi, poiché Allah ti ricompensa per essere paziente ed è soddisfatto dei risultati. Se una persona possiede un’anima buona e pura nei confronti di Allah, Egli [certamente] migliorerà i rapporti di tale persona con il pubblico».

Nella società islamica, indipendentemente dalla fede e appartenenza religiosa, dalla posizione e condizione sociale, ciascun individuo ha determinati diritti immutabili, che includono i seguenti:

-          il diritto di richiedere una sentenza contro il proprio oppressore: ogni individuo può intentare causa presso una corte giudiziaria.

-          il diritto ad avere un’udienza imparziale davanti ad un giudice: ciò si basa sull’Hadith del Messaggero di Allah (pbsl):

«Chiunque verrà messo alla prova e dovrà giudicare fra i musulmani, sia giusto nelle affermazioni, nei gesti e nell’assegnazione dei posti a sedere».[100]

Un’ulteriore prova a favore di questo principio è l’Hadith dell’Inviato (pbsl), quando, nel momento in cui incaricò Ali come giudice, lo istruì dicendo:

«Senza dubbio Allah guiderà il tuo cuore e manterrà stretta la tua lingua [alla verità]. Quando il ricorrente e l’imputato siedono davanti a te, non emettere un verdetto per uno di loro, fino a quando non hai udito la dichiarazione dell’altro, come hai udito quella del primo».[101]

-          il diritto a essere considerato innocente fino a prova contraria. Il Messaggero di Allah (pbsl) disse:

«Se la gente venisse giudicata secondo quello che afferma, allora vedresti gli uomini rivendicare il sangue e la ricchezza degli altri. Ciò nonostante, l’imputato deve prestare giuramento».[102]

-          il diritto che il semplice sospetto non priva l’accusato dal ricevere un trattamento legittimo secondo le leggi e l’esecuzione di determinati diritti. Ad esempio, il sospettato non può essere torturato in nessun modo, né essere sottoposto ad atti di violenza, di crudeltà o di sofferenza con lo scopo di indurlo a confessare. Il Messaggero di Allah (pbsl) disse:

«Allah torturerà coloro che torturano le persone in questa vita ».[103]

Il secondo Califfo Omar bin al-Khattab affermò: «Una persona non sarà ritenuta responsabile della sua confessione, se gli è stato inflitto dolore o se è stato spaventato e imprigionato [al fine di ottenere la confessione]».[104]

-          il diritto che soltanto il colpevole sarà punito per ciò di cui è stato personalmente responsabile. Ciò significa che nessun individuo può essere ritenuto colpevole per quanto commesso da un altro. Le accuse, il sospetto e la pena devono essere diretti solo contro la persona colpevole e non essere estesi ai membri della famiglia. Allah, il Giusto, dice nel Sublime Corano:

(Chi fa il bene lo fa a suo vantaggio, e chi fa il male lo fa a suo danno. Il tuo Signore non è ingiusto con i Suoi servi.) (41:46)

Il Messaggero di Allah (pbsl) disse:

«Nessuno deve essere ritenuto [colpevole] per gli errori commessi da suo fratello o da suo padre».[105]

 Il sistema della “Hisba

Con il termine ‘Hisbah’ s’indica l’istituzione per la responsabilità spontanea, secondo la quale il musulmano ordina il bene e proibisce il male, al fine di applicare le leggi della Shari'ah e per disciplinare chi commette peccati in pubblico, compiono atti osceni e praticano attività immorali, quali la vendita, la promozione o il commercio di articoli illegali, il monopolio dei beni di base della popolazione, la truffa e molte altre attività perseguibili dalla legge. Questa istituzione è stata creata per eseguire ciò che Allah ordina nel Sublime Corano:

(Voi siete la migliore comunità che sia stata suscitata tra gli uomini, raccomandate le buone consuetudini e proibite ciò che è riprovevole e credete in Allah.) (3:110)

L’istituzione della Hisbah prevede che dei supervisori e dei garanti sorveglino, su base volontaria, la corretta osservanza della legge e del mantenimento dell’ordine pubblico, nonché la manutenzione delle infrastrutture per proteggere gli individui da lesioni di tipo fisico.

Il musulmano ha timore della punizione di Allah, poiché nel Sublime Corano vi sono molti esempi di genti venute prima di noi:

(I miscredenti fra i Figli di Israele che hanno negato, sono stati maledetti dalla lingua di Davide e di Gesù figlio di Maria. Ciò perché disobbedivano e trasgredivano e non si vietavano l’un l’altro quello che era nocivo. Quant’era esecrabile quello che facevano!) (5:78-79)

Alla luce dell’Hadith del Messaggero di Allah (pbsl), ogni individuo della società islamica è tenuto ad avere un ruolo attivo, secondo le sue capacità, rispetto all’istituzione della Hisbah. Egli (pbsl) disse:

«Chi di voi veda un male, lo corregga di propria mano; e se non ne è in grado, lo faccia con la lingua; se non ne è in grado, lo faccia col cuore, e questa è la fede più debole».[106]

Non è permesso correggere un danno o un’azione criminale se così facendo si produce un problema più grave piuttosto che apportare sollievo e si peggiora la situazione. La persona deve adoperare saggezza e discrezione nel comandare il bene e proibire il male.

Muhammad, il Sigillo dei Profeti (pbsl), scandisce i diritti dell’uomo in un’unica frase eloquente:

«In verità, il vostro sangue, i vostri beni e il vostro onore sono inviolabili per un altro musulmano, come lo sono questo giorno che state vivendo, questo mese che state trascorrendo, questa contrada nella quale vi trovate».[107]

La maggioranza dei diritti umani citati nelle dichiarazioni, si rifanno a quest’affermazione che l’Inviato di Allah (pbsl) fece nel corso del pellegrinaggio dell’addio davanti al più grande raduno di musulmani che si era mai avuto a quel tempo. Le leggi e gli ordini dell’Islam sono stati istituiti per preservare e difendere i diritti e per trattare con austerità chi li trasgredisce.

 Dichiarazione islamica dei diritti umani [108]

Quella che segue è la Dichiarazione dei diritti umani nell'Islam formulata durante l’incontro tenutosi al Cairo. È necessario precisare che i diritti ivi elencati sono soltanto linee guida e regole di carattere generale, in quanto, secondo l’Islam, obblighi e diritti sono tra loro come anelli interconnessi che si sostengono l’un l’altro. Nell’Islam, i principi generali e le norme sui diritti umani sono suddivisi in differenti categorie e in sottocategorie; elencarli nel dettaglio significherebbe dilungare il presente trattato oltre i suoi scopi, pertanto riporteremo solo i punti principali. Come osservazione generale, si può affermare con sicurezza che “la religione islamica è stata fatta scendere per preservare i diritti dell’uomo e rendere gli esseri umani più felici durante questa vita, così come nell’Aldilà”.

Comincio invocando il nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.

Allah dice nel Sublime Corano:

(O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda. Presso Allah, il più nobile di voi è colui che più Lo teme. In verità Allah è ben sapiente, ben informato.) (49:13)

Gli Stati membri dell’Organizzazione della Conferenza Islamica, avendo fede completa in Allah, il Creatore di tutti gli esseri, il Dispensatore di ogni dono, Lui che ha generato l’uomo nella maniera più perfetta e l’ha onorato facendo di lui il Suo vicario sulla terra; Allah ha affidato all’uomo il compito di costruire, riformare e salvaguardare la terra che Egli ha creato; gli ha comandato di attenersi agli insegnamenti e agli obblighi divini ed ha messo al servizio degli esseri umani tutto ciò che è nel cielo e sulla terra.

Credendo nel Messaggio di Muhammad (pbsl) che è stato incaricato di divulgare la Guida e la vera religione e che è stato inviato come Misericordia per l’umanità, il liberatore degli schiavi, il distruttore dei tiranni e degli arroganti, il quale dichiarò che le persone sono uguali e che una persona non è migliore di un’altra se non nella devozione e che abolì ogni differenza fra gli individui che Allah Onnipotente ha generato da un’unica anima;

basandoci su una religione monoteista pura, da cui l’Islam stesso è stato creato, secondo la quale tutta l’umanità è chiamata e invitata a non adorare e a non associare nessuno all’infuori di Allah, nonché a non associarGli nessun rivale, fede che ha permesso di costruire le fondamenta vere della libertà, della dignità e dell’onestà dell’individuo, nonché ha portato alla libertà dalla schiavitù dell’uomo, per mano di un altro uomo;

basandoci sui benefici introdotti dalle sempre valide leggi della Shari'ah islamica per quanto riguarda la salvaguardia della fede, della religione, dell’anima, dell’intelligenza, dell’onore e della progenie; basandoci, inoltre, sulla completezza e la moderazione dei giudizi, verdetti e sentenze della Shari'ah, dove l’anima e le questioni terrene sono straordinariamente poste in armonia, e il cuore [le emozioni] e la mente [l’intelligenza] sono rispettati e onorati;

Riaffermando il ruolo civilizzatore e storico della “ummah”islamica che Dio fece quale migliore nazione, che ha dato all’umanità una civiltà universale ed equilibrata nella quale è stabilita l’armonia tra questa vita e ciò che viene dopo e la conoscenza è armonizzata con la fede; e il ruolo che questa“ummah”deve svolgere per guidare un’umanità confusa da orientamenti e ideologie contraddittorie e per fornire soluzioni ai problemi cronici dell’attuale civiltà materialistica;

desiderando contribuire agli sforzi dell’umanità intesi ad asserire i diritti umani, proteggere l’uomo dallo sfruttamento e dalla persecuzione e affermare la sua libertà e il suo diritto a una vita degna in accordo con la Shari'ah Islamica;

convinti che l’umanità che ha raggiunto un elevato stadio nelle scienze naturali avrà sempre bisogno di fede per sostenere la sua civiltà e di forza auto-motivante per salvaguardare i propri diritti;

credendo che i diritti fondamentali e le libertà fondamentali nell’Islam sono parte integrante della religione Islamica e che nessuno in via di principio ha diritto di sospenderli in tutto o in parte o di violarli o di ignorarli poiché essi sono comandamenti divini vincolanti, che sono contenuti nel libro della rivelazione di Allah e furono inviati attraverso l’ultimo dei suoi Profeti, Muhammad (pbsl), a completare i precedenti messaggi divini facendo pertanto della loro osservanza un atto di adorazione e della loro negligenza o violazione un abominevole peccato, e conseguentemente ogni persona è individualmente responsabile - e la “ummah” collettivamente responsabile - della loro salvaguardia;

procedendo dai summenzionati principi, l’Organizzazione della Conferenza Islamica dichiara quanto segue:

 Articolo 1

a)             Tutti gli esseri umani formano un’unica famiglia i cui membri sono uniti dalla sottomissione a Dio e dalla discendenza dal Profeta Adamo. Tutti gli uomini sono eguali in termini di fondamentale dignità umana e di fondamentali obblighi e responsabilità, senza alcuna discriminazione di razza, colore, lingua sesso, credo religioso, affiliazione politica, stato sociale o altre considerazioni. La vera fede è la garanzia per rispettare questa dignità lungo il cammino dell’umana perfezione.

b)             Tutti gli esseri umani sono soggetti ad Allah e i più amati da Lui sono coloro che sono più utili al resto dei Suoi sudditi, e nessuno ha superiorità sugli altri eccetto che sulla base della pietà e delle buone azioni.

 Articolo 2

a)             La vita è un dono dato da Allah e il diritto alla vita è garantito a ogni essere umano. È dovere degli individui, delle società e degli stati proteggere questo diritto da ogni violazione ed è vietato sopprimere la vita tranne che per una ragione prescritta dalla Shari'ah.

b)             È proibito ricorrere ai mezzi che possono provocare il genocidio dell’umanità.

c)             La difesa della vita umana nel disegno di Allah è un dovere prescritto dalla Shari'ah.

d)             L’integrità fisica è un diritto garantito. È dovere dello Stato proteggerlo ed è vietato infrangerlo senza una ragione prescritta dalla Shari'ah.

 Articolo 3

a)             In caso di uso della forza e di conflitto armato, non è consentito uccidere i non belligeranti quali anziani, donne e bambini. I feriti e i malati hanno il diritto a trattamento medico; e i prigionieri di guerra hanno il diritto al cibo, all’alloggio e al vestiario. È vietato mutilare cadaveri. È fatto dovere di scambiare i prigionieri di guerra e di consentire visite e ricongiungimenti delle famiglie separate per circostanze di guerra.

b)             È vietato abbattere alberi, danneggiare colture o animali, nonché distruggere le costruzioni o le istallazioni civili del nemico bombardandoli, minandoli o con altri mezzi.

 Articolo 4

Ogni essere umano ha diritto all’inviolabilità e alla protezione del suo buon nome e onore durante la sua vita e dopo la sua morte. Lo stato e la società proteggeranno la sua salma e il luogo di sepoltura.

 Articolo 5

a)             La famiglia è il fondamento della società e il matrimonio è la base del suo formarsi. Uomini e donne hanno il diritto al matrimonio e nessuna restrizione derivante da razza, colore o nazionalità impedirà loro di beneficiare di tale diritto.

b)             La società e lo stato rimuoveranno ogni ostacolo al matrimonio e ne faciliteranno la procedura. Essi assicureranno la protezione e il benessere della famiglia.

 Articolo 6

a)             La donna è uguale all’uomo in dignità umana e ha diritti da godere e obblighi da adempiere; essa ha la propria identità e indipendenza finanziaria e il diritto di mantenere il proprio nome e cognome.

b)             Il marito è responsabile del mantenimento e del benessere della famiglia.

 Articolo 7

a)             Fin dal momento della nascita ogni bambino ha diritti nei confronti dei genitori, della società e dello stato ad avere appropriato nutrimento, educazione e cure materiali, igieniche e morali. Sia il feto, sia la madre devono essere protetti e ricevere speciale assistenza.

b)             I genitori e quanti si trovano in analoga condizione hanno il diritto di scegliere il tipo di educazione che essi desiderano per i propri bambini, a condizione che essi prendano in considerazione l’interesse e il futuro dei bambini in conformità con i valori etici e i principi della Shari'ah.

c)             I genitori sono titolari di diritti rispetto ai loro figli e i parenti sono, a loro volta, titolari di diritti rispetto al ceppo di appartenenza, in conformità con le prescrizioni della Shari'ah.

 Articolo 8

Ogni essere umano gode di personalità giuridica in termini di obbligazioni e di capacità di contrarre obblighi giuridici; nel caso in cui questa personalità sia perduta o limitata, egli sarà rappresentato dal suo tutore.

 Articolo 9

a)             La ricerca dell’istruzione è un atto obbligatorio. Fornire l’accesso alla conoscenza è un dovere e assicurare l’educazione è un obbligo della società e dello stato. Lo stato garantirà la disponibilità di vie e mezzi per acquisire l’educazione e garantirà la pluralità di offerte educative nell’interesse della società e in modo da rendere capace l’essere umano di familiarizzarsi con la religione dell’Islam e con i fatti dell’Universo a beneficio dell’umanità.

b)             Ogni essere umano ha il diritto di ricevere l’educazione religiosa nella sua estensione più ampia delle varie istituzioni di educazione e di orientamento, compresa la famiglia, la scuola, l’università, i media, ecc. e in modo integrato ed equilibrato, tale da consentirgli di sviluppare la sua personalità, rafforzare la sua fede in Allah Onnipotente e promuovere il rispetto per, e la difesa dei, diritti e doveri.

 Articolo 10

L'Islam è una religione intrinsecamente connaturata all’essere umano. È proibito esercitare qualsiasi forma di violenza sull’uomo per indurlo a compiere atti in contrasto con questa inclinazione naturale o di sfruttare la sua povertà o ignoranza al fine di convertirlo a un’altra religione o all’ateismo.

 Articolo 11

a)             Gli esseri umani nascono liberi e nessuno ha il diritto di renderli schiavi, umiliarli, opprimerli o sfruttarli e non esiste soggezione se non ad Allah Onnipotente.

b)             Il colonialismo di qualsiasi tipo, giacché peggiore forma di schiavitù, è assolutamente vietato. I popoli che soffrono di colonialismo hanno pieno diritto alla libertà e all’autodeterminazione. È dovere di tutti gli stati e di tutti i popoli sostenere la lotta dei popoli colonizzati per l’eliminazione di qualsiasi forma di colonialismo e occupazione, e tutti gli stati e tutti i popoli hanno il diritto di preservare la propria identità originaria e di esercitare il controllo sulle proprie ricchezze e risorse naturali.

 Articolo 12

Ogni uomo ha il diritto, nel quadro della Shari'ah, di muoversi liberamente e di scegliere il luogo della propria residenza sia dentro che fuori del proprio paese e se perseguitato è legittimato a chiedere asilo in un altro paese. Il paese del rifugiato garantirà la sua protezione fino a che egli raggiungerà la sicurezza, a meno che la richiesta di asilo sia fondata su un atto che la Shari'ah considera come un crimine.

 Articolo 13

Il lavoro è un diritto garantito dallo stato e dalla società a ogni persona abile a lavorare. Ognuno è libero di scegliere il lavoro che ritiene migliore e che soddisfa i propri interessi e quelli della società. Il lavoratore ha il diritto alla salute e alla sicurezza nonché a ogni altra garanzia sociale. Non gli può essere assegnato un lavoro al di là delle proprie capacità o costringerlo a fare qualcosa contro la sua volontà, né si può assoggettarlo a violenza o sfruttamento. Egli ha il diritto - senza alcuna discriminazione tra maschi e femmine - a un equo salario per il suo lavoro che deve essere pagato senza ritardi, così come alle vacanze, alle promozioni e agli incentivi che merita. Da parte sua, egli è tenuto a impegnarsi meticolosamente nel suo lavoro. Nel caso in cui i lavoratori e gli impiegati siano in disaccordo su questa o quella materia, lo stato interverrà per risolvere il conflitto, confermare i diritti e assicurare la giustizia in modo equo.

 Articolo 14

Ognuno ha il diritto a guadagni legittimi senza monopolio, inganno o violenza sugli altri. L'usura (riba) è assolutamente vietata.

 Articolo 15

a)             Ognuno ha il diritto alla proprietà acquisita in modo legittimo ed eserciterà i relativi diritti senza pregiudizio per se stesso, gli altri o la società in generale. L’espropriazione non è consentita tranne che per esigenze di pubblico interesse e dietro pagamento di un immediato ed equo indennizzo.

b)             La confisca e la riduzione della proprietà è proibita tranne che per necessità dettata dalla legge.

 Articolo 16

Ognuno ha il diritto di godere dei frutti della propria produzione scientifica, letteraria, artistica o tecnica nonché di proteggere gli interessi morali e materiali che ne derivano, a condizione che tale produzione non sia contraria ai principi della Shari'ah.

 Articolo 17

a)             Ognuno ha il diritto di vivere in un ambiente sano dal punto di vista ecologico, immune dal vizio e dalla corruzione morale, in un ambiente che favorisca il suo auto sviluppo; incombe allo stato e alla società in generale il dovere di rispettare tale diritto.

b)             Ognuno ha il diritto all’assistenza medica e a ogni pubblica agevolazione fornita dalla società e dallo stato nei limiti delle loro risorse disponibili.

c)             Lo stato assicurerà il diritto del’'individuo a una vita dignitosa che gli consenta di rispondere a tutte le esigenze proprie e a quelle dei suoi dipendenti, compresa l’alimentazione, il vestiario, l’alloggio, l’educazione, le cure mediche e ogni altro bisogno essenziale.

 Articolo 18

a)             Ognuno ha il diritto di vivere nella sicurezza per sé, la propria religione, i propri dipendenti, il proprio onore e la propria proprietà.

b)             Ognuno ha il diritto alla privacy nella conduzione dei suoi affari, nella sua casa, in famiglia e per quanto attiene alla sua proprietà e alla sua rete di relazioni. Non è consentito svolgere spionaggio su di esso, porlo sotto sorveglianza o infamare il suo buon nome. Inoltre, anche gli altri membri della società sono tenuti a proteggerlo da interferenze arbitrarie.

c)             L'abitazione privata è assolutamente inviolabile. Non vi si può accedere senza permesso dei suoi abitanti o in maniera illegale, né può essere demolita o confiscata, né gli affittuari possono essere sfrattati senza una motivazione legittima.

 Articolo 19

a)             Tutti gli individui sono eguali di fronte alla legge, senza distinzione tra il legislatore e il cittadino.

b)             Il diritto di ricorrere alla giustizia è garantito a tutti.

c)             La responsabilità è strettamente personale.

d)             Un imputato è innocente fino a che la sua colpa non sia provata con un  equo processo nel quale egli disponga di tutte le garanzie della difesa.

 Articolo 20

Non è consentito arrestare illegalmente un individuo o restringere la sua libertà, esiliarlo o punirlo. Non è consentito assoggettarlo a tortura fisica o psicologica o a qualsiasi forma di umiliazione, crudeltà o a trattamentiche feriscano la sua dignità. Non è consentito sottoporre un individuo a esperimenti medici o scientifici senza il suo consenso o a rischio della sua salute o della sua vita. Né è consentito promulgare leggi di emergenza che prevedano interventi d’autorità per tali azioni.

 Articolo 21

La presa di ostaggi sotto qualsiasi forma e per qualsiasi motivo è espressamente vietata.

 Articolo 22

a)             Ognuno ha il diritto di esprimere liberamente la propria opinione in un modo che non contravvenga ai principi della Shari'ah.

b)             Ognuno ha il diritto di sostenere ciò che è giusto e propagandare ciò che è buono e mettere in guardia contro ciò che è sbagliato e malvagio in conformità con le norme della Shari'ah Islamica.

c)             L’informazione è una necessità vitale per la società. Essa non può essere sfruttata o distorta in modo tale da violare la santità e la dignità dei Profeti, minare i valori morali ed etici o disintegrare, corrompere o inquinare la società o indebolirne la fede.

d)             Non è consentito suscitare odio nazionalistico o ideologico o comunque incitare a qualsiasi forma di discriminazione razziale.

 Articolo 23

a)             Autorità è fiducia; il suo abuso o il suo malevolo esercizio è assolutamente vietato, affinché i diritti umani fondamentali possano essere garantiti.

b)             Ognuno ha il diritto di partecipare, direttamente o indirettamente all’amministrazione dei pubblici affari del suo paese. Egli ha anche il diritto di assumere cariche pubbliche secondo le disposizioni della Shari'ah.

 Articolo 24

Tutti i diritti e le libertà enunciate nella presente Dichiarazione sono soggette alla Shari'ah Islamica.

 Articolo 25

La Shari’ah Islamica è la sola fonte di riferimento per l’interpretazione di qualsiasi articolo della presente Dichiarazione.

Cairo, 14 Muharram, 1411 H., ovvero 5 agosto 1990

Stabilire e accettare i diritti sopra elencati è il percorso da seguire per costruire una società islamica reale, che potrebbe essere descritta nel seguente modo:[109]

-          una società fondata sul concetto di giustizia: non esiste superiorità dell’uomo basata sulla sua origine, razza, colore o lingua; l’uomo deve essere protetto da ogni forma di oppressione, repressione, umiliazione e schiavitù. Allah, il Creatore, ha reso l’uomo l’essere più degno di tutta la Sua Creazione:

(In verità abbiamo onorato i figli di Adamo, li abbiamo condotti sulla terra e sul mare e abbiamo concesso loro cibo eccellente e li abbiamo fatti primeggiare su molte delle Nostre creature.) (17:70)

-          una società le cui radici diramano dal solido ‘sistema famiglia’, che funge da nucleo e base, creando stabilità e progresso. Allah dice nel Sublime Corano:

(O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina...) (49:13)

-          una società in cui il legislatore e il cittadino sono uguali davanti alla Legge della Shari'ah, che essendo stata decretata per vie divine, non ammette discriminazioni;

-          una società in cui l’autorità e le istituzioni al potere sono organismi fidati, di cui il governante assume la guida per raggiungere obiettivi che rientrano nel quadro legislativo della Shari'ah;

-          una società in cui ogni individuo crede che Allah Onnipotente è l’effettivo Padrone di tutta la creazione e che tutto ciò che è stato creato è utilizzato per il beneficio della creazione stessa; in cui ogni individuo sa che tutto ciò che possediamo è un dono e una concessione da parte di Allah e nessuno può vantare più diritti di un altro. Allah l’Altissimo dice nel Sublime Corano:

(E vi ha sottomesso tutto quello che è nei cieli e sulla terra; tutto [proviene] da Lui...) (45:13)

-          una società in cui le decisioni politiche atte a gestire gli affari pubblici sono elaborate tramite il principio della consultazione. Allah Onnipotente afferma nel Sublime Corano:

(coloro che rispondono al loro Signore, assolvono all’orazione, si consultano vicendevolmente sul quel che li concerne e sono generosi di ciò che Noi abbiamo concesso loro;) (42:38)

-          una società che garantisce uguali opportunità a tutti gli individui sulla base delle loro capacità e potenzialità. Gli individui dovranno rendere conto delle loro azioni davanti alla“ummah”islamica in questo mondo e davanti al Creatore nell’Aldilà. Il Messaggero di Allah (pbsl) disse:

«Ognuno di voi è un pastore, e a ciascuno di voi sarà chiesto conto del proprio gregge; l’imam è un pastore e gli sarà chiesto conto del suo gregge; l’uomo è un pastore per la sua famiglia, e gli sarà chiesto conto del suo gregge; la donna è un pastore per la casa di suo marito, e le sarà chiesto conto del suo gregge; il servo è un pastore per i beni del suo signore, e gli sarà chiesto conto del suo gregge; ciascuno di voi è un pastore, e gli sarà chiesto conto del suo gregge»; [110]

-          una società nei cui tribunali sia il governante che il cittadino sono uguali durante i processi giudiziari;

-          una società in cui ogni persona incarna la coscienza della “ummah” (nazione): chiunque ha il diritto di istituire un’azione legale contro un individuo che abbia commesso un crimine ai danni della popolazione; ha inoltre la possibilità di sollecitare il supporto degli altri cittadini, mentre i testimoni del reato devono collaborare durante il processo e non tirarsi indietro davanti ai propri obblighi. Le caratteristiche dei diritti umani nella Shari'ah sono le seguenti:

a.              i diritti umani sono di origine divina; non provengono da altri esseri umani e quindi non sono influenzati dalle fantasie, desideri, interessi e ambizioni personali;

b.             i diritti umani sono connessi alla fede islamica e sono protetti e conservati dal Giudizio Divino. Di conseguenza, ogni violazione di questi diritti è, in primo luogo, una violazione contro la divina volontà di Allah e comporta sia la punizione dopo la morte, che quella durante la vita terrena;

c.              i diritti umani sono esaurienti e adeguati alla specifica natura dell’essere umano: contemplano sia gli istinti innati dell’uomo, che le sue debolezze, le potenzialità, la povertà, la ricchezza, la dignità e l’umiliazione;

d.             questi diritti umani sono validi per ogni individuo che si trovi sotto la giurisdizione islamica, senza differenza di colore, razza, religione, lingua o condizione sociale;

e.              questi diritti umani sono immutabili: non esiste condizione o circostanza secondo la quale gli individui o la società possano modificarli in base al luogo o al momento;

f.               questi diritti sono sufficienti per costruire una società che permetta ai propri cittadini di avere un’esistenza decorosa e dignitosa; sono una grazia di Allah Onnipotente, il Signore di tutti i mondi, e sono validi per tutta l’umanità nel suo complesso; tali diritti hanno il compito inoltre di preservare altri diritti dell’uomo, come quelli politici, sociali, morali ed economici;

g.             i diritti umani, tuttavia, sono limitati e non assoluti; sono compatibili con le leggi e i principi fondamentali della Shari'ah; non recano danno all’interesse e al benessere della società. Per esempio, la libertà d’opinione e di parola è garantita a ogni individuo; ciascuno è autorizzato a parlare in maniera chiara e a farsi sentire affermando la verità senza esitazione. Chiunque ha il diritto di offrire ragionevoli consigli ad altri, a condizione che ciò sia nel loro interesse pubblico; tale parere può essere espresso nell’ambito degli affari terreni, come in campo religioso. Tuttavia, esistono determinati limiti che non devono essere oltrepassati, per non creare nella società situazioni di confusione. Alcuni di questi sono i seguenti:

-          la libertà di costruire un dialogo obiettivo deve basarsi sulla saggezza e sul buon consiglio. Allah Onnipotente dice nel Sublime Corano:

(Chiama al sentiero del tuo Signore con la saggezza e la buona parola e discuti con loro nella maniera migliore. In verità il tuo Signore conosce meglio [di ogni altro] chi si allontana dal Suo sentiero e conosce meglio [di ogni altro] coloro che sono ben guidati.) (16:125);

-          attenersi, sotto ogni circostanza, ai principi essenziali della religione islamica, quali: credere nell’esistenza di Allah, nella verità del Messaggio del Profeta di Allah (pbsl) e negli altri dogmi della fede;

-          l’esercizio di tale libertà non è consentito nel momento in cui essa viene utilizzata in maniera offensiva nei confronti di altri individui, indipendentemente dal carattere, religioso o terreno, dell’offesa, come per esempio diffamare la gente, dare scandalo e rivelare gli altrui segreti. Questi sono atti illegali che diffondono il male e nuocciono alla società, che sia islamica oppure no. Allah Onnipotente afferma nel Sublime Corano:

(In verità coloro che desiderano che si diffonda lo scandalo tra i credenti, avranno un doloroso castigo in questa vita e nell’altra. Allah sa e voi non sapete.) (24:19).

 Pregiudizi correnti sui diritti dell’uomo nell’Islam

Quello che riportiamo di seguito sono i pregiudizi più diffusi sui diritti umani nell’Islam. È importante sottolineare il fatto che la maggior parte delle accuse elencate potrebbero benissimo essere rivolte anche contro il giudaismo, il cristianesimo e le altre fedi, poiché anch’esse si basano tutte su codici religiosi ritenuti inaccettabili dai moderni sistemi di vita secolari. In quest’opera, il nostro scopo è soltanto quello di difendere i principi islamici, in quanto l’Islam è privo e libero dalle falsità e dalle ingiustizie perpetrate in nome delle altre religioni, che hanno avuto un ruolo fondamentale nell’alimentare la reazione che ha condotto al moderno secolarismo. Nell’Islam non è mai esistito alcun conflitto fra la religione, la scienza razionale e lo sviluppo di una civiltà che ha fede nel Creatore, nei Suoi Messaggeri e nella Sua legge rivelata.

   Primo pregiudizio:

Alcuni sostengono che la legge islamica (shar’ia) sia restrittiva nel campo delle libertà di base e incompatibile con le avanzate società del mondo e i suoi concetti moderni di diritti umani.

Risposta :

La risposta è già stata data in parte nella prefazione. Qui ci limitiamo a rilevare che i musulmani ritengono che la Legge islamica sia un codice completo e comprensivo di tutti gli aspetti della vita perfettamente adattabile a ogni era, luogo e società. La sottomissione peggiore consiste nell’adorare altre divinità all’infuori dell’Unico Creatore, Signore e Sostenitore dell’uomo. L’Islam non accetta l’atteggiamento dissoluto di chi pensa di poter fare tutto ciò che desidera senza nessuna restrizione; non si limita solamente al legame spirituale fra la persona e il suo Signore e Creatore, ma abbraccia anche la sfera temporale e terrena tramite ordini provenienti da Allah, il Saggio, che riguardano ogni aspetto della vita, compresi quello sociale, economico e politico; inoltre l’Islam struttura il rapporto fra l’uomo e il suo Creatore, così come i rapporti fra l’uomo e la società in cui vive, nonché quelli fra le diverse popolazioni e nazioni. Diversamente dal giudaismo, l’Islam è rivolto a tutti e non a una razza specifica. Nonostante i cristiani sostengano l’universalità della loro fede, essi si sono manifestamente allontanati dal percorso che è stato rivelato a Gesù il quale, secondo quanto loro stessi affermano, disse:

«Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa d'Israele». [111]

È stato riportato inoltre che Gesù disse ai dodici discepoli che erano stati eletti per recarsi presso le dodici tribù d’Israele:

« Questi sono i dodici che Gesù mandò, dando loro queste istruzioni: «Non andate tra i pagani e non entrate in nessuna città dei Samaritani, ma andate piuttosto verso le pecore perdute della casa d’Israele...».[112]

Il Profeta dell’Islam (pbsl) è stato mandato come misericordia per l’umanità intera e Allah l’Altissimo dichiara nel Sublime Corano:

(Non ti mandammo se non come misericordia per il creato.) (21:107)

Esistono due aspetti della Shari'ah islamica. Il primo riguarda la fede, la credenza, i vari atti del culto e le leggi che sono immutabili e non soggette a modifiche legate al momento storico o alla località. Ad esempio, la Salat (la preghiera obbligatoria) è un rito con caratteristiche specifiche (la recitazione del Sublime Corano, gli inchini e le prostrazioni) sia che ci si trovi in Nigeria, in Arabia o in Indonesia; allo stesso modo per la Zakah (la carità obbligatoria) si applicano percentuali fisse e uguali per i diversi ceti sociali; anche per la gestione dell’eredità sono state stabilite leggi che nessuno ha il diritto di modificare a proprio vantaggio o per rivalersi su qualcuno; le punizioni sono state stabilite a carattere universale per anticipare inutili discussioni e polemiche a proposito delle pene da applicare. Queste leggi invariabili rafforzano l’implicito principio di uguaglianza fra tutti gli uomini, poiché sono considerati essenzialmente uguali ovunque essi si trovino.

Il secondo aspetto della Shari'ah è che molte leggi, e in particolar modo quelle che regolano i rapporti fra gli individui e fra le nazioni, sono state formulate secondo linee guida generali, i cui dettagli vengono di volta in volta modificati e adattati alle condizioni, sempre differenti, della società a cui si riferiscono; tali norme e regole possono essere emendate, modificate e aggiustate, sempre seguendo dei principi generali, a seconda dei bisogni locali; tuttavia, ogni cambiamento o modifica deve essere controllato da esperti e giuristi aventi un’ottima conoscenza dei principi della Legge islamica e della società in cui vivono. Un esempio di quanto descritto è la ‘Shura’, in altre parole il principio di consultazione, a cui il Sublime Corano accenna in maniera molto generale, senza fornire i particolari del suo funzionamento: infatti, non esiste nessuna informazione che spieghi esattamente come applicare, eseguire e mettere in atto il principio della Shura nella società islamica, anche se la Sunnah del Profeta (pbsl) ci fornisce certe indicazioni. Ciò conferisce alla Shura la caratteristica dell’adattabilità, che permette agli eruditi islamici di interpretare i dettagli per meglio servire i bisogni specifici di ogni era e luogo: quanto è applicabile a una generazione o società può essere applicato anche a un’altra semplicemente effettuando minime modifiche a seconda dei bisogni del momento. Questa flessibilità è una prova della validità, completezza e portata universale dell’Islam.

 Secondo pregiudizio:

Alcuni che non conoscono le verità di base dell’Islam, siano essi pseudo studiosi, orientalisti o nemici dell’Islam, sostengono che questa religione non rispetta i diritti legittimi dei cittadini non musulmani residenti in uno stato islamico.

Risposta:

La Shari'ah islamica stabilisce l’insieme degli obblighi e dei diritti dei cittadini non musulmani residenti in una società islamica, come provato dalla regola generale presente nei libri di giurisprudenza islamica che afferma: “I cittadini non musulmani godono degli stessi diritti di cui godono i musulmani e devono rispettare gli stessi obblighi che i musulmani rispettano”.

Questo è il principio generale da cui vengono emanate le leggi, giuste ed eque, che conferiscono ai cittadini non musulmani residenti in una società islamica il diritto alla sicurezza, alla proprietà privata, al rispetto della propria religione, eccetera.

Sono consentiti scambi d’idee e opinioni a carattere religioso con chi non pratica l’Islam e i musulmani hanno il dovere di utilizzare il metodo di discussione migliore durante i dibattiti con queste persone. Allah l’Altissimo e Sovrano di ogni cosa afferma nel Sublime Corano:

(Non dialogate se non nella maniera migliore con la gente della Scrittura, eccetto quelli di loro che sono ingiusti. Dite [loro]: «Crediamo in quello che è stato fatto scendere su di noi e in quello che è stato fatto scendere su di voi, il nostro Dio e il vostro sono lo stesso Dio ed è a Lui che ci sottomettiamo».) (29:46).

Nel Sublime Corano Allah si rivolge a coloro che professano una fede e religione diversa dicendo:

(Di’: «Guardate coloro che invocate all’infuori di Allah? Mostratemi quel che hanno creato della terra. Oppure è nei cieli che sono associati [ad Allah]? Se siete sinceri, portate una scrittura anteriore a questa, o una traccia di scienza».) (46:4).

Nel suo libro sulla storia del lavoro missionario dell’Islam, l’intellettuale cristiano Sir Thomas Arnold scrive: “Basandoci sui rapporti di amicizia, che si erano sviluppati e stabiliti fra i cristiani e i musulmani presenti nelle popolazioni arabe, possiamo affermare che la forza non fu mai l’elemento decisivo che spinse la gente a convertirsi all’Islam. Lo stesso Muhammad (pbsl) strinse un patto con alcune tribù cristiane; inoltre egli (pbsl) s’impegnò a proteggere la popolazione non musulmana e ad assicurare loro la libertà di esercitare i propri rituali religiosi. Muhammad (pbsl), infatti, permise ai sacerdoti della Chiesa di esercitare i propri diritti e la propria autorità in pace e sicurezza.”[113] Come affermato in un versetto del Sublime Corano, l’Islam proibisce la conversione forzata degli individui di altre fedi:

(Se il tuo Signore volesse, tutti coloro che sono sulla terra crederebbero. Sta a te costringerli ad essere credenti?) (10:99).

La libertà di religione presente nelle società islamiche è più volte ribadita sia nel Corano che nella Sunnah. Nella storia musulmana vi sono numerosi esempi del rispetto nei confronti dei cittadini di altre professioni, anche quando molte altre società erano intolleranti nei confronti dei musulmani e perfino nei confronti della loro gente.

I musulmani hanno l’obbligo di trattare con giustizia chiunque non abbia intrapreso atti d’ostilità nei loro confronti. Allah afferma nel Sublime Corano:

(Allah non vi proibisce di essere buoni e giusti nei confronti di coloro che non vi hanno combattuto per la vostra religione e che non vi hanno scacciato dalle vostre case, poiché Allah ama coloro che si comportano con equità.) (60:8).

Coloro, invece, che muovono guerra contro l’Islam, mostrano ostilità e costringono i musulmani all’esilio devono essere sottoposti a un diverso trattamento. Allah l’Eccelso dichiara nel Sublime Corano:

(Allah vi proibisce soltanto di essere alleati di coloro che vi hanno combattuto per la vostra religione, che vi hanno scacciato dalle vostre case, o che hanno contribuito alla vostra espulsione. Coloro che li prendono per alleati, sono essi gli ingiusti.) (60:9).

Maniere cordiali e giuste sono prescritte quando musulmani e non musulmani interagiscono fra loro e sono consentite le transazioni commerciali con i non musulmani residenti, e non, nella società islamica. Il musulmano può mangiare il loro cibo lecito e l’uomo può sposare una donna ebrea o cristiana, come sarà spiegato più avanti. A questo proposito è necessario ricordare che l’Islam conferisce particolare attenzione e importanza all’istituto della famiglia. Allah Onnipotente afferma nel Sublime Corano:

(«Oggi vi sono permesse le cose buone e vi è lecito anche il cibo di coloro ai quali è stata data la Scrittura, e il vostro cibo è lecito a loro. [Vi sono inoltre lecite] le donne credenti e caste, le donne caste di quelli cui fu data la Scrittura prima di voi versando il dono nuziale – sposandole, non come debosciati libertini! Coloro che sono miscredenti vanificano le opere loro e nell’altra vita saranno tra i perdenti.») (5:5).

 Terzo pregiudizio:

Alcuni sostengono che le punizioni islamiche (hudud) siano crudeli e barbare e violino i diritti umani.

Risposta :

Ogni società ha creato un sistema per punire chi commette reati gravi. Nelle moderne legislazioni viene fatto uso di prolungati periodi d’imprigionamento, nonostante molti esperti in scienze sociali e criminali abbiano osservato che il tempo trascorso in prigione non risulta essere un valido deterrente e che, il più delle volte, provoca nell’individuo un senso di perdita e d’inutilità e un generale sentimento negativo verso il sistema percepito come ingiusto. Inoltre, spesso anche le vittime non ritengono che sia stata fatta vera giustizia. Ci sono molte polemiche riguardo alla correttezza delle sentenze e dei periodi delle pene, per non parlare delle spese per il mantenimento dell’enorme sistema detentivo e delle relative infrastrutture.

Per cominciare, è necessario precisare che il sistema delle pene criminali è parte integrante di un più generale modello di vita islamico giusto ed equo, che consente ai cittadini di avere pari opportunità e provvede ad assicurare loro benessere, non ammettendo nessun pretesto per commettere crimini.

Nell’Islam, i reati sono divisi in due categorie:

1)                  reati che incorrono in punizioni prescritte secondo le leggi della Shari'ah: l’apostasia e la bestemmia, l’assassinio e l’omicidio colposo, l’assalto, la fornicazione e l’adulterio, la rapina, il furto, bere alcolici e fare uso di sostanze tossiche, lanciare false accuse di adulterio o di altri atti immorali, l’aggressione alle persone, eccetera.

2)                  azioni criminali che non hanno una punizione specifica secondo le leggi della Shari'ah: in questi casi è l'autorità legale che decide la pena prendendo in considerazione l’interesse pubblico dei musulmani e della società islamica. Tali punizioni si chiamano ‘Ta'zir’ (ammonimenti).

I crimini del primo tipo vengono ulteriormente suddivisi in due categorie.

La prima categoria riguarda ciò che coinvolge i diritti personali della vittima, quali l’assassinio, l’omicidio colposo, l’aggressione e la calunnia; le pene per questi crimini possono essere ridotte se il querelante ritira le accuse, o se accetta il risarcimento in denaro nei casi di assassinio, omicidio colposo e di aggressione.

La seconda categoria riguarda le pene inflitte a seguito della violazione degli ordini di Allah e di altre ingiunzioni prescritte dalla Shari'ah: tali reati includono il consumo di alcolici, la fornicazione e il furto; se il caso viene portato in tribunale e le accuse sono confermate, le pene stabilite per tali crimini non possono essere diminuite nemmeno se il querelante ritira le accuse.

Al fine di assicurare un sistema giusto, vi sono molte regole riguardanti l’applicazione delle hudud prescritte dalla Shari'ah islamica. Per esempio, le pene si applicano soltanto ai reati gravi che violano i cinque pilastri essenziali dell’esistenza dell’uomo (la religione, la vita, l’integrità mentale, l’onore e la progenie, la ricchezza). Perché vengano eseguite, è necessario che le accuse siano confermate tramite la confessione di un individuo adulto, capace e mentalmente sano, oppure tramite la testimonianza di una persona capace e fidata. Le punizioni possono essere cancellate in caso di dubbio o d’insufficienti prove del crimine.

Lo scopo di queste pene è di impartire lezioni esemplari ai criminali della società. Esse svolgono il ruolo di deterrenti contro la tentazione di commettere reati e, di conseguenza, proteggono i diritti di tutti gli individui, permettendo all’intera società di vivere in pace e sicurezza. In aggiunta alle pene temporali e terrene, ai colpevoli di tali atti vengono ricordate le punizioni che Allah ha preparato per loro nell’Aldilà. Tutti gli individui della società islamica che infrangono le leggi e le disposizioni islamiche sono sottoposti a tali pene severe. In ogni società esistono persone che non sono in grado di comportarsi secondo giustizia, eccetto quando viene fatto uso della forza per impedir loro di commettere azioni dannose contro la società. Si può osservare che l’Islam stabilisce una pena idonea per ogni reato, perché Allah il Saggio e Onnisciente conosce nell’intimo l’anima dell’uomo e delle altre Sue creature.

L’Hiraabah include il furto, l’uccisione a seguito di rapina, l’irruzione a mano armata in proprietà residenziali o commerciali con l’intimidazione ai residenti. La punizione per chi commette Hiraabah è stata stabilita sulla base del seguente versetto del Sublime Corano:

(La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah ed al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l’ignominia che li toccherà in questa vita; nell’altra vita avranno castigo immenso, eccetto quelli che si pentono prima di cadere nelle vostre mani. Sappiate, Allah è perdonatore, misericordioso.) (5:33-34).

Questa punizione viene applicata dall’autorità preposta con modalità che variano a seconda della natura e della gravità del crimine; l’autorità in questione gode, infatti, di un margine di azione che le consente di adottare la pena più adeguata al crimine perpetrato. Pertanto, se il ladro commette omicidio e ruba denaro, la punizione può essere la pena capitale; se ruba denaro e lancia minacce, ma non commette omicidio o assalto, la punizione può essere l’amputazione della mano e della gamba; se uccide la vittima, ma non ruba denaro, può essere giustiziato come un assassino; se intimorisce i residenti, ma non commette omicidio, può essere esiliato o, secondo l’opinione di alcuni studiosi, imprigionato.

Assassinio e omicidio colposo: per l’assassino premeditato è legiferata la Qisas (la pena dell’esecuzione capitale) ed è considerata una punizione corretta e idonea per avere tolto ingiustamente una vita. Essa è un valido deterrente per scoraggiare l’omicidio. Allah l’Altissimo dice Sublime Corano:

(O voi che credete, in materia di omicidio vi è stato prescritto il contrappasso) (2:178).

Se la famiglia della vittima perdona l’assassino o accetta il risarcimento in denaro, allora la punizione capitale viene ritirata. Allah dice nel Sublime Corano:

(E colui che sarà stato perdonato da suo fratello, venga perseguito nella maniera più dolce e paghi un indennizzo:...) (2:178).

Sono stati imposti a chi è condannato per omicidio colposo il risacimento e la kaffara.[114] Allah dice nel Sublime Corano:

( Il credente non deve uccidere il credente, se non per errore. Chi, involontariamente, uccide un credente, affranchi uno schiavo credente e versi alla famiglia [della vittima] il prezzo del sangue, a meno che essi non vi rinuncino caritatevolmente. Se il morto, seppur credente, apparteneva a gente vostra nemica, venga affrancato uno schiavo credente. Se apparteneva a gente con la quale avete stipulato un patto, venga versato il prezzo del sangue alla [sua] famiglia e si affranchi uno schiavo credente. E chi non ne ha i mezzi, digiuni due mesi consecutivi per dimostrare il pentimento davanti ad Allah. Allah è sapiente, saggio.) (4:92)

Rapina e furto: per questo reato Allah ha stabilito la pena dell’amputazione. Ciò è basato sul versetto del Sublime Corano:

(Tagliate la mano al ladro e alla ladra, per punirli di quello che hanno fatto e come sanzione da parte di Allah. Allah è eccelso, saggio.) (5:38).

La pena dell’amputazione della mano viene eseguita in circostanze e condizioni estremamente specifiche: in primo luogo, il valore dell’oggetto rubato deve eccedere un determinato importo; secondo, l’oggetto deve essere stato sottratto da un luogo sicuro chiuso a chiave; terzo, se l’accusa di furto è basata soltanto sul sospetto, la pena non può essere eseguita; allo stesso modo, se la motivazione per il furto è la fame dovuta a estrema povertà, la pena viene sospesa e il caso verrà passato al dipartimento dei servizi sociali per una valutazione adeguata. Il furto è un crimine molto grave che se non viene sanzionato nel modo giusto, rischia di diffondersi nella società minandone le relazioni sociali ed economiche. A volte il ladro si trova in situazioni in cui deve fronteggiare una certa resistenza da parte della vittima e ciò potrebbe spingerlo a commettere ulteriori crimini come l’omicidio colposo e l’assalto; tuttavia, la consapevolezza del fatto che il furto potrebbe portare all’amputazione della mano farà sicuramente esitare, o addirittura desistere, il ladro dal commettere un tale reato.

Fornicazione e adulterio: L’Islam prescrive la fustigazione per coloro che, essendo ancora celibi o nubili, commettono fornicazione.

(Flagellate la fornicatrice e il fornicatore, ciascuno con cento colpi di frusta e non vi impietosite [nell’applicazione] della Religione di Allah, se credete in Lui e nell’Ultimo Giorno, e che un gruppo di credenti sia presente alla punizione.) (24:2).

Se, invece, un uomo o una donna in precedenza sposata commettono adulterio, allora la punizione per loro è la lapidazione a morte. Anche in questo caso, la pena viene eseguita solo ed esclusivamente in determinate circostanze, ovvero in uno dei due seguenti casi: la confessione o la testimonianza da parte di quattro testimoni oculari.

Perché la confessione sia accettata è necessario che sia chiara e spontanea, ovvero che non vi sia stata nessuna forma di costrizione per ottenerla. La sentenza non viene eseguita immediatamente dopo la prima ammissione di colpevolezza, ma solo dopo che essa sia stata ripetuta per quattro volte oppure in quattro diverse udienze o sessioni della corte. Per dare l’opportunità di ritirare la confessione iniziale, il giudice può avanzare frasi del tipo: «È possibile che vi siate semplicemente baciati, abbracciati e toccati, ma non sia avvenuta la penetrazione?»; questa è una pratica basata sulla Sunnah del Profeta (pbsl) che veniva eseguita quando i rei confessi insistevano ripetutamente di aver commesso l’adulterio e quando la donna veniva dichiarata incinta in conseguenza di esso.

Il secondo caso richiede quattro testimoni imparziali. Essi devono essere conosciuti per essere integri nelle loro dichiarazioni e nel comportamento e devono confermare di aver assistito direttamente al rapporto sessuale, ovvero devono affermare di aver visto in prima persona la penetrazione del pene nella vagina. Una situazione di questo tipo è estremamente rara e avviene soltanto quando l’uomo e la donna commettono l’atto illegale di soddisfazione dei propri desideri in un luogo pubblico, mancando di rispetto verso le leggi, l’integrità e la dignità della società.

A differenza delle comunità secolari, l’adulterio e la fornicazione non sono considerati puramente un affare personale e una questione privata, bensì sono ritenuti una violazione dei diritti della società, poiché numerosi sono gli effetti e le conseguenze nocivi a essi associati: corrompono i valori e i principi della comunità nel suo insieme; portano alla diffusione di malattie veneree e dei casi di aborto; causano la nascita di figli illegittimi che vengono privati delle cure necessarie dei genitori; inoltre, quando un figlio è attribuito a un individuo che non è il padre naturale, si crea un mescolamento nelle linee ereditarie e problemi nella spartizione dell’eredità, in quanto coloro che non hanno diritto a ricevere una parte di essa potrebbero divenire eredi e, al contrario, coloro che hanno un diritto legittimo sull’eredità potrebbero, invece, venirne esclusi; il bambino stesso viene privato della dignità di essere attribuito al suo reale padre; inoltre, si creano situazioni in cui, a causa di queste mescolanze, un individuo potrebbe decidere di contrarre matrimonio con una persona con cui non ha alcun diritto di sposarsi senza esserne a conoscenza, come per esempio, una sorella, una nipote o una zia, eccetera. Per il bene del bambino, per la sua protezione, sicurezza e felicità sono necessari che vi siano un padre e una madre; privare questi bambini innocenti della tutela dei genitori e di una famiglia, nonché di un’identità dignitosa è un vero e proprio crimine, che oltretutto può causare disturbi di tipo psicologico, sociale e d’instabilità nella persona.

Diffamazione: la punizione prescritta per chi incolpa falsamente di fornicazione o adulterio è la fustigazione in pubblico. Allah l’Onnipotente dichiara nel Sublime Corano:

(E coloro che accusano le donne oneste senza produrre quattro testimoni, siano fustigati con ottanta colpi di frusta e non sia mai più accettata la loro testimonianza. Essi sono i corruttori...) (24:4).

Una tale punizione è stata stabilita e viene eseguita con lo scopo di proteggere la dignità e la reputazione degli innocenti. Se le false accuse restano impunite esse possono trasformarsi in un vizio che genera comportamenti di ritorsione, di vendetta e perfino casi di aggressione o d’omicidio. Pertanto, al fine di sradicare questo problema dalla società, la Shari'ah islamica prescrive come deterrente questa dura pena nei confronti del trasgressore che non produce una prova certa di quanto afferma. Inoltre, l’Islam non si limita alla punizione fisica, ma richiede che la testimonianza futura di un tale individuo non venga accettata essendo stato, lui o lei, giudicato bugiardo. In seguito, se il diffamatore si pente pienamente verso Allah e migliora il comportamento nella sua interezza, allora la sua situazione può essere riesaminata.

Sostanze tossiche: l’essere umano è libero di nutrirsi con ogni tipo di alimento e bevanda purché siano salutari e in accordo con le leggi disposte da Allah. È proibito qualunque tipo di sostanza tossica, non solo perché provoca danni alla persona nel corpo, nella mente e alla sua famiglia, ma anche perché nuoce alla moralità della società in generale. Le sostanze tossiche sono denominate ‘la madre di tutti i mali e di tutti i vizi’ perché portano a commettere altri peccati. L’Islam stabilisce la pena della fustigazione per chi è in stato di ebbrezza da alcol o altra sostanza in luogo pubblico e per chi spaccia tali prodotti. Questa pena è stata prescritta per eliminarne l’uso e garantire la protezione del patrimonio e della salute mentale e psicologica dell’individuo. Tra gli effetti negativi e le conseguenze che derivano dall’abuso di alcool e droghe vi è la tendenza a commettere altri reati come l’omicidio, l’aggressione, la fornicazione, l’adulterio, la violenza e l’incesto. L’alcolizzato e il tossicodipendente diventano membri inutili della società, incapaci di mantenere un’occupazione produttiva e inoltre rischiano di commettere ogni tipo d’immoralità, come il furto o altro crimine, per procurarsi tali sostanze. Vi sono in aggiunta seri rischi per la salute e la diffusione di epidemie connessi all’uso di droghe e alcool, come confermano studi medici e di laboratorio. Grandi quantità di denaro, risorse e tempo vengono sprecati, recando gravi danni alla comunità e alla società nel suo complesso e, poiché l’alcolizzato e il tossicodipendente quando sono sotto l’influenza di alcol o droga, perdono temporaneamente il controllo delle facoltà mentali, possono anche diventare dei criminali pericolosi, situazione, questa, non tollerata dall’Islam.

Tutte le suddette punizioni hanno lo scopo ultimo di preservare i diritti umani e la dignità dei cittadini rispettosi della legge e sono una dimostrazione e un’illustrazione dell’assoluta saggezza e giustizia divine. La regola generale applicata dalla Shari'ah indica che le punizioni devono essere proporzionate alla portata e al tipo di peccato commesso. Ad esempio, Allah afferma nel Sublime Corano:

(La sanzione di un torto è un male corrispondente...) (42:40).

E Allah dice, inoltre, nel Sublime Corano:

(Se punite, fatelo nella misura del torto subito. Se sopporterete con pazienza, ciò sarà ancora meglio per coloro che sono stati pazienti.) (16:126).

L’equa punizione di un crimine è un danno di uguale portata, ma l’Islam lascia la strada aperta alla clemenza, rendendo possibile accettare una ricompensa in denaro, come compensazione o in segno di perdono, e rendendo possibile l’indulgenza per quanto concerne i diritti e le offese personali. Allah spiega nel Sublime Corano:

(Per loro prescrivemmo vita per vita, occhio per occhio, naso per naso, orecchio per orecchio, dente per dente e il contrappasso per le ferite. Quanto a colui che vi rinuncia per amor di Allah, varrà per lui come espiazione. Coloro che non giudicano secondo quello che Allah ha fatto scendere, questi sono gli ingiusti.) (5:45).

Nel Sublime Corano Allah il Compassionevole, in un’occasione, incoraggia il perdono affermando:

(Perdonino e passino oltre! Non desiderate che Allah vi perdoni? Allah è perdonatore, misericordioso.) (24:22).

E Allah il Perdonatore dice nel Sublime Corano:

(ma chi perdona e si riconcilia, avrà in Allah il suo compenso.) (42:40).

Lo scopo dell’Islam non è quello di restituire il torto, né quello di imporre una severa punizione per il solo gusto di essere duri e rigorosi; bensì l’obiettivo della pena è quello di proteggere i diritti umani e salvaguardare il mantenimento dell’ordine pubblico con rigorosa giustizia e deterrenti esemplari. In generale, il fine è quello di salvaguardare la pace e la tranquillità e di rammentare a ognuno di riflettere bene prima di commettere un reato. Se l’assassino realizza che sarà ucciso per l’omicidio che sta per commettere, il ladro che la sua mano verrà amputata per il suo furto, il fornicatore che sarà frustato pubblicamente, l’adultero che sarà lapidato o il calunniatore che sarà fustigato in pubblico, allora ognuno di essi rifletterà seriamente prima di portare a termine il progetto criminale. Il timore della punizione fa desistere il delinquente dal compiere l’atto e di conseguenza la società diventa più tranquilla, sicura e pacifica. Allah Onnipotente dice nel Sublime Corano:

(Nel contrappasso c’è una possibilità di vita, per voi che avete intelletto. Forse diventerete timorati [di Allah].) (2:179).

La risposta all’opinione, sopra citata, che le punizioni stabilite dall’Islam sono particolarmente crudeli è semplice. Poiché sono tutti unanimi nell’affermare che gli atti criminali sono molto dannosi per la società, che misure rigorose debbano essere adottate per combatterli e che coloro che li attuano devono essere puniti, l’unico punto da risolvere è determinare la pena migliore, più equa ed efficace, per ridurre il tasso di criminalità. Ciò richiede un confronto fra le leggi islamiche e le leggi secolari create dall’uomo, fra le punizioni analizzate in precedenza e il sistema delle lunghe carcerazioni con tutte le implicazioni negative sulle vittime, sui criminali e sulla società in generale. Le punizioni islamiche, se esaminate in modo approfondito, sono giuste, semplici, universali, pratiche e logiche perché infliggono al criminale lo stesso dolore che egli ha inflitto alla vittima e alla base morale della società. Allah conosce meglio di chiunque altro la Sua creazione e sa qual è la giusta pena e il deterrente più adatto per il reato. La logica e la giustizia richiedono di non minimizzare i diritti delle vittime attraverso un atteggiamento troppo clemente verso i criminali. Un organo affetto da cancro va amputato, se non può essere curato, per poter consentire al resto del corpo di essere salvato.

Si noti che spesso i media diffondono un’immagine distorta dell’Islam, della società musulmana e della legge della Shari'ah. Questa propaganda può indurre a pensare che le punizioni islamiche siano applicate ed eseguite quotidianamente, quando invece la verità è che durante la storia islamica i casi riportati di esecuzione capitale, lapidazione a morte e amputazione non sono stati numerosi. Ad esempio, i casi di lapidazione furono rari e solitamente basati sulla richiesta di coloro che avevano commesso il peccato che, confessando i loro crimini, espressero il desiderio di ricevere la punizione come espiazione, in questo mondo, di quanto commesso e poter quindi incontrare Allah, nell’Aldilà, purificati da ogni colpa. Simili sono i casi delle altre punizioni.

 Quarto pregiudizio:

Molti sostengono che la punizione per chi commette apostasia violi il moderno concetto di diritti umani che assicura a ciascun individuo la libertà di culto. Sostengono inoltre che questa punizione sia in contrasto con quanto Allah l’Altissimo afferma nel Sublime Corano:

(Non c’è costrizione nella religione.) (2:256).

Risposta :

La Shari'ah decreta la pena dell’esecuzione per chi diviene apostata dopo avere accettato come metodologia di vita l’Islam e rifiuta la fede e le leggi islamiche. Una ben nota tradizione del Profeta (pbsl) afferma:

«Il sangue di un musulmano è inviolabile eccetto che in tre casi: la persona sposata che commette adulterio, una vita che viene riscattata per un’altra vita, e chi abbandona la sua religione (l’Islam) e la comunità».[115]

L’Inviato di Allah (pbsl) disse inoltre:

«Chiunque cambia la sua religione (l’Islam) uccidetelo».[116]

Rifiutare il modello di vita islamico dopo averlo accettato, implica una propaganda negativa nei confronti della religione e ignominia per la comunità musulmana in cui l’apostata risiede. Un tale rifiuto non solo scoraggerà la gente ad accettare l’Islam, ma favorirà anche ogni tipo di criminalità ed empietà. Infatti, una situazione di questo tipo indica che la persona che in precedenza aveva accettato l’Islam e le sue regole non l’avevano fatto seriamente, ma stava semplicemente ‘mettendolo alla prova’; attacchi all’Islam e ribellioni intestine potrebbero esserne conseguenze dirette. Questa è la ragione per cui è stata stabilita questa punizione. E Allah ne sa di più.

Dichiarare il proprio generale rifiuto e miscredenza è inaccettabile secondo le leggi della Shari'ah, perché un tale individuo non rende onore all’impegno sacro preso nei confronti della fede. Egli è più pericoloso e peggiore di chi non crede per niente e che non si è mai convertito all’Islam. Allah afferma nel Sublime Corano:

(Coloro che credettero e poi negarono, ricredettero e poi rinnegarono, non fecero che accrescere la loro miscredenza. Allah non li perdonerà e non li guiderà sulla via.) (4:137).

È necessario analizzare i seguenti punti sull’apostasia nell’Islam.

Perché venga portata a termine l’esecuzione capitale dell’apostata, è necessario che egli abbia violato le regole basilari dell’Islam e lo abbia apertamente e pubblicamente attaccato con empietà e in maniera sleale. In tal caso, egli minaccia la base stessa dell’ordine morale e sociale. Questo tradimento può scatenare una rivoluzione e una pericolosa ribellione all’interno della società islamica. È, questo, il tipo di crimine più serio e, in ogni società, è chiamato ‘Alto Tradimento’.

L’apostata che viene condannato ha la possibilità, per tre giorni consecutivi, di rientrare tra i fedeli; studiosi qualificati si siedono con lui per spiegargli il grave peccato che sta commettendo contro la sua anima, la sua famiglia e la comunità e per rimuovere ogni idea sbagliata che l’ha portato a una tale situazione. Se questa persona ritorna a essere un fedele dell’Islam, allora verrà rilasciato e non subirà nessuna punizione. In realtà, l’esecuzione capitale di chi commette apostasia comporta la salvezza degli altri membri della società dal male e dalla violenza che si diffonderebbe se un tale individuo fosse lasciato libero di propagare la sua miscredenza ed empietà fra la gente. Se, però, egli relega il suo stato di apostata e la sua non credenza a un livello privato e personale e non lo afferma pubblicamente e nemmeno lo diffonde, allora il giudizio spetta solo ad Allah e gli saranno applicate le punizioni dell’Aldilà. Allah conosce meglio di chiunque altro chi crede e chi rifiuta la fede, chi è sincero e chi è un ipocrita. Le autorità musulmane applicano i loro giudizi e le sentenze soltanto su dati di fatto esterni e pubblici e rimettono le realtà intime dell’anima ad Allah.

D’altra parte, questa regola indica che accettare o rinnegare l’Islam è una questione molto seria. Ogni persona che desideri convertirsi ha il dovere di studiare, ricercare, valutare ed esaminare tutti gli aspetti di questa religione come modello di vita prima di accettarla e di impegnarsi a rispettare le sue norme e i suoi regolamenti. Una punizione così severa non lascia nemmeno la più piccola possibilità a coloro che vogliono prendersi gioco dell’Islam, sperimentare e comportarsi perfidamente e compiere il peggiore dei tradimenti.

L’Islam non considera il rifiuto della fede come una questione privata, ma piuttosto come qualcosa che nuoce all’intero sistema. Rinnegare è come il seme della rivolta interna e dell’istigazione della ribellione nella società e l’Islam non condona ciò che reca danno e crea confusione nella comunità.

Questa legge contro l’apostasia è in un certo modo simile e allo stesso tempo più moderata di molti sistemi politici moderni che considerano illegale ogni attività di rovesciamento di regime o di governo e quindi la trattano come massimo tradimento, punibile con l’esecuzione capitale, l’esilio, l’imprigionamento e la confisca dei beni personali di tali individui. Spesso anche i familiari sono sottoposti ad abusi e sanzioni. Al contrario, l’Islam punisce soltanto l’apostata, con un semplice, diretto e decisamente efficace deterrente.

 Quinto pregiudizio

C’è chi ritiene che il divieto per una donna musulmana di sposare un uomo non musulmano sia una violazione dei suoi diritti umani e della sua libertà personale, come viene invece consentito dalla legge moderna in cui l’individuo ha la facoltà di sposare chiunque desideri.[117]

Risposta:

La spiegazione islamica razionale è che questa limitazione viene applicata per la protezione della donna e per la salvaguardia dei valori e del nucleo familiari. La maggior parte delle legislazioni secolari moderne consente ogni tipo di rapporto sessuale fra adulti consenzienti, persino tra persone dello stesso sesso. Tutto ciò è inaccettabile per l’Islam, poiché i rapporti sessuali sono permessi soltanto all’interno di un matrimonio legittimo e onesto. Poiché l’Islam mira a proteggere la moralità della razza umana e a mantenere intatta l’unità della famiglia con ogni mezzo a disposizione contro la minaccia di divorzio, il futuro sposo/a dovrebbe cercare l’armonia, la sicurezza e la compatibilità con la persona con cui ha deciso di contrarre matrimonio, per la propria felicità personale e per il successo della famiglia e della generazione futura. Pertanto se esiste un qualunque motivo, da parte di uno dei futuri sposi, che potrebbe causare un conflitto potenzialmente serio, questo potrebbe essere una motivazione sufficiente per non procedere col matrimonio. Ovviamente la differenza di credo tra i due pretendenti è una causa potenziale ben nota. Possono presentarsi i tre seguenti casi:

primo caso: l’uomo musulmano non ha il diritto di sposare una donna politeista, idolatra o atea in quanto la religione islamica non condona e non rispetta il politeismo, la bestemmia e l’idolatria. Inoltre, l’Islam proibisce un’unione in cui uno degli sposi non mostra considerazione per i principi di base dell’altro; in tal caso l’intera famiglia sarebbe continuamente in uno stato di confusione e di disputa, situazione, questa, che molto probabilmente finirebbe con il divorzio e lo scioglimento della famiglia stessa, in cui i più colpiti sarebbero i figli.

secondo caso:  l’uomo musulmano ha il diritto di sposare una cristiana o un’ebrea giacché l’Islam accetta Mosè e Gesù, possa Allah esaltare la loro menzione e salvaguardarli da ogni discredito, come veri Profeti e Messaggeri di Allah. Malgrado alcune differenze in certi principi religiosi e di credo, l’unione non presenta i problemi descritti in precedenza e può continuare a prosperare, con la volontà di Dio, se tutti gli altri fattori fra i due sposi sono soddisfacenti.

terzo caso: L’Islam vieta l’unione di un uomo non musulmano con una donna musulmana, in quanto un ebreo, un cristiano o un politeista non riconoscono il messaggio di Muhammad (pbsl) e la sua missione profetica. Da sempre è l’uomo a dominare la donna e il marito non musulmano potrebbe approfittare della sua forza e prevalenza all’interno delle mura domestiche per trattare con irriverenza la fede e i principi islamici della moglie, usando un linguaggio spregiativo quando parla del Profeta (pbsl) e dell’Islam. Ne conseguirebbero inevitabilmente odio e seri problemi tra gli sposi, che finirebbero col litigare, oppure la donna sarebbe costretta a rinunciare alla sua fede. Al contrario, se essa decidesse di difendere con forza la religione, allora si potrebbero avere situazioni d’ingiusta sottomissione e di violenza fisica nei suoi confronti. In quanto sesso debole, lei potrebbe decidere di accettare questa pesante situazione di maltrattamenti e di sofferenze per la sua incolumità e per quella dei figli. Pertanto, l’Islam vieta questo tipo di unione che inevitabilmente conduce a conflitti, violenze, dure prove e quasi certamente al divorzio, similmente al primo caso. Ricapitolando, questa terza ipotesi è lo scenario peggiore per i potenziali problemi a esso connessi ed è pertanto proibito.

 Sesto pregiudizio:

Il sistema della schiavitù nell’Islam è in contraddizione con gli stessi concetti islamici di uguaglianza e totale libertà personale; è, pertanto, anche una violazione dei diritti umani.

Risposta

Per molti aspetti, il sistema della schiavitù dei musulmani era diverso da quello delle altre società e da ciò che molta gente s’immagina a proposito della condizione degli schiavi presso i Greci, i Romani e i colonialisti europei. Inizialmente l’Islam accettò questo sistema perché era parte integrante e necessaria della situazione economica e sociale del tempo. La schiavitù era un fenomeno presente a livello mondiale e molti dei settori fondamentali della vita dipendevano dal lavoro degli schiavi. Inoltre era accettata e riconosciuta anche nelle religioni precedenti, come dichiarato nella Bibbia:

“10 Quando ti avvicinerai a una città per attaccarla, le offrirai prima la pace. 11 Se accetta la pace e ti apre le sue porte, tutto il popolo che vi si troverà ti sarà tributario e ti servirà. 12 Ma se non vuol far pace con te e vorrà la guerra, allora l'assedierai. 13 Quando il Signore tuo Dio l'avrà data nelle tue mani, ne colpirai a fil di spada tutti i maschi; 14 ma le donne, i bambini, il bestiame e quanto sarà nella città, tutto il suo bottino, li prenderai come tua preda; mangerai il bottino dei tuoi nemici, che il Signore tuo Dio ti avrà dato. 15 Così farai per tutte le città che sono molto lontane da te e che non sono città di queste nazioni. 16 Soltanto nelle città di questi popoli che il Signore tuo Dio ti dà in eredità, non lascerai in vita alcun essere che respiri; 17 ma li voterai allo sterminio...” [Deuteronomio 20:10-17].

Secondo la legge giudaica, un padrone poteva persino percuotere il suo schiavo fino alla morte, come dichiara il seguente testo:

“20 Quando un uomo colpisce con il bastone il suo schiavo o la sua schiava e gli muore sotto le sue mani, si deve fare vendetta. 21 Ma se sopravvive un giorno o due, non sarà vendicato, perché è acquisto del suo denaro. [‘Versione Autorizzata’ della Bibbia, L’Esodo 21:20-21].

In nessun verso della Bibbia è indicato che la schiavitù è proibita e ciò porta molti a proclamare a chiare lettere quello che Jefferson Davis, il Presidente degli Stati Confederati d’America, affermò:

«[La schiavitù] è stata decretata da Dio Onnipotente... è stata sancita nella Bibbia, sia nel Vecchio che nel Nuovo Testamento, dalla Genesi alla Rivelazione... è esistita da sempre, ed era in uso presso le genti delle civilizzazioni più evolute e nelle nazioni con la più alta competenza nelle arti.»[118]

Tenendo conto di questa situazione presente a livello mondiale, la legge islamica istituì un programma a lungo termine e graduale per eliminare la schiavitù dalla società. Non esiste un ordine netto per arrestare bruscamente questa pratica, ma furono gradualmente ristrette e diminuite le cause della schiavitù e fu promossa l’emancipazione degli schiavi. Si aggiunga che esistevano regole rigorose per un giusto e dignitoso comportamento nei loro confronti ed era loro consentito affrancarsi.

 La prima fase di questo processo fu la liberazione del cuore e della mente; fu loro insegnato a sentirsi interiormente forti, sani e capaci, mentre furono scoraggiati dal ritenersi deboli e inferiori; l’Islam li aiutò a riedificare la compassione e la dignità nei loro cuori e nelle loro menti, definendoli fratelli dei loro padroni. Il Messaggero di Allah (pbsl) disse:

«I vostri operai e i vostri schiavi sono vostri fratelli: Allah li ha messi in mano vostra, ma chi ha un fratello in mano sua gli deve dar da mangiare di ciò che mangia lui, lo deve vestire come si veste lui. Non imponete loro lavori superiori alle loro forze; e, se mai glieli doveste imporre, aiutateli».[119]

Gli schiavi hanno diritti precisi: gli ordini presenti nel Corano e nella Sunnah obbligano i musulmani a essere gentili e buoni nei loro confronti, maschi e femmine. Allah Onnipotente afferma nel Sublime Corano:

(Adorate Allah e non associateGli alcunché. Siate buoni con i genitori, i parenti, gli orfani, i poveri, i vicini vostri parenti e coloro che vi sono estranei, il compagno che vi sta accanto, il viandante e chi è schiavo in vostro possesso. In verità Allah non ama l’insolente, il vanaglorioso...) (4:36).

Ancora più edificante, l’Islam fa attenzione anche ai loro sentimenti e interdice tutto cio` che li ricorda la triste condizione. Il Messaggero (pbsl) disse a proposito: “Nessuno di voi dica il mio schiavo, la mia schiava, che dica piuttosto il mio servitore, la mia servitrice o il mio domestico." [120]

Secondo gli insegnamenti islamici, la schiavitù deve essere solo a livello fisico; non è consentito forzare lo schiavo a convertirsi alla fede del padrone, anzi egli ha il diritto di mantenere la sua religione. L’Islam ha fornito l’esempio migliore di uguaglianza tra gli uomini, basando la superiorità di un individuo sulla pietà e sulla rettitudine; ha creato la fratellanza e l’unità dei legami fra gli schiavi e i loro padroni, attraverso l’ottimo esempio del Messaggero di Allah (pbsl) quando offrì in matrimonio sua cugina Zainab bint Jahsh, una nobile donna del clan dei Quraish, al suo liberto, Zaid bin Harithah. Quest’ultimo fu anche nominato capo dell’esercito del quale facevano parte alcuni prominenti e noti Compagni del Profeta (pbsl).

Per eliminare la schiavitù dalla società islamica, l’Islam utilizzò due metodi principali con i quali si cercarono di evitare confusione e caos all’interno della comunità. Infatti, non vi fu animosità, né odio fra le diverse classi sociali e non furono causati danni alla situazione socio-economica generale.

Primo metodo: eliminazione e limitazione delle cause della schiavitù che, in un determinato periodo della storia islamica, furono molto numerose. Prima dell’avvento dell’Islam esse includevano: la guerra, tramite la quale i combattenti sconfitti erano catturati e quindi fatti schiavi; la pirateria, con il rapimento e il sequestro d’individui che erano venduti come schiavi; se una persona non era in grado di saldare un debito in denaro, il debitore poteva richiedere che tale individuo diventasse di sua proprietà; la vendita di bambini (maschi e femmine) come schiavi da parte del padre; la vendita della propria libertà personale come corrispettivo di una determinata somma; molti crimini erano punibili con l’imposizione della schiavitù alla persona accusata, nel qual caso l’individuo diventava di proprietà della vittima o della sua famiglia ed eredi; era inoltre praticata la riproduzione degli schiavi, anche nel caso in cui il padre era un uomo libero.

L’Islam eliminò tutte queste fonti di schiavitù, eccetto due di esse che furono ritenute legittime e che, date le circostanze del periodo, erano totalmente logiche.

(1) Prigionieri di guerra, o prigionieri delle guerre dichiarate lecitamente da un sovrano musulmano. Si noti che non tutti i prigionieri erano dichiarati schiavi, ma alcuni di essi erano liberati, mentre altri potevano pagare un riscatto. Ciò si basa sul versetto del Sublime Corano:

(Quando in combattimento incontrate i miscredenti, colpiteli al collo finché non li abbiate soggiogati, poi legateli strettamente. In seguito liberateli graziosamente o in cambio di un riscatto, finché la guerra non abbia fine. Questo è ordine di Allah. Se Allah avesse voluto, li avrebbe sconfitti, ma ha voluto mettervi alla prova, gli uni contro gli altri. E farà che non vadano perdute le opere di coloro che saranno stati uccisi sulla via di Allah:) (47:4).

Nei primi anni della storia islamica, i nemici dell’Islam fecero uso di ogni mezzo per arrestare il suo progresso e la sua diffusione. I non musulmani del tempo solevano avere dei musulmani come prigionieri di guerra, e in cambio questi ultimi facevano lo stesso con loro.

(2) Uno schiavo ricevuto in eredità nato da genitori schiavi entrambi: in tal caso anche il bambino è considerato uno schiavo. Tuttavia, se il padrone di una ragazza schiava decideva di prenderla come concubina legittima, allora il prodotto dell’unione era un bambino libero che rientrava anche nella linea ereditaria del padre, uomo libero. In tale caso, la ragazza schiava veniva chiamata ‘madre di un bambino’ e non poteva essere venduta, né essere data in dono e otteneva la libertà alla morte del proprio padrone.

Il secondo metodo per eliminare la schiavitù consisteva nell’incoraggiare la liberazione dei propri servi e nell’incrementare i modi tramite cui essi erano resi liberi. In origine gli schiavi potevano essere affrancati solo se il loro padrone acconsentiva a ciò; infatti, prima dell’avvento dell’Islam uno schiavo veniva considerato tale durante tutta la sua esistenza e, a volte, il padrone che decideva di liberare un proprio servo poteva essere sanzionato con una multa. L’Islam introdusse la pratica dell’affrancamento degli schiavi, grazie alla quale essi potevano pagare al padrone un determinato importo in cambio della propria libertà; inoltre era concesso al padrone di poter liberare uno schiavo in un qualunque momento e senza nessuna sanzione finanziaria. Elenchiamo nel seguito alcune motivazioni prescritte per l’affrancamento:

1)             Espiazione dei peccati: in caso di omicidio involontario, in aggiunta al guidrigildo pagato alla famiglia della vittima, era possibile liberare uno dei propri schiavi che fosse credente e di fede musulmana. Ciò si basa sul versetto del Sublime Corano:

(Il credente non deve uccidere il credente, se non per errore. Chi, involontariamente, uccide un credente, affranchi uno schiavo credente e versi alla famiglia [della vittima] il prezzo del sangue, a meno che essi non vi rinuncino caritatevolmente.) (4:92).

2)             Espiazione per il giuramento di ‘Thihaar’[121]: il Sublime Corano dice:

(Coloro che paragonano le loro mogli alla schiena delle loro madri e poi si pentono di quello che hanno detto, liberino uno schiavo prima di riprendere i rapporti coniugali. Siete esortati a far ciò. Allah è ben informato di quello che fate.) (58:3).

3)             Espiazione per la rottura di un giuramento: ciò è basato sul seguente versetto del Sublime Corano:

(Allah non punirà per un’avventatezza nei vostri giuramenti, ma vi punirà per i giuramenti che avete ponderato. L’espiazione consisterà nel nutrire dieci poveri con il cibo consueto con cui nutrite la vostra famiglia, o nel vestirli, o nel liberare uno schiavo. E chi non ha i mezzi per farlo, digiuni allora per tre giorni. Ecco l’espiazione per i giuramenti che avrete disatteso. Tenete fede ai giuramenti! Così Allah vi spiega i Suoi segni affinché siate riconoscenti.) (5:89).

4)             Espiazione per aver interrotto il digiuno durante Ramadan: un esempio di ciò è il caso dell’uomo che si recò dal Profeta (pbsl) dicendogli:

«O Profeta di Allah! Ho attirato la disgrazia su di me!» Il Messaggero (pbsl) chiese perché e l’uomo lo informò di aver avuto rapporti sessuali con la moglie durante le ore di digiuno in un giorno del mese di Ramadan. L’Inviato di Allah (pbsl) allora domandò all’uomo: «Hai uno schiavo da liberare?». L’uomo rispose di no. Il Messaggero di Allah (pbsl) chiese ancora: «Hai i mezzi per nutrire sessanta poveri?» L’uomo rispose di no. Mentre questi e il resto della gente erano seduti, vennero dati al Profeta (pbsl) alcuni datteri freschi. Egli (pbsl) mandò a chiamare l’uomo che aveva commesso il peccato, il quale venne presso di lui. L’Inviato di Allah (pbsl) gli disse: «Prendi questi datteri e dalli in elemosina ai poveri [come espiazione del tuo peccato]» L’uomo rispose: «O Profeta di Allah! Per Allah, non esiste una famiglia più povera della mia nell’intera città di Medina». Sentendo ciò il Messaggero di Allah (pbsl) sorrise a tal punto che si poterono vedere i canini e disse: «Allora, prendi i datteri e nutri la tua famiglia».[122]

Se una persona ha l’obbligo di espiare un peccato ed è finanziariamente capace, ma non possiede uno schiavo da liberare, allora può comprarne uno, se gli è possibile, e quindi liberarlo.

5)             affrancare uno schiavo è considerato uno degli atti di culto più apprezzati agli occhi di Allah sulle opere di carità. Allah l’Altissimo afferma nel Sublime Corano:

(Segua dunque la via ascendente. E chi ti farà comprendere cos’è la via ascendente? È riscattare uno schiavo.) (90:11-13).

Inoltre, le parole dell’Inviato di Allah (pbsl) insieme alle sue azioni incoraggiavano la gente a liberare gli schiavi per la causa di Allah. Il Messaggero di Allah (pbsl) disse:

«Chiunque libera uno schiavo, Allah libererà tutti gli organi del suo corpo dal fuoco dell’Inferno in cambio degli organi dello schiavo liberato, persino le sue parti intime in cambio di quelle dello schiavo».[123]

Egli (pbsl) disse inoltre:

«Visitate il malato, nutrite l’affamato e liberate lo schiavo che soffre».[124]

6)             annunciare la libertà allo schiavo: se il padrone pronuncia una parola o un sinonimo di libertà, liberazione, rilascio e simili relativamente allo stato di schiavitù del suo servo, anche se solo per scherzo, lo schiavo ottiene la libertà immediata. Ciò si basa sulle dichiarazioni del Messaggero di Allah (pbsl):

«[Vi sono] tre affermazioni che se pronunciate, seriamente o per scherzo, dovrete impegnarvi a rispettare: divorziare [la propria moglie], accettare un accordo di matrimonio [con una donna] e liberare uno schiavo».[125]

7)             liberazione di uno schiavo come volontà testamentaria: uno dei modi per liberare uno schiavo è di dichiararlo nel proprio testamento. Ciò può essere per iscritto, verbalmente o in altri modi. Se il padrone dichiara, in una qualunque forma, che alla sua morte il suo schiavo diventerà un uomo libero, questi ha la libertà assicurata al sopraggiungere del decesso del proprietario. Come misura precauzionale, l’Islam vieta di vendere o di regalare lo schiavo dopo che una tale dichiarazione è stata fatta. Se la promessa viene fatta ad una schiava e il proprietario la prende come concubina, allora anche i figli nati da quest’unione nascono come uomini liberi. Allo stesso modo, anche la ragazza, non può essere venduta o regalata a terzi, ma deve piuttosto essere liberata.

8)             liberare uno schiavo è anche indicato come mezzo per versare la Zakah. Ciò si basa sul versetto del Sublime Corano:

(Le elemosine sono per i bisognosi, per i poveri, per quelli incaricati di raccoglierle, per quelli di cui bisogna conquistarsi i cuori, per il riscatto degli schiavi, per quelli pesantemente indebitati, per [la lotta sul] sentiero di Allah e per il viandante. Decreto di Allah! Allah è saggio, sapiente.) (9:60).

9)             espiazione per aver percosso senza ragione o schiaffeggiato lo schiavo sul viso: secondo l’Islam è necessario liberare lo schiavo se il proprietario lo percuote ingiustamente o lo schiaffeggia sul viso. Ciò è stabilito dall’Hadith del Messaggero di Allah (pbsl):

«Chiunque schiaffeggia il suo schiavo o lo colpisce sul volto deve espiare il suo peccato rendendolo un uomo libero».[126]

10)         Lo schiavo può richiedere un prezzo per acquistare la propria libertà: una tale situazione si presenta quando egli domanda al proprietario di potersi affrancare dietro corrispettivo di un prezzo concordato da entrambi. In tal caso il proprietario non può rifiutarsi di accordarsi con il servo, il quale avrà la possibilità di comprare, vendere, scambiare, lavorare e possedere beni al fine di racimolare la somma necessaria stabilita nel contratto; il padrone è persino tenuto a versare uno stipendio al servo per il lavoro che svolge per lui. Non solo, l’Islam andò oltre e domandò ai benestanti della società islamica che venissero fatte donazioni, data assistenza e supporto agli schiavi. Anche il padrone è incoraggiato a diminuire la somma richiesta o a concedere facilitazioni di pagamento più semplici per aiutarli a ottenere la libertà. Ciò è stabilito dal versetto del Sublime Corano, il cui significato è tradotto nel seguente modo:

(Ai vostri schiavi che ve lo chiedono concedete l’affrancamento contrattuale, se sapete che in essi c’è del bene, e date loro parte dei beni che Allah ha dato a voi.) (24:33).

Per riassumere, possiamo dire che l’Islam non legalizzò né supportò la schiavitù, anzi introdusse leggi e regole che contribuirono significativamente ed efficacemente a limitare le basi di questa pratica e liberò gli schiavi in maniera definitiva.

 Conclusione

Per terminare vorremmo citare un episodio avvenuto recentemente. Nel mese di Safar 1392 H (G. 1982), il Ministero della Giustizia del Regno dell’Arabia Saudita tenne tre convegni. Vi parteciparono il Ministro della Giustizia con noti studiosi e professori universitari e celebri canonisti e studiosi europei: l’ex Ministro degli Affari Esteri dell’Irlanda e Segretario della Commissione per la Legislazione europea, un noto Professore degli studi orientali e islamici, un celebre Dottore in legge e Direttore di una rivista sui diritti umani pubblicata in Francia e alcuni dei più eminenti avvocati della Corte d'Appello di Parigi.

Gli studiosi musulmani che erano presenti spiegarono il concetto del modello di vita islamico e lo confrontarono con gli altri modelli di vita esistenti, illustrando le regole principali della fede e della Shari'ah e analizzando i dettagli delle leggi e dei principi generali. Evidenziarono il valore, i benefici e l’efficacia delle punizioni capitali previste dall’Islam per i reati più gravi attuati contro persone innocenti e contro la società. Posero l’accento sul fatto che tali punizioni sono pene ragionate per salvaguardare la pace, l’incolumità e la sicurezza della società nel suo insieme. Gli studiosi europei espressero la loro ammirazione per le dettagliate chiarificazioni e per le nozioni sui diritti umani nell’Islam. Il capo della delegazione europea, il sig. McBride, dichiarò: «Da questo luogo, da questo Paese islamico e non da altro Paese, i diritti dell’uomo devono essere dichiarati e annunciati a tutte le genti. Gli studiosi dell’Islam devono proclamare questi diritti umani che nessuno conosce all’opinione pubblica internazionale. Infatti, è a causa dell’ignoranza diffusa a proposito di questi diritti e della mancanza di una conoscenza adeguata che la reputazione dell’Islam, delle leggi e del modo di governare islamico sono distorti agli occhi del resto del mondo».[127]

Quest’opuscolo è solo un’introduzione ai diritti umani nell’Islam. Spero e prego che quanto discusso aprirà la strada a coloro che sono interessati a conoscere meglio la verità su questa religione; verità che è stata interpretata in maniera gravemente incorretta e travisata, in particolare da certi laicisti, certi musulmani modernisti, nonché dai nemici dell’Islam.

Esorto il lettore a indagare in maniera più approfondita sul modello di vita islamico senza nessun pregiudizio, utilizzando informazioni provenienti da fonti affidabili e valide. Mi sento in dovere di offrire tutta l’assistenza necessaria a coloro che desiderano intraprendere questa strada.

Ogni musulmano che invita gli altri all’Islam dovrebbe farlo con propositi sinceri, con il solo scopo di ottenere il compiacimento di Allah Onnipotente in questa vita e nell’Aldilà, per poter godere di una dimora in Janna (Paradiso) per l’eternità, e dovrebbe purificare le proprie intenzioni da ogni vantaggio personale. Uno dei Compagni del Messaggero di Allah (plus), quando fu interrogato sulle motivazioni per la sua partecipazione alla lotta per la causa di Allah, disse:

«Siamo venuti per liberare la gente dalla venerazione nei confronti di altri individui e delle ingiustizie causate dalle altre religioni per condurli verso la giustizia dell’Islam».

Per quanto riguarda la ricompensa divina nell’Altra vita, in quanto musulmani crediamo che esistano solo due dimore eterne nell’Aldilà, senza possibilità di una terza: Janna( il Paradiso)piena di beatitudine e felicità eterne e l’Inferno con le sue torture senza fine. Il Janna è la ricompensa divina proveniente da Allah per coloro che hanno obbedito ai Suoi ordini. Allah Onnipotente affama nel Sublime Corano:

(Chi vuole una religione diversa dall’Islam, il suo culto non sarà accettato, e nell’altra vita sarà tra i perdenti.) (3:85).

Ciò è inoltre basato sul seguente versetto:

(Coloro che credono e compiono il bene avranno per dimora i giardini del Paradiso, dove rimarranno in perpetuo senza desiderare alcun cambiamento.) (18:107-108).

Inoltre, Allah Onnipotente ha promesso il fuoco dell’Inferno a coloro che disobbedisce ai Suoi ordini e Gli associano altre divinità. Allah Onnipotente afferma nel Sublime Corano:

(In verità Allah non perdona che Gli si associ alcunché; ma, all’infuori di ciò, perdona chi vuole. Ma chi attribuisce consimili ad Allah, commette un peccato immenso.) (4:48).

E Allah Onnipotente afferma nel Sublime Corano:

(In verità i miscredenti fra gente della Scrittura e gli associatoti, saranno nel fuoco dell’Inferno, dove rimarranno in perpetuo. Di tutta la creazione essi sono i più abbietti.) (98:6).

Sin dai primi tempi, i nemici dell’Islam mossero guerra contro questa religione e queste guerre continuano tuttora. Gli individui che sono contro l’Islam hanno sfruttato ogni mezzo possibile in questa battaglia. Coloro che hanno discernimento e maturità mentale non saranno influenzati poiché possono abilmente riconoscere la differenza fra la verità e la falsità. Personalità religiose di altre Fedi continuano, sempre più, a convertirsi all’Islam e ciò è, di per sé, una dimostrazione della magnificenza dell’Islam come religione e tipologia di vita. Allah Onnipotente ci ha assicurato che preserverà per l’umanità la religione dell’Islam. Allah Onnipotente afferma nel Sublime Corano:

(Invero, Noi abbiamo fatto scendere il Gandhi (Il Corano) e certamente Noi ne siamo i custodi (contro la corruzione).) (15:9).

Concludiamo il nostro opuscolo con la citazione di un bellissimo habitué del Messaggero di Allah (plus):

«Le persone che Allah ama maggiormente sono quelle che si rendono più utili [o beneficiano gli altri]. L’azione più gradita ad Allah è il sollievo che porti a un fratello musulmano [che sta soffrendo, distrutto dal dolore], o quando allevi la sofferenza da colui che soffre, o quando saldi il suo debito o quando rimuovi da lui la fame [offrendogli un pasto sufficiente]. È più meritorio per me essere al fianco di un fratello musulmano e aiutarlo a portare a termine i suoi bisogni, che passare un intero mese in ritiro in Moschea. Chi controlla la sua ira [in questo mondo], Allah coprirà i suoi difetti. Chi reprime la collera, pur essendo in grado di sfogarla, Allah riempirà il suo cuore con soddisfazione e felicità nel Giorno del Giudizio. Chi si adopera per sostenere la testimonianza di un fratello musulmano, Allah renderà stabili i suoi passi nel giorno in cui i piedi non vorranno camminare e incespicheranno. In verità, il carattere e il comportamento perverso guastano le buone azioni e gli atti di devozione, come l’aceto guasta il miele».[128]



           1 Trasmesso da Tirmidhi n.2346

[2]  Trasmesso da Ahmad n. 411.

             3 Abbreviazione di "pace e benedizione su di lui" che segue sempre il nome del Profeta Muhammad

[4] Trasmesso da Tirmidhi n. 3270. 

[5] Trasmesso da Ahmad 4:145.

[6] Trasmesso da Muslim

[7] Trasmesso da Bukhari n. 6406 e da Muslim n. 9. 

[8] Trasmesso da Bukhari n.3341 e da Tirmidhi, n. 2862.

[9] Trasmesso da Bukhari e Muslim

[10] Trasmesso da Tirmidhi, Ahmad

[11] Trasmesso da Muslim, n. 1731

[12] Un Dirham è la moneta islamica il cui valore è equivalente a 2,28 grammi di argento. Oggi, nonostante il nome ‘Dirham’ sia ancora in uso presso alcuni paesi arabi islamici, la valuta moderna non corrisponde più allo stesso valore.

[13] Questo è un noto episodio della storia islamica: si veda anche Baladthuri, Futuh al-Buldan, durante la conquista dello Sham (regione siriana) 

[14] Abu Yousuf, al-Kharaj, p.144

[15] Ibid, p.126

[16] Trasmesso da Bukhari e Muslim come riportato in al-Lulu wal-Marjan n.884

[17] Trasmesso da Abu Dawud n.5004, Imam Ahmad

[18] Trasmesso da Bukhari, no. 6043

[19] Trasmesso da Muslim n. 29

[20] Trasmesso da Bukhari in Adab al-Mufrid n. 112

[21] Trasmesso da Bukhari n. 2268 & 2269

[22] Trasmesso da Ibn Majah n. 3423 e al-Hakim

[23] Trasmesso da Ibn Majah n. 337

[24] Trasmesso da Abu Dawud 3:317 e Tirmidhi, n. 2785

[25] Trasmesso da Darimee, n. 3658

           26 Trasmesso da Bukhari e Muslim

           27 Trasmesso da Abu Dawud, n. 2050

28 Questa pratica chiamata ‘Dhihar’si aveva quando il marito diceva alla propria moglie: «Che tu sia per me illecita, come la schiena di mia madre». Tale pratica appartenente al periodo preislamico della Jahiliyyah (ignoranza) è stata dichiarata illegittima dall’Islam e quindi bandita.

          29 ‘Maulas’ , protetti. Titolo molto diffuso nella società preislamica (Jahiliyyah ) dato all’individuo o gruppo di persone che si arrendevano e proclamavano di essere seguaci fedeli di un clan o tribù, anche se non vi appartenevano, per ottenere protezione e sostegno.Tali individui non hanno lo medesima classe, categoria o i diritti dei membri originari della tribù o del clan

30 Trasmesso da Abu Dawud 6:181

           31 Trasmesso da Abu Dawud n. 1984 e Tirmidhi n. 2091

           32  Trasmesso da Ahmad n. 3946

33  Ibid. n.9588

34  Trasmesso da Bukhari n. 2348

35 Trasmesso da Imam Malik

[36] Trasmesso da muslim

            37 Trasmesso da Bukhari n. 2238 e Muslim n. 2586

          38 Sahih Bukhari, Hadith n. 1337

39 Trasmesso da Bukhari, Muslim ed altri

           40  Trasmesso da Bukhari n. 4416, Muslim n. 2404 ed altri

             41 Trasmesso da Bukhari

           42  Trasmesso da An-Nisa’i

43  Tabrani

            44 Bukhari, Hadith n. 3461 e Tirmidhi, Hadith n. 2669

           45 Tirmidhi, Hadith n. 1962

[46]  Muslim, Hadith no. 1003

             47  Bukhari Hadith n. 2227, Muslim Hadith n. 2584 e Tirmidhi Hadith n. 1959

             48  Ibn Majah, Hadith n. 1862

           49 Bukhari, Hadith n. 3721

             50 Bukhari, Hadith n. 5049

           51  Bukhari, Hadith n. 6024

52  Muslim, Hadith n. 1437

53  Nisa’i, 7:63

54  Trimidhi, Hadith n. 1162

          55 Sahih Ibn Habbaan, Hadith n.4240

[56] Muslim, Hadith n.3009

57 Bukhari

58 Muslim, Hadith n. 1623

            59 Bukhari, Hadith n.5645

60 Bukhari, Hadith n.7063

           61 Bukhari, Hadith n. 5680 e Muslim, Hadith n. 2585

             62 Mulsim, Hadith n. 2563

63 Bukhari, Hadith n. 13

          64 Muslim, Hadith n. 1838

          65 Tirmidhi, Hadith n. 1329

66 Ibn Hisham Biography of the Prophet (pbuh) [la biografia del Profeta(pbsl) di Ibn Hisham]

          67  Abu Dawud, Hadith n. 2948

68  Abu Dawud, Hadith n. 4941 e Tirmidhi, Hadith n. 1924

          69 Tirmidhi, Hadith n. 2007

70 Bukhari, Hadith n. 5670

          71 Sahih Ibn Khuzaimah, Hadith n. 2539

72 Bukhari, Hadith n. 5673

            73 Muslim, Hadith n. 48

          74 Bukhari, Hadith n. 5702

75 Musnad Ahmad, Hadith n. 8419

76 Bukhari, Hadith n.2114

77 Ibn Majah, Hadtih n. 2468

78 Abu Ya’la e Baihaqi

[79] Ahmad, Hadith n.8393

80 Bukhari, Hadith n. 5702 e Muslim, Hadith n. 1661

81 Bukhari, Hadith n. 2236 e Muslim, Hadith n. 1958

            82 Bukhari, Hadith n. 5196 e Muslim, Hadith n. 1958

83 Bukhari, Hadith n. 5196

          84 Abu Dawud, Hadith n. 5268

85 Muslim, Hadith n. 1955

86 Bukhari, Hadith. 5663

87 Musnad Ahmad, Hadith n. 12901 

88 Muslim, Hadith n. 2195

          89 Bukhari, Hadith n. 2121 e Muslim Hadith n. 2333

90 Bukhari, Hadtih n. 2827

91 Muslim, Hadith n. 269

92 Bukhari, Hadith n. 5665

93 Bukhari, Hadith n. 13

          94  Bukhari, Hadith n. 5680

          95  Muslim, Hadith n.164

96  Hadith trasmesso da Muslim  

97 Hadith trasmesso da Ibn Hibban

          98 Bukhari, Hadith n. 6772 e Muslim, Hadith n. 1832

            99 Muslim, Hadith n. 2577

            100 Hadith riportato da Darqatni e Baihaqi

101 Abu Dawud, Hadith n. 3582

102 Bukhari, Hadith n. 1711 e Muslim, Hadith n. 4277

          103 Muslim, Hadith n.2613

104 Questa affermazione è stata riportata da Abu Yusuf nel suo libro al-Kharaj

105  Nisa’i, 8:53

          106 Muslim, Hadith n. 78

107 Bukhari, Hadith n. 105

          108 Dr. Muhammad al-Zuhaili, I diritti umani nell’Islam. p.400

          109 Le seguenti affermazioni sono state adattate dalla Dichiarazione islamica internazionale sui Diritti Umani.

            110 Bukhari

             111 Matteo 15:24

             112 Matteo 10:5-6

[113] Call to Islam, pag. 48 (Invito all’Islam, p. 48)

[114] Kaffara: espiazione della propria colpa liberando uno schiavo musulmano o, se questo non  è possibile, digiunando per due mesi consecutivi

           115 Trasmesso da Bukhari n. 6935 e Muslim n. 6524

116 Trasmesso anche da Bukhari e Muslim

[117] Citato e parafrasato dal ‘Symposium on Islamic Shari’ah and Human Rights in Islam’, Beirut, Dar-al-Kitab-al-Libnani, 1973

           118  [Dunbar Rowland cita Jefferson Davis in ‘Jefferson Davis’, Volume 1, p.286. Si veda anche ‘Inaugural Address as Provisional President of the Confederacy’ di Jefferson Davis, Montgomery, AL, 1861-FEB-18, Confederated States of America, Congressional Journal, 1:64-66. Disponibile sul sito Internet http://funnelweb.utcc.utk.edu/˜hoemann/jdinaug.html]

          Hadith n. 30 119 Bukhari

[120] Bukhari Hadith n. 2414

           121 Thihaar è un tipo di giuramento in cui un uomo diceva alla propria moglie “Mi sei interdetta dal toccarti, come se fossi la schiena di mia madre”. Era in uso presso la società preislamica e fu eliminato con l’avvento dell’Islam.

122 Bukhari, Hadith n. 1834

           123 Muslim, Hadith n. 1509

124 Bukhari, Hadith  

125 Bukhari

             126 Muslim, Hadith n. 1657

             127 Estratto da ‘Islam and Human Rights’ da Abdul-Muhsin at-Turki

             128 Trasmesso da Tabarani